Scoppia la grana Kyrie Irving: trade scontata o opera di convincimento?

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Dov’eravamo rimasti? I Cleveland Cavaliers uscivano sconfitti dalla Finals NBA e si interrogavano su quali modi fossero utili per ricucire il gap creatosi con i Golden State Warriors. L’obiettivo primario della dirigenza dei Cavs era convincere LeBron James della bontà del progetto, della rinnovata voglia di tornare alla vittoria. Qualche settimana dopo, l’emisfero è totalmente cambiato. James si è chiuso in un sinistro silenzio, interrotto solo dalle comiche “storie di Instagram” divenute presto virali. La vera variabile impazzita è diventata Kyrie Irving. L’ex Duke, nella serata (italiana) di ieri, ha ufficialmente chiesto la cessione, anche in tempi piuttosto celeri. Un fulmine a ciel sereno, che colpisce una franchigia in grande difficoltà nell’operare sul mercato a causa delle limitazioni ereditate dal salary cap. Il motivo preponderante per cui Irving vorrebbe lasciare l’Ohio è riconducibile alla volontà di avere una “squadra tutta per sé“, senza vivere nell’ingombrante ombra di LeBron. Quest’ultimo si è detto molto dispiaciuto di quanto detto da Irving, quasi colpito alle spalle. Adesso ci si trova ad un bivio: scambiare il giocatore e cercare di ottenere il massimo possibile, considerato che si tratta comunque di una superstar, o tentare un’improbabile opera di convincimento, cercando di mantenere il gruppo unito.

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La soluzione più plausibile è lasciar partire Irving. Il giocatore ha quattro preferenze: T’Wolves, Heat, Knicks e Spurs. Tutto giustissimo, ma poco potere decisionale è nelle mani del numero 2: la decisione finale sarà solo ed esclusivamente della dirigenza dei Cavs. Già, dirigenza. Altro capitolo dolente. Dopo l’addio di Griffin, a confusione si è aggiunta ulteriore confusione, ciò indubbiamente non ha giovato alla situazione creatasi. Minnesota ha poco, oggettivamente, da offrire. Wiggins è un nome interessante, ma per lui è pronto un rinnovo principesco. Inutile spendere il nome di Towns, perno centrale della franchigia. Miami ha, probabilmente, ancor meno da dare, a meno di uno scambio a tre è complicato immaginarla protagonista. Stesso discorso per San Antonio, fermo restando che sicuramente non si sacrificherà Leonard. La direzione più plausibile è quella che conduce a New York. Carmelo Anthony è nel mirino dei Cavs da tempo, se si riuscisse ad imbastire una trade in modo tale da ottenere, oltre a Melo, Dwayne Wade, allora sì che Irving potrebbe andare nella Grande Mela.

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Ma, oggettivamente, una delle possibilità più concrete, anche se non elencate dallo stesso Irving, è quella dei Phoenix Suns. Ottenere Bledsoe con alcuni giovani e determinate scelte potrebbe risultare vantaggioso per Cleveland, anche qualora James decidesse di salutare il prossimo anno. Ma non è da escludere nemmeno un’estrema opera di convincimento dello stesso LeBron nei confronti di Irving, tentando di far capire al playmaker come si possa fare l’ultimo tentativo di conquista di un anello. E’ un’ipotesi remota, ma pur sempre da non sottovalutare.

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Attenzione, però, perché l’NBA è un mondo tanto meraviglioso, quanto enigmatico. Le “schermaglie” palesate da Irving potrebbero essere un semplice specchietto per le allodole, una sorta di mossa anticipatrice di quella che poi effettuerà James la prossima estate. Magari Kyrie sta decidendo di anticipare il viaggio verso un’altra franchigia, dove verrà poi raggiunto dal Re. Si tratta di fanta-basket, ma mai escludere nulla. Ogni teoria, in un contesto del genere, ha una sua intrinseca veridicità.