Post deadline: chi si è davvero rinforzato in questo pazzo mercato?

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La stagione Nba ha finalmente compiuto il proprio solito giro di boa con la pausa dovuta all’All Star Game e una deadline che ha causato parecchi scossoni. Una quantità industriale di trade, trasferimenti e tagli che hanno colto di sorpresa in molti. E’ davvero cambiato qualcosa però? Ci sono state squadre che hanno pescato i giusti tasselli per un finale di stagione in crescendo o che, almeno, sono riuscite a potenziarsi in un’ottica futura a più lungo termine? Cerchiamo di capirlo insieme, partendo dai movimenti di mercato più eclatanti e dalle squadre che più hannpo modificato il proprio roster.

Partiamo dagli Oklahoma City Thunder, franchigia che ha finalmente capito di dover costruire attorno al duo Durant-Westbrook uno sparring partner di gran qualità ed affidabilità. Sam Presti ha inseguito a lungo Brook Lopez, giocatore che avrebbe fatto fare sicuramente un ulteriore salto di qualità a questa squadra, formando con Ibaka un pacchetto lunghi veramente lusinghiero. Alla fine non è arrivato Lopez, ma il colpo a sorpresa Enes Kanter, pivot turco che aveva subito negli Utah Jazz la crescita esponenziale del francese Gobert. Mossa sicuramente buona che consente ai Thunder di aumentare la propria pericolosità in attacco, specialmente in area, e a rimbalzo. Nella trade imbastita con Utah e Detroit sono inoltre arrivati due tasselli importanti come il play Augustin e l’esterno Singler, elementi che rinforzano la panchina. Il sacrificio era stato preventivato e, forse, non è risultato troppo pesante: Kendrick Perkins, centro ex Boston, e Jackson, ormai pronto a diventare qualcosa di piu di una semplice spalla o cambio di Westbrook. Si può dire che Oklahoma esca rafforzata da questa deadline, sia dal punto di vista numerico, per aver aggiunto un elemento ulteriore alle proprie rotazioni, sia qualitativamente, visto che Kanter rappresenta un buon investimento e lo stesso Augustin come vice play è un ottimo affare, considerando le sue prestazioni in quel di Detroit in seguito all’infortunio di Jennings. Anche i Pistons possono dichiararsi soddisfatti: hanno acquistato un play destinato a crescere ancora e senza rinunciare a Jennings, che stava facendo vedere ottime cose prima del serio infortunio stagionale. La squadra di Van Gundy, tra l’altro ancora in corsa per i playoff, può ben sperare per il suo futuro. Futuro in cui forse non ci sarà Prince, tornato a Motor City in un’operazione decisamente amarcord, che ha permesso soprattutto ai Pistons di liberarsi di due giocatori non particolarmente graditi al coach, Jerebko e il nostro Gigi Datome, sbolognati in quel di Boston.

Boston che, finalmente, dopo aver condotto negli ultimi anni un mercato all’insegna dell’indebolimento del proprio roster, ha finalmente ottenuto un tassello di quella ricostruzione spesso invocata ma mai pienamente attuata. Isaiah Thomas, arrivato da Phoenix, è un ottimo giocatore sul quale costruire una squadra futura maggiormente competitiva, con la speranza che Smart possa far molto meglio di quanto mostrato nella sua stagione da rookie finora. Marcus Thornton è un sacrificio decisamente sopportabile a tal proposito. La speranza per il popolo italiano è che finalmente il capitano della nostra Nazionale, Gigi Datome, possa avere le opportunità giuste per mettersi in mostra. Boston fu una delle squadre interessate a lui già prima della firma con Detroit, chissà se in questi ultimi mesi l’avventura americana dell’ex Roma possa finalmente avere qualche soddisfazione.

Da Boston a Phoenix, squadra che invece non ha pienamente convinto nelle sue mosse di fine mercato. L’esperimento dei 3 play di spessore non ha funzionato, perciò l’intenzione era quella di cederne almeno uno: la franchigia avrebbe fatto volentieri a meno di Thomas, firmato in estate, mentre avrebbe fatto i salti mortali per tenersi lo sloveno Dragic. Quest’ultimo ha fatto capire che non avrebbe mai rinnovato il suo contratto in scadenza, perciò in Arizona han capito che era meglio ricavare qualcosa dall’ex Houston. Ha così sorpreso il fatto che alla fine si sia deciso di vedere pure Thomas. Certo, l’arrivo di Brandon Knight, uno dei giocatori migliori di questa stagione, è stata mossa inaspettata e convincente, ma siam sicuri che rispetto a Thomas possa garantire un rendimento così superiore? Phoenix ci avrà realmente guadagnato in questo giro di play? L’impressione è no: il rafforzamento sotto canestro, vero punto debole della squadra, non è arrivato e per giunta i vari Thornton, Granger e Salmons non sembrano uomini in grado di poter garantire l’accesso ai prossimi playoff, ormai sempre più preda della rimonta di Oklahoma. Si ripartirà dal duo Knight-Bledsoe, dai fratelli Morris e dalle due scelte per il prossimo draft. Phoenix riuscirà a sbocciare o la creatura di Hornacek è destinata a rimanere una bella incompiuta?

