NBA Playoffs Preview Inside: 1° turno Western Conference

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[tps_title](4) Oklahoma City Thunder vs Utah Jazz (5) [/tps_title]

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OKLAHOMA CITY THUNDER: 
Quintetto titolare: Russell Westbrook, Corey Brewer, Paul George, Carmelo Anthony, Steven Adams
Panchina: Alex Abrines, Nick Collison, PJ Dozier, Raymond Felton, Terrance Ferguson, Jerami Grant, Daniel Hamilton, Josh Huestis, Dakari Johnson, Patrick Patterson, Kyle Singler
Regular Season: Un onestissimo quarto posto rimediato nella lavatrice che era diventata la parte medio-alta della Western può essere un buon punto di partenza per i Playoffs. Nonostante le criticità emerse durante l’anno, OKC ha semplicemente troppo talento per non emergere però i problemi evidenziati ad inizio anno sono sempre lì. Il sistema offensivo è ancora troppo indietro per prevedere qualcosa che non sia ISO di Westbrook o Anthony per la maggioranza del tempo. Tralasciando le transizioni, contro una difesa schierata succede poco o niente a livello tattico. Il concetto di spacing viene martoriato costantemente dal quintetto titolare (e non è Roberson il problema, o almeno non solo lui), atteggiamento che si nota con Melo e Russ palla in mano, una situazione di ISO quasi telegrafata. Movimenti senza palla troppo sporadici, solo Adams e George si distinguono ma, ancora una volta, Melo e Russ porteranno 2-3 blocchi a partita in due, stando in campo 35 minuti più o meno. Va bene che il 30% del tempo lo passano con il pallone sulle mani ma qualcosa off the ball dovrebbe pur venire fuori. Un pick’n’roll tra loro due già potrebbe essere un punto di partenza interessante, anche con Russell a portare lo screen. La tenuta difensiva ha tolto moltissime castagne dal fuoco ma il miglior giocatore in coverage di tutto il roster (nonché uno dei top-NBA) è fuori per la stagione. Note positive: un 15 di livello altissimo, con molte soluzioni, una buona depth, qualche cavallo oscuro tirato fuori dal cilindro tipo Brewer. Passi avanti a livello tattico se ne sono visti pochi da Dicembre scorso ad oggi, molto del loro potenziale è ancora inesplorato ed è arrivato il momento di tirarlo fuori.
Punto di forza: Potenzialmente possono giocarsela con chiunque se in serata, anche con Golden State. Di solito il basket dei Playoffs è molto diverso da quello della Regular Season, cominciando dall’attenzione delle difese, ma comunque basta che uno tra Russell, Paul e Carmelo si incendi e hai quasi risolto una partita. Forse 2-3 squadre hanno la potenza di fuoco di questa OKC, basterebbe usarla in maniera più solidale con un contesto comunque variegato e povero di veri two-way player per vederli giocarsi le Conference Finals.
 
