NBA Power Ranking – Western Conference

NBA Power Ranking – Western Conference

Forse mai come quest’anno è stato difficile costruire la griglia di partenza della Western Conference, tra squadre completamente nuove e roster confermati in blocco, quest’anno a Ovest ci sarà da divertirsi.

di La Redazione

1 – Los Angeles Clippers

In pochi avrebbero pronosticato una risalita così rapida degli angeleni che, dopo vari assalti al titolo – più o meno credibili – durante l’era Paul-Griffin, sembravano destinati a qualche anno di vacche magre. In estate Jerry West c’ha pensato ben poco a sacrificare il giocatore più promettente del roster (Gilgeous-Alexander) e un Danilo Gallinari reduce dalla miglior stagione in carriera per affiancare Paul George a Kawhi Leonard. Alle due stelle indiscusse della squadra si aggiunge Pat Beverley, formando così un reparto esterni difensivamente a livello All-time. Dalla panchina poi c’è il tre volte sesto uomo dell’anno Lou Williams. Tutto perfetto? Quasi. Sotto canestro, infatti, i Clippers sembrano un po’ meno attrezzati. A dividersi i minuti nei ruoli di 4 e 5 ci saranno JaMychal Green, Ivica Zubac, Montrezl Harrell e Patrick Patterson; giocatori versatili e di energia, ma che lasciano ancora qualche dubbio. In ogni caso i Clippers puntano molto in alto e sembrano avere tutte le carte in regole per vincere la Conference.

Motivo per seguirli: due star two-way come Leonard e George le possono vantare in pochi, forse nessuno. Partono favoriti, ma la strada al titolo è lunga e piena di imprevisti.

 

2 – Los Angeles Lakers

In seconda posizione troviamo i “cugini” dei Lakers. Anche per loro le facce nuove sono moltissime: oltre a Davis sono arrivati a rinforzare il reparto lunghi Dwight Howard e DeMarcus Cousins (subito infortunato), mentre per quanto riguarda gli esterni si è puntato su difensori e tiratori; Cook, Bradley, Green e Troy Daniels, con Jared Dudley pronto a giocare sia da 3 che da 4. Sulla carta, dunque, il roster sembra nettamente diviso in due, con le stelle James e Davis da una parte e una serie di comprimari dall’altra. A ballare tra i due gruppi ci sarà probabilmente Kyle Kuzma, probabilmente il giocatore più importante per gli equilibri della squadra. Equilibri che nel derby d’esordio sono apparsi ancora fragili, ma sarebbe strano il contrario per una squadra totalmente rivoluzionata rispetto alla scorsa stagione.

Motivo per seguirli: sono i Lakers e sono la squadra di LeBron James, impossibile non seguire la loro stagione. La rivalità con i Clippers li vede per ora un passo indietro, ma quello che conta sarà aver trovato un assetto affidabile per maggio.

actionnetwork.com

3 – Utah Jazz

Utah si candida a grande protagonista ad Ovest quest’anno. La squadra è ottima, ha raggiunto degli obiettivi prefissati attraverso un percorso ben strutturato e poggia sulle solide spalle di Donovan Mitchell e Rudy Gobert. Partito Rubio in direzione Phoenix, Utah ha nel frattempo guadagnato un Mike Conley in più in cabina di regia. Parliamo di uno dei playmaker più solidi della lega, che sarà fondamentale nello stabilizzare il gioco dei Jazz. A livello di esterni, l’arrivo di Bogdanovic darà più opzioni nelle spaziature offensive, garantendo pericolosità da fuori. I Jazz sono una delle principali pretendenti al titolo dell’Ovest, in questo momento. Non ci sono grandissime star, forse, ma la squadra è tra le più bilanciate della lega ed è affidata a uno staff ormai insieme da tanto tempo.

Motivo per seguirli: “Spida” Mitchell, senza dubbio. Crescita continua per lui nei primi due anni, ormai è tranquillamente un giocatore affermato. La difesa di Gobert sarà, come sempre da manuale, quindi va seguita se al campetto continuano a schiacciarvi in testa.

 

4 – Houston Rockets

Fuori Paul, dentro Westbrook. Si potrebbe riassumere così l’offseason degli Houston Rockets, che per il resto hanno confermato quasi in toto il roster della passata stagione. Al di là di innesti di esperienza come Tyson Chandler e Thabo Sefolosha, infatti, a determinare il successo o l’insuccesso dei Rockets sarà la convivenza tra James Harden e Russell Westbrook. L’ex Thunder ha caratteristiche completamente diverse da quelle di CP3; ama giocare a ritmi più alti e ha sicuramente più problemi al tiro da fuori (30,8% da tre in carriera, dato in peggioramento nelle ultime due stagioni). Pur avendo costruito un attacco molto efficace a ritmo basso, D’Antoni dovrà necessariamente alzare il pace per non rinunciare alle qualità migliori della sua nuova point guard, tra le quali figura sicuramente la capacità di catturare il rimbalzo difensivo e correre immediatamente ad attaccare il canestro avversario. Al contrario, a difesa schierata e lontano dalla palla, Westbrook diventa un giocatore normale, se non deleterio, ed è sicuramente questa la questione in cima alla lista delle priorità dello staff tecnico dei Rockets. Dovessero trovare una quadratura, attenzione ai texani; in caso contrario si rischia un’altra uscita prematura ai Playoffs.

