Steve Nash, storia di una leggenda

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Johannesburg, 7 Febbraio 1974. E’ un freddo pomeriggio d’inverno di metà anni ’70 nella capitale sudafricana, in piena apartheid. Nasce Steven John Nash, da padre inglese in Sudafrica per lavoro e madre gallese, anch’essa li per esigenze lavorative. Ma il Sudafrica in quel periodo non è sicuramente il posto migliore per vivere, e nonostante John e Jean ( genitori di Steve ) siano di carnagione chiara, sanno benissimo che restando li Steve comincerà a porsi delle domande, a chiedersi perchè tutti quei ragazzi di colore siano trattati in quel modo, o peggio che diventi anch’esso razzista circondato dalla società bianca con cui si troverà a contatto. Jean e John non ci stanno, e dopo la nascita del secondo figlio, Martin, decidono di cambiare aria e trasferirsi a Regina, per poi trasferirsi nuovamente e stablizzarsi a Victoria, cittadina della British Columbia molto vicina a Vancouver.

Il piccolo Steve cresce e naturalmente inizia a praticare sport. Ora voi penserete che un due volte MVP, un futuro Hall of Famer come Nash abbia subito iniziato con il basket, da vero predestinato. Ecco, niente di più sbagliato. Steve è uno dei migliori giocatori di calcio della sua scuola, capitano e miglior giocatore della squadra di hockey ed eccellente giocatore di baseball. Insomma, non si può dire che sia stato un ragazzo poco propenso allo sport, ma fatto sta che fino a quel momento Steve non aveva mai toccato la palla a spicchi. Metà anni 80, l’NBA comincia a diffondersi sulle TV di quasi tutto il mondo, grazie alle gesta di Bird, Magic, Dr. J e soprattutto grazie a David Stern. Piano piano anche i campetti canadesi cominciano a riempirsi, le iscrizioni alle “scuole basket” raddoppiano. Ora essere giocatori di basket è da “popolari”. Anche Steve si comincia ad appassionare al basket, anche perchè dimostra fin da subito di avere mani molto educate. Quando non giocano gli Spurs, ( i Totthenam Hotspurs, club di famiglia dove giocherà per un brevissimo periodo anche suo fratello Martin ) Steve va al campetto, e anche se è da solo simula azioni, partite, e soprattutto tira in continuazione, fin quando non arriva a segnare più di 3/4 triple consecutive. Grazie anche a questo allenamento estenuante, Steve diventa in pochi anni uno dei migliori prospetti del basket canadese. Più che di NBA, Steve è un grandissimo appassionato di College Basket, dove sogna di arrivare a giocare. Nash migliora in continuazione, trascinando la sua squadra a ottimi risultati, e il suo nome comincia ad essere noto anche oltreoceano: passa il tempo e non arrivano ancora offerte ufficiali da parte dei College. Allora Steve va a parlare con il suo allenatore e gli chiede aiuto per attirare l’attenzione di qualche scout: ed ecco che nasce “The tape”, un videocassetta “scouting” su Steve diretta dal suo allenatore e successivamente mandata ai College che avevano dimostrato un certo interesse per lui. La carriera americana di Steve sembra essere definitivamente compromessa. Si perchè “the tape” non ottiene gli effetti desiderati, anzi; in questa cassetta c’erano solo azioni e giocate fatte da Steve contro difensori di massimo 1.65, il che ha creato un fortissimo scetticismo tra gli scout che avranno pensato: “Beh ma questo alla fine gioca con gente molto più bassa e gracile di lui, quando si trova davanti colossi di 2.10 in Division I che fa? Troppo rischioso reclutarlo ” . Sembra quindi che Steve si debba “accontentare” di un posto in qualche college canadese per poi giocare in NBL, senza aver mai la possibilità di giocare in una partita in NCAA, che era diventato il suo