NBA Power Ranking – Eastern Conference

NBA Power Ranking – Eastern Conference

Se a Ovest sarà lotta all’ultimo sangue per ogni posizione, ad Est la corsa sembra aperta anche per squadre con ambizioni e roster non eccezionali. Bucks e Sixers puntano al primo posto, Toronto vuole dimostrare di valere indipendentemente da Leonard e i Celtics cercano di voltare pagina.

di La Redazione

1 – Milwaukee Bucks

Milwaukee ha covato fino alla fine grandi sogni, durante la scorsa stagione. Sul più bello però è tornata alla dura realtà, cedendo il passo ai Raptors poi incoronati campioni NBA. Con i Raptors indeboliti, Milwaukee dovrà molto probabilmente battagliare con Philadelphia per il trono ad Est. Parte leggermente avvantaggiata, dato che non ha perso un giocatore della qualità di Jimmy Butler come la controparte. Tuttavia, la partenza di Malcolm Brogdon toglie quell’aura di solidità estrema alla panchina dei Bucks, che hanno cercato di rinforzarsi con lo specialista Korver e altri pezzi di seconda fascia. Per quanto riguarda il resto della Conference, Milwaukee non dovrebbe essere spaventata ma deve evitare si sedersi sugli allori. Come abbiamo visto l’anno scorso, nessuno ti regala le Finals NBA: i pericoli arrivano da ovunque, quindi tenere i piedi per terra e pedalare.

Motivo per seguirli: Giannis, se bisogna trovarne uno in particolare. Il greco sarà più determinato che mai, dopo essere uscito forse troppo presto ai Mondiali e dopo aver sfiorato la sua prima chance al titolo NBA. Siamo anche contenti che i fratelli Lopez si siano ritrovati. Piccola sfida bonus: riusciranno a valorizzare l’ex scelta #4 al Draft Dragan Bender?

 

2 – Philadelphia 76ers

Sarà l’anno di Philadelphia? I 76ers vorranno sicuramente rifarsi di quella eliminazione in Gara 7 contro Toronto, mettendo in campo tutta l’artiglieria a disposizione. Due perdite però rischiano di rendere difficile la scalata alla Eastern Conference: JJ Redick si è spostato a New Orleans, mentre Jimmy Butler ha scelto il sole di Miami. L’ossatura però rimane di qualità più che alta, sebbene il tiro dalla distanza potrebbe diventare un problema chiave per i 76ers. In quest’ottica l’arrivo di Josh Richardson è un toccasana, ma servirebbe un altro tiratore per ampliare il gioco, molto incentrato nel pitturato con Embiid e Horford. Tobias Harris assicura fisicità e grinta, per completare un quintetto da incutere timore negli avversari per la potenza fisica a disposizione.

Motivo per seguirli: Ben Simmons riuscirà a segnare più di 5 triple in una stagione? L’affiatamento o la mancanza di tale tra Embiid e Horford sarà molto importante per il risultato che Philadelphia vuole ottenere questa stagione.

 

3 – Boston Celtics

Dopo frizioni interne e delusioni cocenti, i Celtics si presentano piuttosto cambiati: via Irving, è arrivato Kemba Walker, via Horford, è arrivato Kanter. E’ stato rifirmato all’ultimo Jaylen Brown (115 milioni in 4 anni) e grossi progressi sono attesi da Gordon Hayward; uno tra loro due e Tatum è di troppo e rischia di fare le valigie a fine stagione, quindi il rendimento dei tre determinerà anche le strategie di mercato di Ainge. Sembrano più corti e meno talentuosi rispetto alle passate annate, ma a volte less is more: il rapporto di Irving con lo spogliatoio era ai minimi termini, e anche la convivenza tecnica dell’ex Cleveland col sistema di Stevens non sembrava più tanto tranquilla. Boston quindi potrebbe beneficiare dal cambio in cabina di regia, mentre invece la partenza di Horford rappresenta un serio problema. In ogni caso, dietro Bucks e Sixers la Conference sembra piuttosto aperta e Boston spera di riuscire ad inserirsi nello spazio lasciato libero dai Raptors.  