Motivo per seguirli: due degli ultimi tre MVP della lega insieme di nuovo dopo i tempi di OKC – quando raggiunsero le Finals – e attorno a loro una serie di role players di sicuro affidamento. Difficile vederli sotto le 50 W, che ad ovest potrebbero valere una posizione tra la terza e la quinta.

sportsnet.ca

5 – Denver Nuggets

Confermarsi è l’intento dei Nuggets, che si presentano alla nuova stagione NBA con la stessa rosa dello scorso anno, rinforzata dall’arrivo di Jerami Grant e dal rientro di Michael Porter Jr., prospetto di altissimo livello al liceo che per una serie di infortuni (in particolare due interventi alla schiena) ha giocato soltanto 53 minuti al college e saltato completamente la scorsa stagione con i Nuggets. Dal Draft è arrivato un altro giovane di belle speranze ma con una storia clinica che non lascia tranquilli, ovvero Bol Bol. Con o senza di loro Denver resta una squadra da 50 vittorie, anche se forse manca ancora qualcosa per andare oltre i primi due turni di Playoffs, in particolare vista la qualità della Conference. Per fare qualcosa di importante serviranno grossi miglioramenti soprattutto da Jamal Murray, e soprattutto in difesa.

Motivo per seguirli: l’attacco passerà ancora una volta dalle mani sapienti di Nikola Jokic, che l’anno scorso è stato il miglior giocatore della Regular Season (facendo da parte i due marziani Harden e Antetokoumpo).

 

6 – Golden State Warriors

La rivoluzione che ha investito la Western Conference non ha certo risparmiato i campioni delle scorse cinque stagioni. La partenza di Kevin Durant, unita all’infortunio di Klay Thompson (dato rientrante inizialmente per marzo, ma senza certezza) e all’arrivo di D’Angelo Russell ha scombussolato l’assetto della squadra, privata anche di Iguodala, Livingston, Quin Cook e Jordan Bell. Steve Kerr si troverà quindi ad affidare il carico offensivo quasi interamente sulle spalle delle due guardie, Russell e Curry. Quest’ultimo è atteso ad una stagione da 30 punti e a livello degli anni pre-KD, e francamente sembra esserne in grado senza grandi problemi. Problemi che invece potrebbero presentarsi nell’altra metà campo, dove Draymond Green e Cauley-Stein saranno chiamati a lavorare il doppio per colmare le lacune dei compagni. A completare il quintetto probabilmente ci sarà Glenn Robinson III, mai sopra i 20 minuti a partita e mai sopra i 6 punti di media nelle sei stagioni NBA disputate.

Motivo per seguirli: la possibilità di una stagione storia di Steph Curry è piuttosto alta, e non vorremmo perderla. Inoltre sarà un bel banco di prova per Steve Kerr.

NBA.com

7 – Portland Trail Blazers

Portland si presenta ai nastri di partenza come una delle signore dell’Ovest. Vero, ci sono dei punti di domanda attorno ai rossoneri, ma abbiamo ancora negli occhi le Finals di Conference giocate dai Blazers questa primavera. Lillard e McCollum sono ancora lì, se possibile più affamati di prima per dimostrare che non è stato un fuoco di paglia. In estate è arrivato Hassan Whiteside, per sopperire anche all’assenza prolungata di Jusuf Nurkic. Tuttavia, quando quest’ultimo tornerà, e soprattutto come tornerà dall’infortunio, bisognerà capire come i due verranno utilizzati sul campo da gioco. Meglio abbondare che mancare, ma se i due lunghi non dovessero integrarsi potrebbero nascere situazioni spiacevoli. Mario Hezonja vorrà dimostrare di poter continuare a essere un giocatore NBA, mentre non manca qualche giovane di bella speranza. Prevediamo un record più che positivo.

Motivo per seguirli: il miglior backcourt della lega, semplicemente. Lillard è ormai stabile nella rosa dei potenziali MVP a fine stagione, supportato da un ottimo McCollum per formare uno dei duetti offensivi più efficienti della NBA.