UTAH JAZZ:
Quintetto titolare: Ricky Rubio, Donovan Mitchell, Joe Ingles, Derrick Favors, Rudy Gobert
Panchina: Dante Exum, Raul Neto, Royce O’Neale, Jae Crowder, Jonas Jerebko, Ekpe Udoh, Alec Burks
Regular Season: Una stagione di transizione, senza pretese, all’insegna della mediocrità. Dopo le partenze in estate di Gordon Hayward e George Hill, si sentiva dire solo questo quando si provava a prevedere l’andamento della regular season degli Utah Jazz, con i più ottimisti ad ipotizzare al massimo un ottavo posto strappato di cuore e di carattere. Le prese in estate di Jerebko, Udoh e Sefolosha, più l’arrivo via trade di Ricky Rubio, sembravano troppo poco per lottare in una Western Conference piena zeppa di talento sparso in ogni squadra. Si doveva sperare in una grande stagione di Rodney Hood, che però non è riuscito a far suo il ruolo di primo violino della squadra, strappato prepotentemente dalle sue mani dal rookie Donovan Mitchell, che ha ridato entusiasmo ad un ambiente che, dopo la partenza di Hayward, aveva bisogno di un nome nuovo al quale affezionarsi. E direi che l’amore ora provato da tutta Salt Lake City nei confronti suoi sia ai massimi livelli, visto che è stata la prima matricola dai tempi di Carmelo Anthony a trascinare una squadra ai Playoffs guidandola in punti segnati (20.5), tra canestri clutch, prestazioni da 41 punti e una gara delle schiacciate vinta nel mezzo, giusto per non farsi mancare niente. Da soli però non si può vincere, ed ecco perché gran parte del merito della stagione da 48 vittorie conclusasi con il quinto posto ad Ovest sia da attribuire al capo allenatore dei Jazz, Quin Snyder. Al 23 gennaio infatti, la squadra si trovava in una situazione disperata dopo la sconfitta ad Atlanta, essendo 5 gare sotto l’ottavo posto dei Denver Nuggets con un record ampiamente negativo (19-28). Da lì in poi Snyder è riuscito a trovare la quadra, facendo chiudere Utah con 29 vittorie e 6 sconfitte, registrando strisce da 11 e da 9 partite consecutive senza sconfitta. Favors ha trovato il modo di convivere con Rudy Gobert, Rubio è diventato un realizzatore migliorando le sue percentuali dal campo e dall’arco – massimo in carriera in punti segnati di media, 13.1 –, Joe Ingles ha ampliato il suo gioco diventando un abile giocatore di pick-and-roll e la presa di Jae Crowder alla deadline ha dato maggiore versatilità offensiva e difensiva alla squadra. Con questo materiale umano a disposizione, con le avversità affrontate, essere riusciti a giocarsi all’ultima gara di stagione regolare il terzo posto ad Ovest (nella partita poi persa con i Blazers) significa che il sistema funziona e può sopperire alla mancanza di talento.
Punto di forza: Se in attacco i Jazz si affidano per la maggior parte del tempo alla capacità di Donovan Mitchell di creare tiri per sé stesso e per i compagni di squadra, in difesa possono dormire sonni tranquilli, soprattutto quando hanno disposizione la propria ancora difensiva, Rudy Gobert. Nonostante abbia giocato solamente 56 partite in regular season, è uno dei candidati più papabili al premio di miglior difensore dell’anno, considerando che Utah dal suo ritorno in campo a gennaio ha avuto ampiamente la miglior difesa della lega – i Jazz sono comunque arrivati secondi per rating difensivo dietro ai Boston Celtics. Con lui in campo, la squadra subisce 97.7 punti per 100 possessi, senza invece 105. Questo perché con il lungo francese i suoi compagni possono focalizzarsi sugli esterni dietro la linea da tre punti senza preoccuparsi di essere battuti dal proprio marcatore diretto, essendoci Gobert a proteggere l’area e a contestare qualsiasi tipo di tiro possibile. Ovviamente il sistema difensivo di Utah non è solo Gobert, perché il roster presenta validi difensori sia in quintetto (Ingles e Favors su tutti) sia in panchina (Crowder, Royce O’Neale). Sarà interessante vedere come Snyder riuscirà a impedire le transizioni offensive dei Thunder, squadra devastante quando ha l’opportunità di correre a campo aperto.
La chiave della serie: C’è curiosità su come Donovan Mitchell riuscirà a mantenere un livello di gioco alto ai Playoffs, soprattutto contro una buona difesa come quella dei Thunder. Inizialmente Billy Donovan dovrebbe mettere Corey Brewer sull’ex Lousville, ma se le cose non dovessero andare troppo bene, Paul George verrebbe chiamato in causa per provare a contenerlo, essendo un giocatore che negli ultimi ha dimostrato di essere nell’élite dei più abili difensori perimetrali della lega. Tra i due vi è una differenza di quasi 16 centimetri, e il matchup più importante e decisivo della serie potrebbe essere proprio questo.
Pronostico Basketinside: 4-2 Oklahoma City Thunder.
Probabilmente la sfida più equilibrata dell’intero primo turno dei Playoffs. Mitchell e compagni hanno compiuto una vera e propria impresa, dati fuori dai Playoffs da chiunque all’inizio della stagione e ora qui a giocarsela. Ma il talento di Paul George, Carmelo Anthony e in particolare Russell Westbrook sarà decisivo in favore di OKC.
 

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