sogno, e da sogno era passato a possibilità concreta, per poi tornare di nuovo un lontano sogno. Finale del torneo liceale canadese. Ovviamente c’è anche Steve, che è riuscito a trascinare la sua squadra fino a questo punto della competizione. Tra tutti gli spettatori c’e anche Jay Triano, forse uno dei più grandi conoscitori di basket che il Canada abbia mai conosciuto, nonchè allenatore della nazionale Canadese nell’olimpiade del 2000. Jay, oltre ad essere una grandissima mente cestistica, è anche un uomo molto intelligente ed estremamente attento ed è proprio lui a lanciare l’allarme dopo qualche minuto dall’inizio della partita : ” Chi è quel signore con il capello? Non è canadese ” . E ci aveva visto giusto. Il signore in questione è Dave Daley, inviato dall’università di Santa Clara in Division I per osservare il piccolo Steve. Nash è stupito dall’attenzione che il pubblico nutre verso questo soggetto e comincia ad avere qualche sospetto, ma non può di certo immaginare che quell’uomo sarà uno delle figure che più segneranno la sua vita, che sarà l’artefice di quello che diventerà lui, di quello che diventerà uno dei migliori playmaker di tutti i tempi. Naturalmente Steve domina la partita e permette alla sua squadra di portare a casa il titolo: il reclutamento è andato a buon fine, Steve John Nash farà parte del roster di Santa Clara nell’anno successivo.    L’etica lavorativa di Nash stupisce tutti, si narra addirittura che per   migliorare nel ball-handling camminasse per i corridoi del college palleggiando con una pallina da tennis. Steve ha un buon impatto fin dalla prima stagione: 8.1 punti di media tirando con il 40% dall’arco e l’82% ai liberi. Nella seconda stagione, grazie anche al grande lavoro e allenamento fatto da Nash su diversi campi, il nativo di Johannesburg diventa il leader della squadra. Dirige il gioco e inizia a segnare con continuità: le medie salgono a 14.5 punti e 3.7 assist di media. Terzo anno, siamo arrivati al punto della svolta per Steve: la stagione da Senior a Santa Clara è sontuosa, Steve arriva a segnare 20.9 punti e a dar via ben 6.4 assist di media. Ed ecco che Steve comincia ad essere inserito nei mock draft. Da una possibile carriera in NBL, Steve passa a poter ad arrivare a giocarsela con i più grandi giocatori al mondo, nella NBA. Se qualcuno, anche solo due anni prima gli avesse detto ” Guarda, tu puoi arrivare a giocare in NBA ” Steve più che sentirsi onorato l’avrebbe presa quasi come un presa in giro. Eppure, cogliendo di sorpresa un pò tutti, Steve decide di restare anche per l’ultimo anno al college, sperando di migliorare ulteriormente e quindi salire nel Draft. Purtroppo le sue medie diminuiscono leggermente ( 17 punti e 6 assist di media ) ma Steve continua ad essere stabilmente nelle prime 30 scelte nelle previsioni degli esperti. Consegue la laurea e lascia l’università come miglior assistman della storia dei Santa Clara Broncos. 26 giugno 1996. E’ un caldo giorno d’estate a Rutheford, New Jersey, dove si svolge il Draft NBA, che verrà poi considerato come uno dei migliore di tutti i tempi. Scelta n.15, tocca ai Phoenix Suns [youtube http://www.youtube.com/watch?v=6UH__r3Llpk] I tifosi dei Suns non la prendono bene. Ma come? In un draft del genere, vai a scegliere un’altra point guard che tra l’altro viene da un college semi-sconosciuto, quando hai già Sam Cassel e Kevin Johnson? E le prime stagioni di Nash non riescono di certo a zittire la disapprovazione dei tifosi dei Suns verso di lui. Steve, impiegato dalla panchina e utilizzato per meno di 10 minuti nella sua prima stagione, viene usato quasi esclusivamente come “specialista” del tiro da 3 