Capitolo a parte meritano le mosse sempre imprevedibili e indecifrabili dei Philadelphia Sixers, franchigia capace sempre di smantellare il proprio roster, anche quando ormai pare non esserci rimasto più nulla di succulento. Carter Williams, ultimo ROY, è stato anch’egli sacrificato in nome di una ricostruzione che sta assumendo i connotati del ridicolo. La squadra ha ormai solo centri, da Noel a McGee, arrivato da Denver, passando per l’infortunato Embiid. Il reparto esterni soffre invece di penuria. Inoltre, anche McDaniels, rookie finora decisamente convincente, è stato spedito in Texas a Houston in cambio del non irresistibile Canaan. Quando mai si ricomincerà da quelle parti a costruire un roster che possa almeno competere per una qualificazione ai playoff? Il mistero permane; vedremo come frutteranno le scelte accumulate nelle ultime stagioni.

Milwaukee è stata invece protagonista di una mossa interessante e affascinante per certi aspetti. Sull’altare è stato immolato Knight, finora il principale artefice dell’ottima annata dei Bucks, per arrivare a Michael Carter Williams, altro play di grande talento che dovrà però per la prima volta misurarsi in un contesto più competitivo in cui non sarà il solo a potersi prendere determinati lussi. La presenza di Kidd è però una garanzia per la sua crescita personale; Milwaukee, che già quest’anno disputerà i playoff, si concederà il lusso di far immagazzinare esperienza ad un gruppo di giovani dall’avvenire assicurato, aspettando quel Parker così sfortunato nella sua stagione d’esordio. Anche l’aggiunta di Miles Plumlee, sempre via Phoenix, va in questo senso: giocatori giovani che sono destinati a crescere assieme e a formare il nucleo essenziale della franchigia negli anni a venire. Uno dei progetti più interessanti del’attuale NBA.

Chi ha ora di nuovo bisogno di progettare è Denver, alle prese con la seconda consecutiva stagione deludente e ormai lontana dai fasti della recente epoca Karl, allenatore che, seppur senza vincere nulla, portava in Colorado molte soddisfazioni, una gran pallacanestro e sfide da playoff. I Nuggets avevano messo in vendita tutti, da Gallinari a Lawson, passando per Chandler e Faried, ex pezzi da 90 e simboli di un progetto che non ha pagato secondo le attese. Alla fine a partire son stati Afflalo, Gee e McGee, cessioni da poter metabolizzare facilmente e che liberano diverso spazio salariale, tale da consentire di iniziare a pensare ad una nuova progettazione, una rinascita a medio termine. Denver verrà fuori da questa fase di stallo? Ai posteri l’ardua sentenza. Nel frattempo, ad aver approfittato di questa smobilitazione è Portland, squadra alla ricerca di giusti elementi per potenziare la propria panchina, vero punto debole di un gruppo di qualità ottima e difficile da affrontare per tutti nei playoff. Le aggiunte di Afflalo e Alonzo Gee sono preziose, perché permettono di avere punti e impatto dalla panchina, dando riposo a gente importante come Matthews e Batum.  Si possono dunque considerare i Blazers come una delle promosse di questa deadline.

Impossibile non parlare di Dragic, assecondato nel suo desiderio di approdare in una piazza più ambiziosa e ricca. Miami l’ha spuntata su Lakers, Kings e Rockets. Gli Heat non hanno nemmeno sacrificato molto e possono vantare un quintetto e un roster di sicuro livello, soprattutto ad Est. La stagione del dopo James si è però confermata maledetta, come testimonia il problema polmonare di uno sfortunatissimo Bosh. I playoff paiono molto difficili da raggiungere, forse sarebbe meglio prendersi un’estate di riposo e guardare ad un futuro che con Dragic e tutti gli altri ha ancora qualcosa da poter offrire negli anni successivi.

In ultimo, da segnalare alcune piccole mosse interessanti per svariate ragioni. Dallas e Cleveland, che già avevano fatto tempo addietro i loro movimenti principali, si sono rinforzate quel tanto che potrebbe bastare con Stoudemire e Perkins. Blatt aggiunge un nuovo lungo alla sua batteria, utile a dare minuti di riposo a Mozgov, in grado di offrire lo stesso impatto difensivo e di non pretendere nulla nell’altra metà del parquet. Dallas, invece, con la firma al minimo salariale di Stoudemire, si è finalmente aggiudicata un degno ricambio nel corto settore lunghi. L’ex Phoenix, ormai da tempo colto in una rovinosa caduta, è in grado di poter date ancora un po’ di qualità se il suo minuatggio e la sua presenza in campo saranno dosate nella giusta maniera. Cuban e Carlisle, infatti, pensano in grande e credono che con Amare questo possa continuare ad esser fatto. Garnett ai Wolves è un’operazione nostalgica che permetterà a Kevin di chiudere la carriera nel luogo in cui è iniziata ed è diventata leggenda. I Nets, d’altro canto, si liberano di un contrattone e si assicurano un buon Young, che potrebbe fungere d’aiuto sia in questa stagione che in quelle prossime.

Tanti affari e tante ipotesi. L’importante è però non farsi ingannare dal tempo, poiché anche dopo svariati anni una trade può mostrare i propri risvolti positivi. L’addio di Pau Gasol a Memphis fu un gran beneficio per i Lakers, ma si è rivelato un toccasana anche per i Grizzlies, che si sono ritrovati anni dopo il suo fratellone in uno stato di grazia e di forma smagliante. I prossimi mesi e i prossimi anni ci diranno chi avrà più gioito e meritato in questa pazza deadline 2015.

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