 

8 – San Antonio Spurs

Nuova stagione, nuovo potenziale ottimo record per una squadra che riesce a mantenersi sempre giovane, nonostante gli anni passino per tutti. Gran parte del merito va dato alla mente dell’uomo che siede stabile sulla panchina dei texani, ma due stelle come DeRozan e Aldridge ci mettono decisamente del loro per tenere gli Spurs in alto nelle classifiche. Non ci sono state grandi partenze, ma la squadra è rodata e si conosce abbastanza bene da sapere dove sarà ciascun compagno in un determinato momento. L’ex rookie Lonnie Walker cercherà di prendersi qualche minuto in più, mentre Dejounte Murray torna da un serissimo infortunio per riprendersi lo spot da playmaker titolare e segnare l’inizio della nuova, ennesima era dei San Antonio Spurs. Squadra dalle solide certezze.

Motivo per seguirli: il basket di San Antonio è sempre un gran bel basket da vedere. A livello di movimenti in attacco, con e senza palla, chiunque voglia migliorare il proprio gioco o, in particolare, intraprendere una carriera da allenatore… Beh, gli Spurs restano sempre la squadra da seguire.

NBA.com

9 – Sacramento Kings

Dove possono arrivare questi Kings? La risposta non è facile da prevedere, tanto dovrà passare dalle conferme di una delle squadre più interessanti della scorsa stagione. Le cose che abbiamo visto sono state molto positive, ma sarà una consacrazione o una bella meteora nel cielo NBA? La seconda opzione sembra improbabile, visto che Fox e Hield sembrano diventati molto maturi e Bagley III ha mostrato spunti interessanti. Bogdanovic è l’arma in più di cui gli altri hanno bisogno per bilanciare il gioco corale. L’Ovest rimane una conference altamente competitiva, ma Sacramento dovrebbe riuscire a confermare un record positivo e a togliersi qualche sassolino dalla scarpa lungo tutto il tragitto. Gli arrivi di Joseph, Ariza e Dedmon portano sicuramente tanta esperienza ma la tenuta dei nuovi acquisti oltre un certo kilometraggio non è del tutto garantita.

Motivo per seguirli: l’esplosività di Fox, la tecnica di Hield e la grinta di Bogdanovic sono elementi che non possono non attirare un vero tifoso della pallacanestro statunitense. Sicuramente da seguire perché possono fare decisamente meglio delle aspettative.

 

10 – Minnesota Timberwolves

I T’Wolves sono passati dal firmare D’Angelo Russell (grande amico di Towns) a rimanere con un pugno di mosche nel giro di una sera. Il GM colombiano Gerrson Rosas tuttavia, scuola Morey, non si è pianto addosso e ha portato tanti giocatori interessanti a Minneapolis: da Layman a Vonleh, da Graham a Napier e Bell, i Timberwolves hanno aggiunto tanti tasselli interessanti, sebbene rischino di diventare il nuovo reality NBA: Towns punterà i piedi se la stagione andrà male, in un Ovest pieno di corazzate pronte per i Playoffs? Intanto ha ribadito amore alla franchigia, e anche confermare il giovane Ryan Saunders come HC, benvolutissimo dai giocatori, è una mossa di Rosas di grande significato.

Motivo per seguirli: Culver e Okogie giovani in rampa di lancio, Covington se sano sarà l’ago della bilancia della squadra e Towns è uno di quei giocatori da ammirare ogni sera. Wiggins sboccerà o continuerà a rimanere mediocre?

USA Today Sports

11 – New Orleans Pelicans

I New Orleans Pelicans si son ritrovati dalla sera alla mattina da essere una squadra senza un domani a una di quelle da seguire assolutamente: Davis voleva essere ceduto ed è stato accontentato, ma la sorte ha aiutato la franchigia della Louisiana, dandogli la prima scelta al Draft. Zion Williamson è così arrivato alla corte di coach Gentry, e con lui un carrozzone di giocatori di assoluto interesse: Ball, Ingram e Hart dai Lakers, J.J Redick dai Sixers, Favors dai Jazz e in sordina anche il nostro Niccolò Melli.

Motivi per seguirli: Williamson si è dovuto però fermare ai box prima del dovuto, ma la squadra rimane giovane, frizzante e in tanti hanno voglia di rilanciarsi (Ball e Ingram su tutti). Quando tornerà Zion gli occhi saranno per lui, nel frattempo godiamoci Niccolò Melli; a 28 anni e col percorso fatto, si merita tutto il palcoscenico disponibile.

