Nicolò Melli sta sorprendendo tutti, Pelicans compresi

L’ala italiana dei Pelicans è l’arma in più di New Orleans. Stanotte ha chiuso con il career high e ben sei triple a bersaglio.

di Ario Rossi, @ArioRossi7

Stanotte Nicolò Melli ha chiuso con il career high e ben sei triple a bersaglio. Dal primo gennaio sta tirando meglio di tutti da 3 in NBA (49.3%) e pure i Pelicans sono sorpresi. Ecco perché…

Nicolò sta impressionando più del dovuto la franchigia che ha deciso di fargli firmare un biennale in estate, tanto che, grazie anche al suo contributo, ora sono solamente tre gare dietro ai Grizzlies ottavi. Con la prima scelta Zion Williamson fuori per i primi due mesi di stagione e una squadra rivoluzionata in estate dalla trade con i Lakers per Anthony Davis, in Louisiana non avrebbero mai pensato di essere in lotta per i Playoffs.

Come apparso in un articolo di Will Guillory per The Athletic, la cosa fondamentale per Melli è stato capire quanto fosse fondamentale in NBA la spaziatura fuori dall’arco: “appena si ha un po’ di spazio qui si tira, mentre all’inizio Nicolò faceva fatica a prendersi questa responsabilità, attendendo sempre il momento in cui era totalmente smarcato prima di far partire il suo tiro dalla distanza. Ora non è più così: se trova ritmo fin da subito è capace anche di forzare in alcune situazioni, cosa che non preoccupa assolutamente i Pelicans”, visto che poi sotto canestro hai Zion Williamson che va a rimbalzo in modo dinamico.

“È un ambiente nuovo per me, un nuovo mondo, un sistema totalmente differente, una filosofia di gioco diversa, un’altra squadra. Era solo questione di adattamento alla squadra e alla lega, ma passo dopo passo ci sto arrivando”, ha detto fiducioso lo stesso Melli.

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Stanotte ha pareggiato il suo career high con 20 punti e 7/8 al tiro (solo 1/1 da 2 a chiudere il match) ed è diventato solamente il quarto rookie nella storia della franchigia a chiudere con sei triple a bersaglio, oltre ad essere la nona partita nelle ultime dieci in cui termina con almeno due bombe a segno.

All’inizio della stagione sembrava che i suoi minuti fossero destinati a calare una volta che Zion fosse finalmente sceso in campo, invece ora si sta verificando il contrario: “da quando il #1 ha debuttato a fine dicembre, l’ala italiana ha visto il suo minutaggio crescere. La presenza di Melli risulta fondamentale per aprire il campo e permettere a Zion le scorribande in area”.

Per usare qualche numero, quando Zion e Nik sono in campo assieme i Pelicans mettono a referto quasi 12 punti in più degli avversari, segnando 116.7 punti (calcolati sui classici 100 possessi). Lo stesso coach Gentry ha tessuto le lodi di questa “strana” coppia: “Pensiamo che Melli stia meglio in campo con Zion perché dà migliori spaziature e poi è un grande passatore, davvero! Adoro vedere come giocano insieme e penso che li vedremo sempre di più in campo nello stesso momento”.
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Considerato che Melli viene spesso utilizzato da centro, in difesa fa ovviamente più fatica contro gente molto più fisica di lui. Ecco come la pensa The Athletic a riguardo: “All’inizio era molto lento – doveva ancora recuperare bene dall’intervento al ginocchio che gli ha fatto saltare i mondiali – ma, ora che è entrato nel sistema ed è più veloce, è un’arma a disposizione di coach Gentry per rompere i pick and roll. Inoltre, sa usare il suo corpo in modo perfetto per limitare gli avversari, legge perfettamente i tagli dal lato debole – il basket europeo è stata una scuola perfetta – e sa evitare problemi di falli non cercando la stoppata, ma semplicemente tenendo le braccia alte, così da rendere i tiri avversari i più complicati possibile”.

Lo stesso Melli ha poi concluso il suo intervento a The Athletic, parlando proprio del suo lavoro sulla sua metà campo: “Le spaziature difensive sono la differenza più grande con il basket europeo ma, una volta capito cosa posso e cosa non posso fare, sono riuscito a migliorare anche in difesa”.

Il #20 dei Pelicans sta tenendo medie di 6.6 punti e 3 rimbalzi in 16′ di utilizzo, tirando con il 46% dal campo ed il 40% da 3 ed una percentuale reale che supera il 61% (come Gallinari).

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