Nba preview: le cinque gare di Natale

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New York Knicks – Boston Celtics

 

Coach Doc Rivers e i vecchietti (terribili?) dei Celtics fanno il loro esordio al Madison Square Garden tirato a lucido per ogni grande occasione che si rispetti.

Tante domande su questi C’s permangono ancora: ce la faranno i big Three (Allen, Pierce e Garnett) a non sentire il peso dell’età durante una stagione regolare di 66 partite concentrata in quattro mesi? Come faranno i Celtics a rimpiazzare un giovane di buon talento come Jeff Green, out per tutta la stagione per colpa di un aneurisma? Rajon Rondo, al centro di tante voci di mercato dal termine del lockout fino ad ora, saprà rispondere presente all’appello?

Melo e i suoi Knicks, invece, sembrano quegli alunni che aspettano in trepidante attesa il primo giorno di scuola: l’aggiunta di Tyson Chandler sotto canestro potrebbe essere la mossa giusta per colmare i vuoti difensivi tra i lunghi di NY, mentre Baron Davis sarà in grado di dimostrare di essere ancora il giocatore che fu?

Ad ogni modo, con Melo e Stat in salute e tutti i secondi violini al posto giusto, i Knicks potrebbero fare strada anche nei playoff.

 

Dallas Mavericks – Miami Heat

 

Non avrebbero potuto scegliere partita migliore per battezzare la stagione Nba 2011-2012. il remake delle ultime finals darà indicazioni fino ad un certo punto.

Da un punto di vista motivazionale potrebbe essere importante per dare un segnale agli avversari, ma i Mavericks hanno cambiato diversi pilastri della loro struttura: via Chandler, dentro Odom e Vince Carter. Jason Kidd ha già dichiarato alla stampa che vorrebbe vincere l’anello anche quest’anno solo perché c’è in squadra Vinsanity (gran giocatore, ma tanta sfortuna e zero anelli in carriera).

La voglia di ripetere l’impresa dello scorso giugno, c’è tutta comunque.

Dall’altra parte troviamo, senza dubbio, i favoriti sulla carta: quando quei tre (LeBron, Wade e Bosh) girano, diciamo che poche squadra sono in grado di mantenere il ritmo.

Certamente è necessario che i tre tenori si facciano un esame di conoscenza e una ricarica di umiltà: solo in questo modo, potranno provare a vincere quell’anello che a James ancora manca.

Nel caso in cui nemmeno quest’anno arrivasse il titolo, si comincerebbe a parlare con grande insistenza di fallimento su tutti i fronti.

 

Los Angeles Lakers – Chicago Bulls

 

La sfida tra i campioni Nba 2010 e chi, invece, si è fermato alle finali di Conference ad Est lo scorso anno, apre la stagione dopo il lockout per Lakers e Bulls.

Un duello, quello tra Chicago e Los Angeles, che si rispecchia perfettamente nella sfida tra Kobe Bryant e l’MVP dell’ultima regular season, Derrick Rose.

Il ritiro di un coach leggendario come Phil Jackson quanto potrà influire sulle prestazioni e sull’organizzazione di una franchigia abituata a vincere come i Lakers?

Ci sono ancora Fisher, Gasol e Bynum a fare da trait d’union con il recente passato: con pochi rinforzi dal mercato, sarà la difesa a mantenere ai vertici questa squadra?

I Bulls, dall’altra parte del “ring”, stanno già pensando ai playoff. E come biasimarli? Ad Est la concorrenza non è agguerrita come nell’altra Conference e Chicago ha intenzione di migliorare le finali dello scorso anno perse contro Miami.

Per realizzare l’impresa, i Bulls si sono assicurati l’esperienza di Rip Hamilton, oltre ovviamente a mantenere l’ossatura della scorsa stagione. Sarà sufficiente?

 

Oklahoma City Thunder – Orlando Magic

 

Con la stagione che finalmente sta iniziando, Kevin Durant può lasciar perdere definitivamente i playground (in cui ha spadroneggiato per tutta l’estate, lasciando tracce del suo talento con una memorabile prestazione da oltre 60 punti anche al tempio di Rucker Park) e tornare sui campi da basket a dare spettacolo insieme ai suoi Thunder.

Un Perkins così in condizione dal punto di vista fisico (schiacciata reverse in pre season frutto di un’agilità mai vista prima d’ora) fanno pensare che si sia tirato a lucido per una grande occasione: che sia l’anno buono per i Thunder per conquistare l’anello?

I Magic sono finiti in un calderone di polemiche e critiche che ruota intorno al loro miglior giocatore, Dwight Howard: resta o va? Va o resta? Alla fine, almeno per il momento, è rimasto, ma Big Baby Davis e Brandon Bass non sembrano il contorno che Superman chiese alla dirigenza per provare a costruire una squadra vincente.

 

Golden State Warriors – Los Angeles Clippers

 

Dimentichiamoci per un attimo di quanto hanno combinato i Clippers durante la scorsa stagione, scordatevi il record e concentravi sugli aspetti positivi: Blake Griffin dominante per atletismo e impeto, la crescita di DeAndre Jordan sotto i tabelloni e le buone prestazioni di Aminu e Bledsoe.

Aggiungete a questo telaio un campione del calibro di Chris Paul e l’esperienza di due veterani come Chancey Billups e Caron Butler e avrete una squadra che, probabilmente non riuscirà a lottare per il titolo, ma permetterà ai tifosi dell’altra sponda di LA di togliersi un bel po’ di soddisfazioni nel corso della stagione. Big things are coming?

I Warriors hanno un’ottima squadra, giovane e talentuosa, con alcuni fra i migliori giovani di tutto il campionato (uno su tutti Stephen Curry in cabina di regia), ma sembrano più che altro destinati a segnare più di 100 punti a sera e a incassarne almeno 120. Difesa pari a zero, tanto spettacolo, ad Oakland si divertiranno di sicuro, ma i playoff sono pura utopia.