punti. Nash, durante la permanenza a Santa Clara si era trovato a contatto con Donnie Nelson, figlio di Don Nelson, membro dell’hall of fame. Donnie fa parte dello staff dei Mavericks, che sono al tempo allenati e gestiti dallo stesso Don. I Mavs necessitano di un playmaker giovane e futuribile, ed ecco che interviene Donnie, che riesce a convincere il padre a puntare su Nash. I Suns accettano la trade proposta da Nelson, che offre alla squadra di Phoenix Muursep, Wells e una futura scelta al Draft. Nelson diventerà un’altra figura fondamentale nella carriera di Nash: qualunque altro allenatore, trovandosi davanti Nowitzki e Nash, bianchi con una buona tecnica, li avrebbe rinchiusi in qualunque sala pesi per farli migliorare sotto il punto di vista atletico, peggiorandone però altri aspetti. Ecco, Don era diverso. Si concentrò principalmente sulle tipologie di Steve e Dirk, sul gioco che potevano esprimere e su come potevano farlo al meglio. Le prime due stagioni di Nash a Dallas non sono del tutto positive ( 8.6 punti e 4.9 assist le medie nella stagione 99-00 )complici anche alcuni infortuni, e Dallas non riesce ad approdare ai PO. Nella stagione 2000-2001 la carriera di Nash conosce una decisiva svolta. Mark Cuban acquisisce i Mavericks, e dalla FA arrivano subito Finley e Juwan Howard, che insieme a Steve e Dirk giocano un’ottima stagione. Nash totalizza 15.6 punti e 7.3 assist di media e contribuisce all’arrivo dei Mavs ai PO ( che vengono poi eliminati in semifinale di Conference ). Steve continua a crescere, e grazie ad un’ottima stagione nel 2001-2002 diventa un All Star e viene inserito nel terzo miglior quintetto NBA con le medie di 17.9 punti e 7.9 assist, ma i Mavs si fermano di nuovo alle semifinali di Conference. Nella stagione successiva Nowitzki e Nash ( 17.7 punti e 7.3 assist di media con annessa convocazione all’All- Star Game per il canadese ) guidano i Mavs alla finali di Conference, dove vengono però sconfitti dai San Antonio Spurs. La stagione 2002-2003 è fallimentare per i Mavs. Arrivano Antawn Jamison e Antoine Walker, ma la squadra di Dallas non va oltre il primo turno di Play-Off e Nash non viene neppure chiamato per l’All Star Game, nonostante il massimo di assist in carriera ( 8.9 a partita ). Off-season del 2003. Il contratto di Steve Nash è in scadenza, ma il canadese vorrebbe assolutamente rinnovare con la squadra texana, a cifre consone, naturalmente. Mark Cuban ha idee diverse. Perchè dovrebbe investire tanto su un trentenne che viene da una stagione negativa? Nessun motivo valido, se non fosse che il trentenne in questione è Steve Nash. Tuttavia offre a Steve un rinnovo per 9 milioni all’anno. Problema, Nash è Restricted Free Agent, e quindi deve firmare obbligatoriamente per la squadra che gli offre il contratto più alto. I Suns, si di nuovo loro, quelli che lo avevano ceduto a Dallas per Muursep, gli offrono un quadriennale da 63 milioni di dollari. Nash non vuole lasciare i Mavericks, e corre nell’ufficio di Cuban a chiedere al patron dei Mavericks di pareggiare l’offertona dei Suns: niente da fare, Cuban ha altri piani per il futuro. Agli dei del basket piace divertirsi. I Suns, quella squadra in cui era stato contestato e relegato in panchina, dove era stato aspramente criticato, la squadra che aveva investito a sorpresa la scelta di uno dei Draft migliori di tutti i tempi per un ragazzino semi-sconosciuto proveniente da un college semi-sconosciuto, hanno offerto un contratto di circa 16 milioni di dollari ad un trentenne che sembra poter dare ancora poco alla lega. I Suns, che venivano da una fallimentare stagione di 29-53 erano allenati da tale D’Antoni Mike, l’allenatore