 

12 – Oklahoma City Thunder

Un terremoto, o quasi. Dopo aver sperato in anni di successi che la coppia George-Westbrook sembrava garantire, i tifosi dei Thunder si sono risvegliati privi di entrambe le proprie stelle e con una squadra poco entusiasmante, anche se non tutto è da buttare: a parziale garanzia del futuro sono arrivate 8 future scelte al primo turno, oltre ad uno dei rookies più interessanti della scorsa stagione, Shai Gilgeous-Alexander. Il play canadese (198 centimetri di altezza e 211 di wingspan) ha mostrato grandissima maturità ed è sicuramente pronto per il quintetto titolare ed essere la prima pietra su cui costruire i Thunder del futuro. Accanto a lui un Chris Paul ormai a fine carriera e un Danilo Gallinari che a 31 anni e col contratto in scadenza potrebbe cogliere l’opportunità per mettersi in mostra in vista della trade deadline o, in alternativa, per il mercato free agent della prossima estate. Robertson e Steven Adams dovrebbero chiudere lo starting lineup, con Schroeder sesto uomo. Dovessero trovare le giuste motivazioni, potrebbero togliersi qualche soddisfazione, o almeno far diventare questo anno zero l’Anno Primo della nuova era degli Oklahoma City Thunder.

Motivo per seguirli: la crescita di Gilgeous-Alexander merita di essere seguita da vicino. Per il resto la squadra sembra composta da parecchi giocatori che probabilmente non fanno parte del progetto a lungo termine dei Thunder.

USA Today Sports

13 – Dallas Mavericks

Nella giungla della Western troviamo anche i Mavs, anch’essi importatori di una potenziale stella, Kristaps Porzingis. Il lettone affianca Luka Doncic in una coppia che, per certi versi, ricorda quella formata nei primi anni 2000 da Steve Nash e Dirk Nowitzki. Il tutto a disposizione del genio cestistico di Rick Carlisle, che intorno a loro tenterà di costruire i futuri successi dei texani, che comunque possono già guardare al presente con soddisfazione. La squadra dello scorso anno (33 vittorie) è stata rinforzata e, seppur lontana dai superteam che abitano i piani alti della Conference, sembra poter dare qualche soddisfazione a Cuban e ai tifosi. Nella migliore delle ipotesi Dallas potrebbe entrare nella bagarre che coinvolge ben sei squadre per l’ultimo posto disponibile per i Playoffs, che però sembrano prematuri. Più probabile una crescita graduale del gruppo, in attesa di aggiungere un terzo pezzo pregiato ai due giovani europei di cui sopra.

Motivo per seguirli: nonostante le modeste ambizioni, faranno divertire e daranno comunque filo da torcere a tutti. Il rientro di Porzingis dopo un anno di stop e la seconda stagione della campagna NBA di Luka Doncic dovrebbero incuriosire chiunque.

USA Today Sports

14 – Phoenix Suns

L’MVP del mondiale in più, un allenatore affermato, la potenziale crescita di prospetti già ottimi come Ayton, Bridges e Oubre. Le basi per sperare bene ci sono tutte, ma non bisogna dimenticare il retaggio che Phoenix si porta dietro dalle ultime stagioni. Grosse, troppo grosse le delusioni che i tifosi hanno sopportato fino ad oggi. Tramutare la peggior franchigia dell’ultima stagione in Cenerentola è un compito davvero complicato, che è stato affidato alle sapienti cure di coach Monty Williams, chiamato a ridare un minimo di orgoglio alla franchigia dell’Arizona, tra le più vincenti (a livello di partite, non di trofei) nella storia della NBA. Durante il mercato estivo sono arrivati esattamente i giocatori che James Jones cercava per allungare la panchina e poter far rifiatare i titolari. Alcune belle promesse, altre meteore che non si sono mai espresse come ci si aspettava e un Booker formato All-Star dovrebbero garantire un miglioramento.

Motivo per seguirli: i giochi tra Rubio e Ayton, l’intelligenza di Mikal Bridges e la classe, davvero non quantificabile, di Devin Booker. I “Valley Boyz” si portano sul groppone anche quest’anno l’etichetta di possibile sorpresa.

 

15 – Memphis Grizzlies

A Memphis è sparito il grit&grind, si è cambiato dopo anni in cui la franchigia è riuscita a ritagliarsi un posto tra le migliori della Lega. Partiti Gasol e Conley, il presente sono Jaren Jackson Jr. e Ja Morant. Il primo inizia l’anno da sophomore dopo aver mostrato lampi di talento (e anche problemi di falli), il secondo è un playmaker tutta grinta e tenacia. Nessuna fretta in Tennessee, sanno che la strada è lunga e magari cercheranno una scelta alta al Draft.

Motivi per seguirli: i già citati Morant e Jackson Jr., il “matto” Grayson Allen, il giapponese Watanabe, l’immortale Caboclo e l’atletico Brandon Clarke. Il coach è un esordiente, Taylor Jenkins, di soli 35 anni. A Memphis è tutto in divenire.

 

 

a cura di Fabrizio Martini, Raffaele Guerini e Leonardo Zeppieri

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