NBA Playoffs Preview Inside: 1° turno Western Conference

NBA Playoffs Preview Inside: 1° turno Western Conference

La preview delle quattro serie del primo turno ad ovest.

di La Redazione

(4) Houston Rockets vs (5) Utah Jazz

NBA.com

HOUSTON ROCKETS

Record 53-29

Quintetto titolare: Chris Paul, James Harden, Eric Gordon, P.J. Tucker, Clint Capela

Panchina: Danuel House Jr, Kenneth Faried, Austin Rivers, Gerald Green, Iman Shumpert, Nenê, Gary Clark, Chris Chiozza, Michael Frazier, Vincent Edwards

Regular Season: Una stagione iniziata in salita, a partire dalle scelte estive. L’estensione contrattuale di Paul (4 anni, 160 milioni), molto criticata a causa dei dubbi sull’età e sulla tenuta fisica. Il sottovalutato addio di Ariza (perso in free-agency), uno dei cardini dei Rockets della passata stagione. L’arrivo di giocatori poco funzionali al basket di D’Antoni come James Ennis, Brandon Knight, Marquese Chriss. Infine, l’approdo di Carmelo Anthony in Texas: una scommessa persa miseramente. Tante controversie, tanti sassolini in un ingranaggio che appariva perfetto fino a pochi mesi prima, e un avvio di stagione scioccante, con i Rockets agli ultimi posti della Western Conference. Poi la svolta, anzi le svolte. Una targata Morey (il GM dei Rockets), che con estrema abilità pesca free-agents funzionali a stagione in corso: Faried, Rivers (tagliato dai Suns), House Jr. Ma la svolta più importante è impressa da James Harden: l’MVP in carica si prende la squadra sulle spalle e dal mese di dicembre inizia a giocare un campionato a parte, diverso da quello dei comuni mortali. La cavalcata di Harden è benzina per tutto l’ambiente, che macina vittorie e rimonta posizioni grazie soprattutto a un ottimo stint dopo l’All-Star Game: 21 vittorie nelle ultime 27 di RS. Il quarto posto finale (l’altissimo prezzo dell’ultima sconfitta vs OKC) non lascia in ogni caso tranquilli, soprattutto in vista del secondo turno. I numeri, comunque, parlano chiaro: i Rockets sono secondi in NBA per offensive rating (114.8), pur non amando particolarmente le transizioni (27esimi su 30 per pace) e non costruendo più tiri della norma da seconde chances (16esimi su 30 per rimbalzi offensivi). Insomma, una macchina da punti. Houston arriva a questi playoffs in condizioni quasi ottimali: il motore è caldo, gli equivoci di inizio stagione sono stati risolti e gli infortuni (Paul e Capela su tutti) sono alle spalle.

Punto di forza: James Harden. Inutile girarci attorno: il Barba quest’anno è l’uomo dei record, e averlo contro sembra un problema insormontabile per chiunque. Solo alcuni numeri: 32 prestazioni consecutive da 30+ punti (seconda striscia della storia NBA), 9 prestazioni da 50+ punti, record di franchigia aggiornato (due match da 61 punti, vs Knicks e Spurs), almeno 30 punti segnati a tutte e 29 le squadre NBA. Il peso dell’attacco ricade sull’uomo col numero 13, e l’azione si sviluppa in buona parte per isolamenti offensivi. L’esito di un isolamento di Harden è triplice: tiro da 3, penetrazione in palleggio con scarico perimetrale per punire il collasso della difesa, o layup (spesso con fallo). Un sistema piuttosto statico, che può piacere o meno, e tuttavia molto efficace. Al fianco di Harden, però, c’è una squadra in piena fiducia, che punta soprattutto sui volumi nel tiro da 3 punti: i Rockets detengono sia il primato di triple tentate (70) che di triple realizzate (27) in una partita stagionale. Merito anche di tiratori affidabili come Gordon e Tucker, e poi c’è Chris Paul. A proposito: CP3 quest’anno sembra avere risparmiato molte più energie in vista dei playoffs (complice anche l’infortunio) e va tenuto d’occhio. Tra i punti di forza c’è anche Capela: centro ‘tradizionale’, dalle limitate abilità tecniche, ma comunque di grande impatto (poco meno di 13 rimbalzi di media e una grande abilità nell’attaccare il ferro da rollante). Degna di menzione, infine, la panchina: la second-unit di Houston non produce numeri da capogiro (ultima in NBA per minutaggio medio e per punti di media a partita), ma è comunque in grado di contribuire con energia (Faried, House) e triple pesanti (House, Green, Rivers).

