No sleep ‘till Brooklyn: il cambio di passo dei Nets dall’anima biancoverde

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Parlare di rivelazione dell’anno per la squadra più pagata della stagione corrente può sembrare esagerato. Se, invece, quanto detto si legge guardando i Nets del 2013 e quelli di quest’anno, allora la formula appare più calzante. Oltre che in campo, a Brooklyn c’è più Boston di quanto si possa credere. E non si sta esagerando.

Facendo un leggero passo indietro, alla stagione 2011/12, i Celtics dell’ultimo Allen in biancoverde arrivarono con un record decisamente al di sotto delle aspettative all’All-Star Game di febbraio, per poi diventare una possibile pretendente al titolo. La leggenda vuole che fu un’intuizione tattica di Doc Rivers a ridare vitalità a tutta la squadra dopo il week-end spettacolare per antonomasia: Bradley titolare in quintetto da guardia in luogo di Ray Allen, delegato al ruolo di sesto uomo che più gli si addice, con Garnett da centro; non si sa con precisione, dunque, quanto abbia influito l’infortunio di Jermaine O’Neal in questo accorgimento. Di fatto, comunque, i risultati dicono che quei Celtics là furono sopraffatti solamente da Miami in gara-7 delle finali della Eastern Conference, dopo aver fatto venire i brividi a LeBron e compagni, specie dopo la tripla di Pierce in faccia al Prescelto di gara-5 che ha fatto vedere i primi fantasmi agli astanti dell’American Airlines Arena.

Il motivo di questo amarcord felliniano sta tutto nel fatto che i Nets visti nel 2013 sono la copia sbiadita di quelli del 2014. E che l’anima di Brooklyn ha un pezzo di Massachusetts per via di Pierce e Garnett, protagonisti (specialmente il primo) di una decade che ha dato tanto agli appassionati di questo sport, a maggior ragione dopo che P-Square ha appena tagliato il traguardo dei 25.000 punti. Ecco, forse, con tante suggestioni, quale potrebbe essere il motivo della mutazione totale di Brooklyn.
Erano partiti veramente male, i Nets. La cosa migliore che offriva la franchigia era pensare il viso di Prokhorov che dopo 72 milioni di dollari di luxury tax ritrova la sua squadra ai bassifondi della Eastern con un record di 10-21, per una media di 97,2 punti fatti e 102,1 subiti. Per carità, non avevano avuto molta fortuna gli uomini di Kidd: gli infortuni di Deron Williams a settembre e novembre alle caviglie ne hanno condizionato tutta la prima parte di stagione. A questi si è aggiunto poi anche quello di Brook Lopez del 21 dicembre: rottura del quinto metatarso del piede destro, stagione finita e Brooklyn perde il suo top scorer (20,7 punti di media).

Una squadra disorganizzata, quasi assemblata a casaccio, messa in mano a un fresco ex giocatore forse ancora troppo acerbo per guidare una squadra costruita per vincere subito: ovviamente era verso Kidd che si puntava il dito. Non era questa l’attenzione mediatica che il magnate russo si aspettava che la squadra riuscisse a catturare. A maggior ragione quando poi è lo stesso allenatore che ci si mette. E’ il 27 novembre dell’anno appena trascorso, quando per guadagnare un time-out extra Jason Kidd chiede a Taylor si urtarlo così da poter rovesciare la soda sul parquet e approfittare dell’interruzione obbligatoria per disegnare l’ultimo possesso. Risultato? Il tiro viene sbagliato, i Lakers(!) passano al Barclays Center per 99-94, l’NBA se ne accorge e multa Kidd per 50.000$. Letteralmente, piove sul bagnato.

Il 2014 si apre in agrodolce: cinque vittorie consecutive ma altro infortunio per D-Will. E qui, probabilmente, la storia si ripete. A causa dei continui infortuni, Kidd è costretto a giocarsi le carte Livingston, Anderson, Plumlee, Teletovic, Gutierrez che tante volte gli levano le castagne dal fuoco e che hanno trovato la parte da ricoprire nella rotazione. Inoltre, Brooklyn ha trovato una propria identità di gioco e di squadra. Garnett adesso è tornato a fare il centro, con Plumlee suo sostituto naturale, e con Blatche che quindi può tornare a fare il sesto uomo sostituendo (tra gli altri) anche Pierce, che dopo l’infortunio di Garnett si è dovuto adattare lui al ruolo di ala forte che non predilige particolarmente, lasciando a JJ quello di 3. Livingston, esploso in concomitanza con gli infortuni di D-Will, da che era il play di riserva, è finito a costituire la coppia degli esterni insieme proprio a Williams, per una squadra che adesso può contare sulla giusta dose di esperienza, talento e atletismo, con una panchina affidabilissima (probabilmente fra le migliori della lega, seconda solo a quella degli Spurs).A questo si aggiunga anche che i Nets sono l’unica squadra ad avere battuto Miami in tutti e quattro i confronti stagionali, di cui l’ultimo nella notte di martedì scorso.

Le cifre, poi, testimoniano quanto di buono ha fatto Brooklyn dal 1° gennaio di quest’anno: adesso la media dei punti fatti dice che sono 99,9 mentre quelli subiti solamente 97,4. E’ sulla base di questo miglioramento in attacco e in difesa che i Nets si candidano per essere una delle possibili sorprese ai prossimi playoff, che mai come quest’anno si preannunciano tanto incerti quanto spettacolari.

Salvatore Malfitano

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