Motivo per seguirli: vedere per la prima volta Kemba Walker in un contesto in cui non sarà l’unico a tirare la carretta. Chissà che non ci scappi una stagione alla Isaiah Thomas 16/17.

 

4 – Indiana Pacers

Nessuno sa bene cosa aspettarsi dai Pacers quest’anno. Sicuramente un piazzamento ai Playoff, ma quanto in alto (o quanto in basso)? Victor Oladipo tornerà, ma resta da vedere se l’infortunio non abbia pregiudicato i lampi di classe che ci aveva mostrato negli ultimi due anni. Guardiamo però a chi in campo c’è già: Malcolm Brogdon è il colpo dell’estate, grazie alla sua solidità in attacco e in difesa. Le ali sono tutte nuove: TJ Warren è stato scaricato (abbastanza malamente) dai Phoenix Suns, mentre Domantas Sabonis è il nuovo 4 titolare (con buona ragione). Myles Turner è un ottimo rim-protector, ma anche un giocatore discontinuo. Reduce dalla spedizione fallimentare al Mondiale cinese, è chiamato alla consacrazione quest’anno. A livello di avversarie, Indiana si presenta sicuramente come una squadra più inquadrata di altre concorrenti dirette che, in un modo o nell’altro, hanno perso pezzi o rivoluzionato la squadra in estate.

Motivo per seguirli: tante, troppe curiosità. Brogdon, finalmente titolare, confermerà di essere una PG di livello? Oladipo tornerà a spaccare il parquet con la sua intensità? E una domanda di Manzoniana memoria: “Goga Bitadze, chi era costui?” Il centro georgiano ha mostrato ottime cose in Europa, per poi essere platealmente snobbato dai giornalisti prima del Draft. Chi sa mai, il posto di Turner potrebbe essere presto insidiato…

 

5 – Brooklyn Nets

Un’estate come quella appena conclusa non può che aver alzato le aspettative sui Brooklyn Nets. La permanenza ai box di Kevin Durant, tuttavia, inficierà la stagione dei Nets in maniera non indifferente. La squadra dell’anno scorso ha perso uno dei principali artefici della bella stagione, rimpiazzato da un Kyrie Irving che sarà chiamato a guidare la barca attraverso acque pericolose. A livello di contorno, Brooklyn ha bisogno di conferme, che dovrebbero arrivare principalmente da Caris LeVert, chiamato alla consacrazione come titolare in NBA. DeAndre Jordan dovrebbe funzionare da mentore per il buonissimo, ma ancora un po’ grezzo, Jarrett Allen. Le altre squadre ad Est non hanno fatto rivoluzioni, quindi ci sono sicuramente realtà più solide di Brooklyn per i primi posti. Tuttavia, la squadra è troppo buona per non puntare a un seed tra il #3 e il #7. Pazienza sarà la parola chiave per Brooklyn, che ha fatto un bell’azzardo prendendo un Durant a “scoppio ritardato”. Ma sempre meglio averlo a roster che nel roster avversario.

Motivo per seguirli: se Brooklyn facesse una stagione da protagonista senza Durant, darebbe tutti i motivi per covare grandi speranze. Da seguire come sempre Kyrie Irving, che rimane uno dei giocatori più forti della lega. Jarrett Allen passa ancora sotto i radar, ma potrebbe candidarsi al premio di MIP sotto la guida di Jordan. 

