Sacramento Kings, ora ci divertiamo

0

Kevin Johnson, 735 partite in NBA (Ph.: sinembargo.mx) Sacramento Kings 2013-2014. Record: 11-22 (0.333). Posizione nella (competitiva) Pacific Division: quinti (su 5). Posizione nella (super-competitiva) Western Conference: quattordicesimi (su 15). E allora, direte voi, cosa c’è di divertente? Andiamo con ordine. Sacramento quest’estate ha seriamente rischiato di perdere i Kings, a favore di un ritorno di una franchigia NBA a Seattle, storica città di basket della costa Ovest degli Stati Uniti. Seattle perse i Sonics a favore di OKC qualche anno fa, ma la voglia di basket non si era certo esaurita, mentre i Kings venivano dall’ennesima stagione perdente, e Sacramento non è esattamente la città più “in” della California. Ma proprio quando il trasferimento sembrava cosa fatta, l’ex star NBA, e attuale sindaco di Sacramento, Kevin Johnson, con l’aiuto dell’intera città e grazie a nuovi investitori, riuscì ad opporsi e la passione di Sacramento per i Kings convinse i propietari NBA a votare contro il trasferimento a Seattle. I Kings ripartivano da un nuovo propietario (il magnate Vivek Ranadive), una nuova arena (ancora da costruire), un nuovo allenatore (Michael Malone, con un passato da vice, tra le altre, ai Cavs di LeBron), e alcune facce nuove a roster. Su tutte Ben McLemore, il rookie da Kansas scelto alla numero 7 di cui si diceva (e si dice ancora) un gran bene. Poi Greivis Vasquez, reduce dalla miglior stagione in carriera a New Orleans (13,9 punti e 9 assist di media), Luc Richard Mbah a Moute (dai Bucks) e Carl Landry, acquisto passato sotto traccia, ma che quando tornerà a disposizione (non ha ancora disputato una partita in questa stagione causa infortunio), sarà una grande arma per i Kings. Oltre a questi volti nuovi Sacramento aveva effettuato due mosse importanti dal punto di vista contrattuale; il rinnovo di DeMarcus Cousins (62 milioni in 4 anni) e il non rinnovo di Tyreke Evans, rookie dell’anno appena 4 stagioni prima. Tutti sapevano che sarebbe stata l’ennesima stagione di transizione, e di fatti sta accadendo proprio questo. C’è un motivo però se i tifosi dei Kings possono sperare, e qui arriviamo al perché del titolo di questo articolo. Sacramento ha effettuato due importanti trade che hanno portato a disposizione di coach Malone prima Derrick Williams (in cambio di Mbah a Moute) e poi Quincy Acy, Aaron Gray e soprattutto Rudy Gay da Toronto (in cambio di Vasquez, Patterson e dei pesanti contratti dei veterani Chuck Hayes e John Salmons). I Kings dunque si sono trovati di colpo dal non avere ali piccole di livello, ad avere due buoni giocatori in grado di ricoprire quel ruolo. Williams (scelto da Minnesota alla numero 2 nel 2011) non si è mai espresso ai livelli attesi, restando un giocatore molto atletico ma senza un ruolo ben definito, e per questo, secondo molti, destinato a fare fatica a livello NBA. Per quanto riguarda Gay invece stiamo parlando di un grande attaccante (oltre i 20 già al suo secondo anno, a 18 di media in carriera) e di un buon difensore, “svenduto” prima dai Grizzlies e poi dai Raptors a causa di un contratto folle firmato ai tempi di Memphis. Anche i giocatori ceduti hanno fatto comodo ai Kings; Vasquez toglieva spazio al talentuoso Isaiah Thomas (stagione da 19,4 punti e 6,2 assist, con il 42% da 3 per la 60esima scelta al draft 2011), mentre Salmons e Hayes erano ormai vecchi e ricoprivano due ruoli nei quali c’era grande abbondanza.

Isaiah Thomas, PG di Sacramento (Ph.: forum.sospronostics.com)
I Kings quindi si presenteranno alla stagione 2014-15 con un roster giovane e pieno di talento, e si candidano già adesso come una delle possibili sorprese nella Western Conference. Sicuramente ci si aspetta molto da Gay e Thomas, ma la stella di questa squadra è (e sarà) DeMarcus Cousins, uno dei lunghi più forti in circolazione, se non il più forte. Vediamo perché. Nel corso della sua carriera NBA (questa è la sua quarta stagione nella Lega) DeMarcus ha sempre migliorato la sua percentuale al tiro (è passato dal 43% dell’anno da rookie al 49% in questa annata). Offensivamente è un giocatore difficilissimo da marcare (23,5 a sera) per la capacità di giocare sia spalle a canestro che fronte a canestro. A rimbalzo è un fattore (11,5 di media, di cui oltre 3 in attacco) ed è anche un discreto passatore per il ruolo (3 assist di media). Il centro dei Kings, inoltre, è anche un buon tiratore di liberi (71%, su 9,1 tentativi a partita, 2° in tutta la NBA). Ecco la mappa di tiro di Cousins.
Immagine
La shotcharts di Cousins (Ph.: NBA.com)
Oltre a queste innegabili qualità, Cousins ha anche qualche aspetto da migliorare, se vuole essere riconosciuto come il miglior centro della NBA. Dal punto di vista mentale ha troppi alti e bassi, è discontinuo e non sempre disposto a sacrificarsi in difesa. Inoltre deve limitare le palle perse (3,4 a partita) e i falli, che spesso ne condizionano il minutaggio (4 falli per partita, che costringono Malone ad utilizzarlo per soli 32 minuti di media), cosa che i Kings non possono permettersi, non avendo un vero centro di riserva. Un altro aspetto da migliorare sono le scelte e le conseguenti percentuali al tiro. Cousins, infatti, prende oltre il 68% dei suoi tiri al ferro, ma li realizza con una percentuale appena superiore al 55%, ovvero sotto la media NBA, non accettabile per un centro. Ed ecco che, se Cousins migliorasse questi aspetti, con un attaccante come Gay, un play di talento e prospettiva come Thomas e una serie di atleti abbastanza imbarazzante (in senso buono), Sacramento e suoi tifosi potrebbero davvero tornare a sorridere come ai vecchi tempi, quelli di Bibby, Webber, Stojakovic, Divac e gli altri. E non rischiare più di perdere la loro franchigia. LONG LIVE THE KINGS! Leonardo Zeppieri

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here