Phoenix Suns – It’s a long way to the top

Phoenix Suns – It’s a long way to the top

Sempre più in difficoltà nel corso delle ultime stagioni, ai Suns occorre un progetto solido per tornare a intravedere i fasti di del passato

di Simone Efosi

Non sorprende ormai più nessuno il fatto di vedere i Phoenix Suns in fondo alle classifiche NBA, il vero problema è constatare, facendo qualche passo indietro, come siano passati rapidamente dalle stelle alle stalle.

Nel 2010 i Suns giocano quella che è ricordata come la loro ultima stagione al top… anche se con troppe incertezze per il futuro. Grant Hill ormai era alla frutta, cominciavano a circolare voci sul futuro di Steve Nash e di Amare Stoudemire con una maglia diversa mentre si cercava di mantenere per quanto possibile un nucleo invariato.
La finale di conference persa contro i Los Angeles Lakers, che poi vinceranno il Titolo dopo 7 gare contro i Celtics, è solo l’inizio del crepuscolo per la franchigia dell’Arizona.

Forse se i Suns avessero vinto tutto, quell’anno, o almeno centrato le Finals, le cose avrebbero preso una piega diversa. Li avrebbero resi una piazza appetibile per altri giocatori e probabilmente la squadra si sarebbe mantenuta quantomeno a livello playoffs, ma sappiamo tutti com’è andata. Con Stoudemire a sorridere ai New York Knicks, uscendo dal contratto con Phoenix, le cose cominciarono ad andare male… ne seguirono stagioni con successi disparati e scelte di mercato non proprio felici. Con il successivo saluto di Steve Nash, il quadro fu completato.

Nel 2014 per la verità, dopo una stagione con il 58% di vittorie, la squadra sfiorò il ritorno ai playoffs, cosa che fece ben sperare per il futuro, ma ancora una volta il mercato, le scelte manageriali e quant’altro non contribuirono alla già difficile causa.

Già, ma cosa manca a una squadra come i Suns per tornare a competere nella NBA? La prima, enorme lacuna che occorre colmare è la difesa. Non ci sono dubbi che nella propria metà campo, Phoenix fatichi enormemente e in una lega in cui si cerca di giocare a ritmo sempre più alto e con un numero di possessi in costante aumento, questo è un handicap tremendo. Il solo Tyson Chandler, peraltro non più lo stesso che vinse il premio di difensore dell’anno un po’ di stagioni fa, ovviamente non può bastare; mentre Greg Monroe ha cifre che, perlomeno sotto le plance a rimbalzo, devono migliorare.

Il talento offensivo in realtà ci sarebbe e nemmeno poi tanto male: Devin Booker su tutti, ma pure il fresco inserimento Mike James (che conosciamo per la brillante scalata dalla A2 Silver italiana all’attuale NBA passando per l’ Eurolega) sembra sinceramente aver qualcosa da dire. Giocatori con un minimo di bagaglio tecnico che possano fare da comprimari ci sarebbero pure, il problema è che pare fin troppo evidente che si giochi un attacco senza mordente. “Schemi” da 1 passaggio e tiro immediato, palleggio in solitaria fino a una conclusione forzata o tentativo di andare a canestro nel traffico salvo poi scaricare fuori verso il primo spiraglio libero. Difficile giocare così, la palla persa è dietro l’angolo e proprio sotto questo aspetto, Phoenix subisce una media di 18.6 punti a partita.

Servono tante cose a una squadra come i Suns, la sola fortuna a un prossimo draft è solo uno degli aspetti che i tifosi dell’Arizona si augurano. Occorre definire un leader ad esempio, e Devin Booker potrebbe essere la scelta giusta, almeno sul campo. Altro aspetto da prendere seriamente in considerazione è la fisicità sotto canestro, cercando di accaparrarsi giocatori adatti allo scopo durante la fase calda del mercato. Aggiungendo un allenatore con un’idea chiara del gioco offensivo da intraprendere, con i giusti specialisti che facciano magari poche cose buone ma sempre al momento giusto. Un Ryan Anderson per esempio, piuttosto che un Thabo Sefolosha… giusto per rendere l’idea del tipo di giocatore, attualmente avversario, che potrebbe essere utile alla causa almeno a livello offensivo. E poi una difesa fatta di comunicazione e dalla giusta dose di fisicità, limando i punti da seconda occasione agli avversari. I già citati Chandler e Monroe potrebbero essere una base da cui partire, per presenza sotto i tabelloni, aggiungendo Alex Len, il cui fatturato complessivo a rimbalzo ha però bisogno di conferme che provengano dalla metà campo opposta.

Appena sufficiente? Di sicuro, ma per ripartire i Suns devono pur intraprendere un percorso e sarà quasi tutto in salita. Non sarà un progetto che si concretizzerà in breve tempo, ci vorranno comunque almeno 4-5 stagioni per costruire una squadra solida che possa calcare il parquet di Phoenix e riportare il sole nel deserto dell’Arizona.

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