Nikola Jokic: i numeri di un giocatore clamoroso in NBA

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La logica per decenni su un campo di pallacanestro è sempre stata la stessa: ruoli già scritti, compiti assegnati e in base ai centimetri e alla stazza del singolo si poteva/doveva immaginare uno schema e uno svolgimento della gara in funzione di caratteristiche che apparivano come limiti invalicabili, come condizioni immutabili. Da qualche anno però il basket ha avuto la forza di diventare uno sport fluido, in cui i lunghi non solo hanno imparato a palleggiare, ma anche a vestire i panni prima dei tiratori da lontano (eresia o quasi fino a 20 anni fa) e poi addirittura quelli dei giocatori deputati a dettare il ritmo con il pallone tra le mani. Gli esempi sono tanti e le criticità per chi pensava di potersi garantire un posto in campo perché “specialista” sono aumentate: la NBA infatti è cambiato pelle, passando dall’essere l’insieme di talenti fenomenali in un singolo aspetto del gioco – da massimizzare a ogni costo – a un insieme di franchigie in cui vanno avanti soprattutto i giocatori che hanno pochi difetti. Che sanno fare tutti. O che sono talmente tanto atipici da mettere in crisi ogni tipo di avversario. Questo è il caso di Nikola Jokic, impegnato nelle NBA Finals come raccontato dal commento di Betwayinsder, e che sa imporre il suo gioco ben al di là di tutti gli stereotipi che la figura del centro porta dietro con sé da quando è stata inventata la pallacanestro.

Jokic e il record di triple doppie: una carriera con numeri fuori dal comune

Gli appassionati sportivi che seguono le ultimissime statistiche legate alle scommesse per l’NBA lo sapranno già, ma quando si parla di Jokic il livello di possibilità date dal puntare sulle sue prodezze e sulle doti mostrate da un giocatore diverso dagli altri, sale notevolmente. Facile da spiegare: non è scontato che un giocatore della sua stazza e con il suo atletismo – di certo non il punto di forza di un campione cristallino come il serbo – riesca ad andare in doppia cifra alla voce assist. Beh, per Jokic negli ultimi anni è diventata la norma: il due volte MVP – tre, se la NBA non avesse deciso di cambiare rotta qualche settimana fa – ha raccolto ben 121 triple doppie in carriera, quarto di sempre nella storia della lega americana in una specialità che di solito apparteneva alle guardie e agli esterni con spiccate doti fisiche che riuscivano a farsi valere anche a rimbalzo. Jokic no: oltre al dominio in area, alla presenza sotto canestro e al peso (in tutti i sensi) delle sue prestazioni, riesce soprattutto a essere fulcro e motore del gioco.

La differenza sta lì: Denver vince quando il numero dei passaggi vincenti del suo campione sale, non quando diventa prolifico per punti. Un controsenso, ma soltanto in parte: basta guardare alle due prime quattro prestazioni playoff da 40 punti di queste ultime settimane, tutte coincise per i Nuggets con altrettanti ko. Per vincere c’è quindi bisogno di un Nikola Jokic a tutto tondo, che in regular season ha chiuso con un irreale 63.2% dal campo – sintomo di come sappia “scegliere” i tiri, convertendoli così con grande continuità. Non solo: si contano sulle dita di una mano (in una stagione in cui è sceso in campo 69 volte prima dei playoff) le sfide in cui ha raccolto meno del 50% complessivo. Un dominatore in pieno controllo di tutto ciò che lo circonda sul parquet: i Miami Heat sono avvisati, nel provare ad arginarlo alle NBA Finals.