 

USA Today Sports

UTAH JAZZ

Record 50-32

Quintetto titolare: Ricky Rubio, Donovan Mitchell, Joe Ingles, Derrick Favors, Rudy Gobert

Panchina: Royce O’Neal, Jae Crowder, Thabo Sefolosha, Ekpe Udoh, Kyle Korver, Grayson Allen, Raul Neto

Regular Season: la squadra è sostanzialmente la stessa dell’anno scorso e quindi a Salt Lake City si pensava in grande, visto come si è conclusa la stagione 2017/18; ma complici anche gl’infortuni, un Ricky Rubio un po’ sotto i suoi standard, Mitchell a tratti altalenante e una panchina non proprio profondissima, l’inizio di quest’anno dei Jazz è stato deficitario, con l’anno solare chiuso con un record di 14 W e 17 L.
Ma la banda di coach Snyder si è rimboccata le maniche e ha recuperato posizione su posizione nella Western Conference, col solito gioco quadrato in attacco e una difesa diretta dal magistrale Goberto sotto ai tabelloni: 6 vittorie in fila a gennaio e 13 referti rosa portati a casa nelle ultime 16 uscite hanno fatto raggiungere ai Jazz il 5° posto a Ovest e l’ennesima stagione con almeno 50 vittorie.
Il leader è Donovan Mitchell, che con i suoi 23.8 punti a partita è decisamente il go-to-guy di Utah; Rudy Gobert fa registrare il massimo in carriera sia per punti (15.9) che per rimbalzi (12.9), oltre alle solite 2.3 stoppate; l’uomo in più di Utah è Joe Ingles, anche lui al top di sempre per punti (12.1) e assist (5.7), e in assenza del miglior Rubio l’australiano è il vero metronomo dei Jazz.

Punto di forza: la difesa è senza dubbio il marchio di fabbrica di questi Jazz, che senza un grande talento offensivo (fatto salvo Mitchell, ci si affida per lo più alle invenzioni di Rubio e Ingles, e alla stazza di Gobert e Favors), vantano il secondo miglior defensive rating e la quarta difesa meno bucata della lega, con 106.5 punti subiti a partita.
Quest’anno il record casalingo non è ai livelli delle stagioni passate, ma il pubblico della Vivin Smart Home Arena è da sempre uno dei più infuocati dell’NBA, e vincere a Salt Lake City ai Playoffs non sarà facile per nessuno.

La chiave della serie: l’attacco dei Rockets contro la difesa dei Jazz. Pur riconoscendo il valore dei Jazz, la potenza di fuoco del primo quintetto Rockets potrebbe imprimere alla serie una direzione molto precisa. Buona parte della sopravvivenza di Utah si giocherà dunque in difesa, soprattutto nella difesa su Harden. Utah può contare su un frontcourt di élite (Favors-Gobert) e questo potrebbe scoraggiare le incursioni al ferro del Barba e limitare l’impatto offensivo di Capela. DI conseguenza, Houston farà grandinare triple con frequenza ancora maggiore, e allora starà a coach Snyder evitare che il Barba metta in ritmo anche gli altri tiratori della squadra. Raddoppiare Harden potrebbe essere controproducente: meglio forse costringerlo a forzare più tiri possibili, difendendo duro sugli altri giocatori perimetrali e presidiando il ferro come Utah sa fare molto bene. Dall’altro lato del campo, i Jazz dovranno sperare di rivedere il Donovan Mitchell dei playoffs 2018, sfruttando le lacune difensive dei texani (solo al 18esimo posto per defensive rating). Detto ciò, è ancora più rilevante tenere d’occhio CP3: il 33enne è il miglior difensore del quintetto Rockets (può dare molto fastidio a Spida) e in attacco potrebbe scompaginare un eventuale piano gara dei Jazz votato soprattutto a limitare Harden.

Pronostico: Rockets in 6 (4-2).

I precedenti stagionali (2-2) sono attendibili fino a un certo punto. Delle 4 sfide dirette, 3 sono avvenute tra ottobre e dicembre, quando le difficoltà dei Rockets erano molto marcate. Solo una nel 2019 (e i Rockets hanno vinto di 27). Ai playoffs 2018 i Rockets vinsero in gara 5, e da allora i rapporti di forza non appaiono cambiati più di tanto.

a cura di Antonio Santarsiero e Marco Morandi

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