 

6 – Miami Heat

Dopo anni di mediocrità, gli Heat pare abbiano trovato nuova linfa vitale per sperare nel futuro. Riley ha già dichiarato “incedibili” Bam Adebayo e Tyler Herro, che saranno certamente parte del domani della franchigia, insieme a Winslow, chiamato a dare seguito ai progressi fatti vedere durante la scorsa stagione. Accanto a loro ci sono giocatori meno giovani, nel pieno delle proprie carriere: Dion Waiters (che però è stato sospeso dalla dirigenza per comportamenti scorretti nei confronti della squadra), Kelly Olynyk, Meyers Leonard e, soprattutto, Jimmy Butler, al quale sono state affidate le chiavi della squadra. Sembra destinato a partire dalla panchina Goran Dragic. Ormai trentatreenne e con un contratto da 19 milioni in scadenza, lo sloveno potrebbe diventare una buona pedina di scambio a ridosso della deadline. Attenzione a Kendrick Nunn, guardia in grado di mettere parecchi punti a referto e senza gravi carenze difensive.

Motivo per seguirli: in preseason sono sembrati in gran forma e in grado di giocare una pallacanestro divertente, oltre che efficace. La squadra non sembra comunque poter andare oltre la quinta posizione, ma il materiale tecnico a disposizione di Spoelstra dovrebbe permettergli una gamma di soluzioni tattiche piuttosto ampia. 

hothothoops.com

 

7 – Orlando Magic

Orlando, sull’onda dell’entusiasmo per gli scorsi Playoffs, punterà a ripetere il bel gioco mostrato nella passata stagione. Non ci sono state partenze fondamentali, mentre l’aggiunta di Aminu e, si augura la dirigenza, di un ritrovato Markelle Fultz potrebbe fare la differenza. In particolare il secondo, ancora oggi manufatto misterioso del draft di due anni fa, se tornasse a un livello simile alle potenzialità che gli venivano attribuite sarebbe un serio concorrente per il MIP a fine anno. Oro puro per una franchigia che punterà forte anche sulla crescita di altri prodotti interessanti come Isaacs e Bamba, che potrebbero fare un decisivo salto di qualità e donare a Orlando quella profondità necessaria per puntare in alto ad Est. Allo stesso tempo, la conferma di Vucevic e Gordon come giocatori affermati sarà fondamentale per ottenere i risultati prefissati durante l’estate.

Motivo per seguirli: tanti giovani di belle speranze che potrebbero esplodere da un momento all’altro e portare Orlando in alto nella classifica ad Est. Il potenziale è tutto da scoprire, quindi aspettiamoci di parlare dei Magic a fine stagione.

 

8 – Toronto Raptors

L’anno dopo il titolo, Toronto dovrà dimostrare che il primo campionato vinto dai Raptors è stato solo merito di Kawhi. Il bis, però, sarebbe veramente un’impresa che non sembra alla portata della franchigia canadese, che ha perso due pedine importanti tra Leonard e Danny Green. Partito Kawhi, il giocatore di riferimento diventa Pascal Siakam, che ha ancora ampissimi margini di miglioramento e può confermarsi tra le ali migliori del campionato. Lowry, sempreverde, ha firmato un prolungamento per restare fino al 2021, mentre VanVleet vorrà confermarsi un titolare NBA e Marc Gasol non è ancora troppo in là sul viale del tramonto per pensare di aver finito di dimostrare tutti i suoi meriti. Un record bilanciato è alla portata di questi Raptors, che possono aspirare anche a qualcosa di più nel momento in cui creassero un’alchimia simile a quella della passata stagione.

Motivo per seguirli: Fred VanVleet è un grande amore di una fetta del pubblico NBA. Giocatore che potremmo definire dotato di “garra”, insieme a Siakam forma un’interessantissima coppia, che potremo ammirare senza un Kawhi ad attirare il gioco su di sé.

