Stats don’t lie/31 – The Pelican

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Avete presente l’atmosfera che si respira al Draft? Quel misto di incertezza e mistero che precedono ogni scelta. Certo, se poi si tratta della prima scelta tutto ciò è anche intensificato. Basti pensare a quest’anno, alla “sfida” tra Wiggins, Parker e se vogliamo anche Embiid. Ma ci sono degli anni in cui tutto ciò non accade, in cui la prima scelta ha già un nome e un cognome e che difficilmente cambierà volto. Nel 2012 fu proprio così. Eppure non si trattò di un anno privo di giocatori di talento, anzi nelle successive scelte uscirono nomi come Lillard, Kidd-Gilchrist, Ross, Drummond e molti altri. Ma quel nome aveva una marcia in più. E a New Orleans lo avevano capito.

2010, Anthony fa parte della squadra del suo liceo, la Perspectives Charter High School di Chicago. Non è un liceo molto prestigioso e partecipa al campionato che si tiene tra le varie scuole pubbliche della Windy City. Durante una esibizione in AAU alcuni scout lo notano ed il ragazzo finisce irrimediabilmente sotto i riflettori delle maggiori riviste sportive americane che lo incoronano unanimemente come miglior giocatore liceale del Paese.

Passa un anno e Kentucky non perde tempo ad inviarli una borsa di studio per vederlo giocare con la prestigiosa canotta dei Wildcats. Qui il giovane si trova subito a suo agio e in 40 partite giocate mantiene medie ottime per un Freshman (14.2 PPP/FG% 62.3, 10.4 RPP, 1.3 APP), cosa che fa presupporre che non rimarrà a lungo in NCAA. La prova decisiva fu la March Madness, in cui Anthony guidò i Wildcats alla vittoria finale con prestazioni formidabili (13.7 PPP, 12.3 RPP, 3.0 APP). E fu così che Davis si dichiarò eleggibile per il draft dopo appena un anno di college ma con la quasi certezza di essere una futura prima scelta. E non si sbagliava. Gli allora New Orleans Hornets non si lasciano sfuggire la ghiotta occasione e, senza nemmeno far passare i 5 minuti a disposizione per la scelta (per essere precisi passarono 3.07 minuti), scelgono l’ormai famoso “Monociglio” classe ’93 nativo di Chicago.

Come se non bastasse fu inserito tra i pre-convocati per la spedizione Londinese dei giochi olimpici dell’estate del 2012. Il caso ha voluto che, causa infortunio di Griffin, fosse inserito nella lista ufficiale dei convocati, lui che non aveva ancora mai disputato una partita in NBA. Infatti non riesce a tagliarsi molto spazio e colleziona 3.7 PPP, 2.7 RPP, 0 APP in 7 partite. Dopo l’avventura olimpica finalmente entra nel mondo NBA.

Al suo esordio, avvenuto contro gli Spurs il 31 ottobre, dimostrerà che la sua abilità nell’adattarsi velocemente a nuovi ritmi e tipi di gioco è proprio un suo marchio di fabbrica e infatti chiuderà la partita con 21 punti e 7 rimbalzi, anche se San Antonio vincerà la partita 99-95.

Tutta la sua stagione da Rookie verrà costellata da grandi prestazioni ed altre mediocri, come normale per un giocatore al primo anno. Chiuderà l’anno con 13.5 PPP, 8.2 RPP, 1.0 APP. Ciò però non è bastato per guadagnarsi il Rookie of the Year, andato invece a Lillard, 6a scelta al Draft, il quale ha concluso la stagione con 19.0 PPP, 3.1 RPP, 6.5 APP di media.

Davis ha talento ma il fisico deve cambiare se vuole continuare ad essere competitivo contro i giganteschi lunghi NBA. Ed è proprio durante l’estate che avviene la trasformazione.

Anthony è nettamente cresciuto dal punto di vista fisico ed anche il tiro dalla media è migliorato. Ora è il momento di dimostrare che Davis è cambiato.

L’emblema di questa trasformazione è racchiusa principalmente in una partita. 17 marzo, Pelicans vs Celtics, 121-120 OT, Anthony Davis 40 punti (CH) e 21 rimbalzi (CH). Questa però non è la “partita della vita” che può essere decretata anche da un alto tasso di fortuna, questa partita è il frutto di duro lavoro ed è la dimostrazione che quel monociglio verrà ricordato. La stagione si è conclusa e miglioramenti sono più che evidenti: 20.8 PPP, 10.0 RPP, 1.6 APP.

Il futuro di New Orleans gira intorno ad un unico giocatore, e se vogliono ancora usufruire delle sue “grazie” devono dargli una squadra competitiva, perché uno come lui NON può NON vincere!