Sorprese, conferme e delusioni: la situazione NBA dopo tre giorni

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Sì, certo, sono passate solo tre notti da quando la National Basketball Association è ricominciata. Ma esse bastano per fornire agli appassionati infiniti argomenti di discussione. E, soprattutto, sono servite affinché tutte le trenta squadre del campionato giocassero almeno una partita. Per cui già ora è possibile analizzare le situazioni di alcune squadre che in questa partenza hanno sorpreso o deluso, oppure hanno semplicemente dato conferme della loro forza.

In un’analisi di questo tipo non si può di certo non partire dai Los Angeles Lakers. La squadra allenata ora da coach Mike Brown è stata tra le più grandi delusioni di questo inizio. I Lakers hanno già affrontato il loro back-to-back-to-back (tre partite in tre notti) stagionale, vincendone solo una nella notte appena trascorsa contro i modesti Utah Jazz. Contro i Bulls i Lakers sembravano aver la partita in mano, ma sono stati raggiunti e superati nel finale dalle prodezze di Deng e Rose; contro Sacramento, invece, sono stati sconfitti senza appello. Quali sono i problemi dei Lakers? Contro i Bulls una difesa troppo morbida all’interno del pitturato, più in generale le condizioni fisiche di Kobe e l’assoluta dipendenza di tutta la squadra dalla coppia Bryant-Gasol. I Lakers potranno tornare ai vertici quando troveranno una propria identità offensiva con il nuovo allenatore.

I Miami Heat hanno avuto probabilmente assieme ai Celtics il calendario più difficile di tutti e ne sono usciti brillantemente con due vittorie. Nella rivincita della scorsa finale hanno demolito i Mavericks, ieri notte hanno condotto per 48’ contro i Celtics, rischiando solo qualcosa nel finale. Ma se i Celtics erano laboriosamente riusciti a tornare in partita, ci ha pensato il rookie Norris Cole a segnare due canestri consecutivi (16 punti per lui nel quarto quarto) per ricacciare indietro gli avversari. Gli Heat hanno dimostrato enorme solidità e voglia di vincere in queste due gare e si stanno candidando per essere la sola e unica squadra da battere. E, certo, se nei momenti di difficoltà non ti servono nemmeno James, Bosh e Wade perché la partita te la risolve un Norris Cole, Miami può veramente sperare che questo sia l’anno buono.

I campioni in carica, i Dallas Mavericks, hanno probabilmente avuto l’inizio peggiore di tutti: 0-2 secco con due partite giocate ai limiti dell’indecenza. Sconfitte, anzi, imbarcate contro i Miami Heat e i Denver Nuggets di Danilo Gallinari. I problemi per i Mavericks sembrano essere l’inserimento e l’integrazione di tutti gli elementi della rosa, specie di nuovi arrivati chiave come Vince Carter e Lamar Odom, e la mancanza di peso all’interno dell’area, dove Haywood ha fatto un’enorme fatica nel match di Natale. Oltre alla partenza di Chandler, potrebbe farsi sentire anche quella di J.J. Barea, vero uomo chiave delle Finals 2011.

Oklahoma City Thunder è l’unica altra squadra insieme a Miami e Portland a trovarsi sul 2-0 dopo due gare. I Thunder hanno maturato questo risultato attraverso una vittoria casalinga sui Magic e una a Minneapolis contro i Timberwolves. Certo, la squadra gira intorno ai punti (tanti) segnati dal trio Westbrook-Harden-Durant, che non hanno tradito in questo inizio vincente di stagione. Ma molto passa anche dal pitturato, dove la coppia Ibaka-Perkins può dare del filo da torcere a qualsiasi lungo della NBA. Dwight Howard, per citarne uno, ha segnato solo 11 punti tirando con il 33% dal campo.

Li abbiamo citati poco fa e allora approfondiamo il discorso: i Portland Trail Blazers hanno vinto entrambe le gare finora disputate. Certo, hanno sofferto contro i Sixers che hanno messo a segno quattro triple negli ultimi quattro minuti, ma alla fine hanno portato a casa il risultato, sconfiggendo nella notte successiva, e non di misura questa volta, i Sacramento Kings che arrivavano dalla brillante vittoria sui Lakers. La squadra ruota intorno a LaMarcus Aldridge e ad un Gerald Wallace magnifico contro i Kings. Niente male, considerando che dopo il ritiro di Brandon Roy molti avevano pensato che questa squadra difficilmente potesse ripetere i buoni risultati delle ultime stagioni.

Tocchiamo poi un altro tasto dolente tra le big del campionato: i Boston Celtics. La squadra allenata da Doc Rivers, campione nel 2008 e finalista nel 2010, ha iniziato, esattamente come i Mavericks (e i Timberwolves), con uno 0-2. Certo, il calendario non è stato favorevole a Boston, che ha giocato prima a New York e poi a Miami. Ma Doc Rivers può trarre diverse conclusioni positive dai due incontri, ovvero può appurare, se servisse ancora, che i suoi Celtics, pur privi di un infortunato Paul Pierce, non si stancano mai di lottare e provano sempre a portare a casa la partita, anche nelle situazioni più complicate. Infatti i biancoverdi hanno rimontato in entrambe le partite, arrendendosi solo a Carmelo Anthony nel primo caso e a Norris Cole nel secondo, ma mettendosi sempre in condizione di poter vincere la gara.

Né promossi né bocciati i Chicago Bulls di Tom Thibodeau, che dopo due partite giocate hanno un record di 1-1. Se i Bulls avevano infatti impressionato tutti gli appassionati dopo la grande gara giocata allo Staples Center contro i Lakers (vinta di 1 grazie ad un canestro di Derrick Rose a pochi secondi dalla fine), hanno poi rovinato tutto subendo una grossa sconfitta in California contro gli Warriors. Certo, contando che le due partite si sono giocate in due notti consecutive, si può pensare che, dopo lo sforzo profuso per vincere contro i Lakers, i Bulls siano arrivati un po’ stanchi alla seconda partita e può risultare veramente difficile sostenere il ritmo degli Warriors se non si è al 100%.

Arriviamo al capitolo eroi dei primi tre giorni. I tre nomi che vengono spontaneamente in mente ripensando alle tante gare di queste notti sono quelli di Eric Gordon, Norris Cole e DeMarcus Cousins. Gordon, ceduto dai Clippers nell’ambito dell’affare Chris Paul, si è subito ambientando a New Orleans impattando il canestro della vittoria a Phoenix contro i Suns di Steve Nash. Norris Cole, di cui abbiamo già parlato, ha segnato 16 punti nel quarto quarto consegnando agli Heat la vittoria sui Celtics. L’ultimo che si merita l’appellativo di “eroe” è senza dubbio DeMarcus Cousins, tarantolato protagonista del match vinto dai suoi Kings contro i Los Angeles Lakers; per lui in quell’occasione 12 punti e 11 rimbalzi.

Rimandato, invece, Deron Williams. La stella dei Nets ha incantato il mondo con un’ottima performance nella rimonta di New Jersey sul campo di Washington, salvo poi sparire nel match della notte successiva perso, e non di poco (-36…), contro gli Atlanta Hawks. Certo, una partita storta può capitare a tutti, specie se è tutta la squadra a non girare, ma Deron deve anche pensare che i Nets difficilmente andranno ai Playoffs senza un suo apporto costante e continuo e anche solo qualche sua prova storta può fare la differenza tra l’ottavo e il nono (ma anche il decimo o l’undicesimo!) posto nella Eastern Conference. Protagonista invece assolutamente negativo Mehmet Okur: per il centro turco dei Nets 1/9 al tiro in due gare.