 

9 – Detroit Pistons

I Pistons sono mediocri ormai da anni e anche quest’anno non dovrebbero invertire il trend: c’è il menhir Andre Drummond che continua a spazzolare tabelloni; c’è Blake Griffin sempre in bilico tra buone prestazioni e infortuni; c’è anche Derrick Rose, chiamato a fare il sesto uomo di lusso. Per il resto, la squadra è tutt’altro che esaltante, ma comunque abbastanza attrezzata per vincere una quarantina di partite. Il problema è quindi legato al futuro, visto che in NBA in medio non stat virtus, anzi. Se il presente è all’insegna della mediocrità, è il futuro ad essere particolarmente grigio, visto che i Pistons non hanno a roster nessun prospetto su cui puntare nei prossimi anni. In definitiva, non ci aspettiamo una stagione diversa dalle scorse, a lottare per i Playoffs sino alla fine ed eventualmente uscire prima di subito.

Motivo per seguirli: Blake Griffin e Andre Drummond possono regalare soddisfazioni.

 

10 – Chicago Bulls

Interessante il progetto dei Chicago Bulls, che si presentano alla nuova stagione NBA con un roster giovane e promettente e una situazione salariale flessibile (e tanti milioni liberi nella free agent 2022). Dal draft è stato pescato Coby White a.k.a. “WOW BRO”, arrivato ad allungare la già lunga di point guard a disposizione di coach Boylen; lista che comprende anche Kris Dunn, Ryan Arcidiacono e, soprattutto, Tomas Satoransky. Il ceco, reduce da un mondiale da assoluto protagonista, guiderà il quintetto, completato da Zach Lavine, Otto Porter, Markkanen e Carter Jr. Rispetto alle franchigie che abitano i bassifondi della Conference, i Bulls dispongono di un roster di livello sensibilmente più alto e potrebbero vincere più di qualche partita, forse anche troppe in vista del prossimo draft. I ragazzi dell’Illinois potrebbero addirittura avvicinarsi a raddoppiare le 22 vittorie dello scorso anno, il che vorrebbe dire quasi sicuramente post season, anche se per ora partono dietro squadre più consolidate.

 

Motivo per seguirli: molti. A Chicago sta crescendo uno young core interessantissimo, potrebbe essere l’inizio di un lustro (o magari un decennio) di successi.

 

11 – Atlanta Hawks

Il roster è composto da ventenni, con molti giovani interessanti come Reddish, Huerter, Hunter ma soprattutto John Collins e Trae Young. Oltre al redivivo Jabari Parker, gli Hawks sono una squadra frizzante, che ha un futuro roseo davanti, ma per vincere con continuità forse servirebbe qualcosa in più. In ogni caso i ragazzi di Lloyd Pierce sapranno far divertire, in una stagione che comunque si presenta come occasione di crescita, senza obiettivi di classifica. Oltre ai giovani, di cui si è già detto, la panchina ospita anche alcuni veterani NBA: ovviamente Vince Carter, ma anche Chandler Parsons, chiamato a rivitalizzare la propria carriera NBA, Allan Crabbe ed Evan Turner, tutti chiamati a guidare con la propria esperienza lo young core degli Hawks.

Motivo per seguirli: oltre ad una possibile breakout season di Trae Young (diciamo pure probabile), ci sarebbe l’ultima stagione NBA di Vince Carter.

 

12 – Charlotte Hornets

Con l’uscita di scena di Kemba Walker gli Hornets rischiano di vincere il premio “Charlotte Bobcats 2011/12” come squadra meno presentabile della Lega. Arrivano ai nastri di partenza con ben poco talento e giocatori forse più da Lega di sviluppo che altro, con l’unico motivo di speranza riposto in PJ Washington, scelta numero dodici dello scorso draft. Vicino a lui Miles Bridges e uno tra Cody Zeller e Biyombo, mentre il reparto guardie vedrà impegnati Terry Rozier (rotto il salvadanaio per lui in estate, 57 milioni in 3 anni) e Dwayne Bacon. Nella migliore delle ipotesi potrebbero trovare una propria dimensione e dare agli Hornets una trentina di vittorie, ma nella peggiore potrebbero trovarsi a lottare con la single digit, proprio come accadde nel 2012…

Motivo per seguirli: coach Borrego si è già dimostrato un allenatore interessante; azzardando si potrebbero pronosticare Rozier MIP e Washington rookie dell’anno.

