NBA – Zion Williamson e il suo pallino fisso: “Il basket mi manca troppo”

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“Where there’s a will, there’s a way”. “Dove c’è la volontà, c’è la strada”.

Per Zion Williamson, è andata proprio così. Nello stile di vita in quarantena a cui molti hanno dovuto adattarsi, durante la pandemia di Coronavirus, il rookie dei New Orleans Pelicans chiarisce: “Onestamente, io sono pronto. Sono in forma. Ho lavorato tanto su me stesso nei mesi scorsi per recuperare dall’infortunio che mi ha tenuto lontano dai campi di basket per diversi mesi. Non si sa quando potremo riprendere l’attività agonistica, Ma non voglio guardarmi in giro, quando sarà, e dire ai miei compagni: scusate, ma non sono pronto. Corro, faccio pesi. Smanio dalla voglia di tornare alla normalità. Il basket mi manca troppo”.

Con un canestro da basket in casa, a New Orleans, l’ippopotamo volante ha così potuto curare la sua relazione con il tiro. Ondivaga, a dire il vero, nei numeri.  E chisà, le schiacciate. Specialità della casa, invece. I Pelicans, inoltre, hanno inviato attrezzature per allenamenti ai domicili di ciascun atleta, seguendoli quotidianamente nel lavoro, attraverso Zoom: “Fa schifo, questa pausa. Perchè ero appena rientrato. Dopo mesi senza giocare a basket, stavo vivendo un sogno, quello finalmente di essere approdato in NBA”, sbotta Zion.

Williamson ha giocato solo 19 partite in questa stagione a causa di un infortunio al menisco che gli ha impedito di fare il suo debutto in NBA fino al 22 gennaio. Ha segnato in media 23,6 punti e catturato 6,8 rimbalzi, sparando con il 58,9% dal campo. Numeri altisonanti, lebroniani. E percentuale irreale, per un ragazzo ai primi vagiti nella lega. Predestinato. Quei numeri sono stati sufficienti per scaraventarlo nella corsa al ‘Rookie of the year’, seppur in netto svantaggio rispetto a Ja Morant, che ha brillato di luce propria, invece, per tutta la stagione.

Ma l’ex Duke si dimostra affamato, e al tempo stesso diplomatico: Io voglio vincere tutto. Che sia il ROTY o l’anello. Mi alleno per migliorare sempre, e seguire, un giorno, le orme dei tanti campioni che hanno fatto la storia di questa lega. Tra cui Michael Jordan? E’ fuori concorso, lui. Perchè ha fatto qualcosa di incredibile. Lo vedo come un supereroe. E la docu-serie che sta spopolando in queste settimane ne sta confermando la sua assoluta grandezza”. E poi, prosegue: “Se potessi ora radunare la squadra, direi: ragazzi, abbiamo i playoff da conquistare, diamoci dentro, e conquistiamo questo traguardo. Importante per noi e per la città di New Orleans”.

Ma raggiungere la post-season – qualora la stagione dovesse riprendere proprio da dove sia stata interrotta un mese e mezzo fa – è per i Pelicans impresa complicata. Ritardo di 3,5 partite dai Memphis Grizzlies, ottavi. Con un lotto di partite a disposizione ridotto. Ma Williamson guarda il bicchiere mezzo pieno: “Se avessimo soltanto mezza possibilità di raggiungere i playoff, ce la giocheremmo con il coltello tra i denti. Tutti, nell’organizzazione Pels, meriterebbero la gioia di potersi giocare il titolo, ed entrare quindi tra le migliori otto della Western Conference”.

 

 

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