 

13 – New York Knicks

La dirigenza ha fatto un bel minestrone a New York, con tanti arrivi dopo il mancato reclutamento di Irving e Durant, ironicamente approdati entrambi a Brooklyn. La programmazione però sembra già migliore rispetto alle sciagurate mosse degli anni passati. Le speranze sono tante: che Mitchell Robinson si confermi, che Kevin Knox faccia un bel salto di qualità, che RJ Barrett si dimostri da subito decisivo… Insomma, molti pensieri affollano la mente di coach Fizdale. I punti di domanda sono decisamente troppi per immaginare una stagione brillante per i Knicks, che molto probabilmente si assesteranno fuori dalla zona Playoffs. Va però anche ricordato che sono arrivati giocatori importanti come Randle e che c’è la possibilità che altri non menzionati facciano faville: Smith Jr, Frank Ntilikina…

Motivo per seguirli: perché ogni anno si pensa che possa essere il loro anno. Magari vi va bene, quindi potrete andare al baretto a dire che voi già lo sapevate in che posizione fosse finita New York. Se invece vi va male, seguiteli almeno per RJ Barrett e Mitchell Robinson.

 

14 – Cleveland Cavaliers

A Cleveland si cerca piano piano di costruire qualcosa di significativo, anche se il piano è a lunghissimo termine. La scorsa stagione (19 vittorie) è stata la prima senza LeBron e non ha portato grandi speranze, ma questa stagione ha portato un nuovo coach – l’esordiente John Beilein – e Darius Garland, guardia tiratrice pericolosa soprattutto dalla lunga distanza. Con Sexton dovrà formare la coppia dietro titolare dei prossimi anni, pietre angolari del futuro dei Cavs. A fare loro da chioccia ci sarà l’esperto Matthew Dellavedova, tornato lo scorso anno. Il reparto lunghi sarà il territorio di altri due veterani, Kevin Love (principale bocca di fuoco della squadra) e Tristan Thompson, entrambi possibili partenti, vista la necessità di svecchiare la squadra. I dubbi quindi restano molti: i reduci del titolo (Love e Thompson) verranno ceduti? I giovani (Garland su tutti) riusciranno ad esprimersi su buoni livelli? Tante incognite, ancora troppa poca sostanza. 

Motivo per seguirli: i Cavaliers dovrebbero iniziare quello che il nuovo coach ha definito il “Rinascimento” della squadra, giocando quindi un basket migliore rispetto a quello della scorsa annata

forbes.com

 

15 – Washington Wizards

Washington si presenta ai nastri di partenza come una delle squadre peggio preparate della lega, sebbene anche Charlotte non scherzi. John Wall non solo salterà tutta la stagione, ma i milioni del suo contratto monstre non permettono altra flessibilità alla squadra, che si trova quindi nella condizione di avere uno dei suoi migliori giocatori a libro paga senza poterlo utilizzare. Situazione decisamente non ottimale, alla quale Bradley Beal cercherà di porre rimedio per quanto possibile, a meno che giungano proposte indecenti e Beal sia costretto ad abbandonare la barca. Accanto a lui il rookie Hachimura dovrà mostrare di poter mantenere le varie voci che circolano rispetto al suo impatto, ma non sarà abbastanza per togliersi di dosso l’etichetta del fanalino di coda. Nel roster anche Isaiah Thomas, alla ricerca dell’ennesima rinascita e permanenza in NBA, nonstante un periodo difficile e complicato.

Motivo per seguirli: oltre ad un pizzico di sadismo, vedere Beal con le briglie della squadra in mano e capire se questo rookie dal Giappone via Benin saprà dimostrarsi un faro nella notte buia che circonda la capitale degli USA.

 

QUI trovate il Power Ranking della Western Conference.

 

a cura di Raffaele Guerini, Fabrizio Martini e Leonardo Zeppieri

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