perfetto per Steve. Altra coincidenza, in quella squadra c’è anche Amar’è Stoudemire, ala grande perfetta per il gioco di Nash. Favorito anche da tutte queste circostanze , Nash si dimostra indiscutibilmente il giocatore più forte della lega, portando i Suns al miglior record dell’intera NBA. Ma non era finito? La sua carriera non doveva andare in calando da quel momento in poi? E allora come mai Steve è l’MVP della lega? Signori, stiam parlando di Steve Nash, la cui vita ha sempre riservato sorprese su soprese, sconvoglimenti su sconvolgimenti.Purtroppo i Suns falliscono l’assalto al titolo, sconfitti dai San Antonio Spurs nella finale della Western Conference. La stagione successiva dei Suns non inizia nel migliore dei modi, si infortunia gravemente Stoudemire, e Johnson e Richardson fanno le valigie e lasciano Phoenix. Tuttavia i Suns riescono a raggiungere il rispettabilissimo record di 54-28, e Nash è di nuovo l’MVP della lega ( 18,8 punti e 10,2 assist di media ). Dopo un difficile cammino nei primi turni di Play-Off, i Suns tornano di nuovo in finale di Conference. Ad attendere i Suns ci sono, guarda caso, i Dallas Mavericks di un Dirk Nowitzki probabilmente al top della sua carriera. Niente da fare anche questa volta per Nash, che viene eliminato per l’ennesima volta in finale di conference. La terza stagione ai Suns di Nash non è da meno, con il canadese che ottiene una media di 18 punti e 11 assist a partita ( secondo posto nella corsa all’MVP dietro Nowitzki ) , ma il percorso nei Play-Off è ancora difficile. Dopo aver eliminato i Los Angeles Lakers, i Suns si devono arrendere, di nuovo, contro i San Antonio Spurs. Da qui in poi la carriera di Nash SEMBRA conoscere un graduale declino. Nonostante l’arrivo di Shaquille O’Neal, i Suns ottengono solo il sesto record nella Western Conference e vengono eliminati, di nuovo, dai San Antonio Spurs. Nella stagione successiva il roster dei Suns si indebolisce e la squadra di Phoenix non riesce neppure ad accedere ai PO. Anno nuovo, vita nuova: nel 2009-2010 i Suns ottengono 54 vittorie e il terzo posto nella Western Conference. Battuti i Trail Blazers, ad aspettare i Suns ci sono, di nuovo gli Spurs. Ma questa volta Nash ha idee diverse, gli Spurs vengono spazzati via 4-0. Arrivato all’ennesima finale di conference, Nash si trova davanti i Los Angeles Lakers: ma proprio quando sembra che i Suns possano finalmente arrivare in finale, ecco che Mr.Kobe Bryant prende in mano la serie e permette ai Lakers di vincere 4-2 e di approdare alle NBA Finals. E dopo l’ennesima finale di Conference, Nash torna di nuovo a casa in mani vuote. Da allora i Suns modificano completamente il roster e non riescono più a tornare ai PO. Ma forse c’è una nuova possibilità per Steve.Nell’Off-Season 2012 I Lakers mandano ai Suns le scelte del Draft 2013 e 2015 in cambio del play canadese. In quell’anno ai Lakers approda anche Dwight Howard, considerato il miglior centro della lega: ma ne Mike Brown e ne Mike D’Antoni riescono a gestire una situazione di squadra cosi complessa, e complici anche molti lunghi infortuni i Lakers riescono ad arrivare ai Play-Off solo con il 7 record. Nash non è disponibile per infortunio, come anche Kobe Bryant, e i Lakers escono a pezzi dalla serie contro gli Spurs, che spazzano via i gialloviola e vincono la serie 4-0. La carriera di Nash sembra ormai volgere al termine, e dopo questa anonima stagione Steve sembra propenso al ritiro. Si ritirerà probabilmente senza anelli al dito, ma si ritirerà essendo il terzo assistman di tutti i tempi in NBA, si ritirerà con due MVP, si ritirerà con tanta , tantissima gloria, con innumerevoli finali di Conference raggiunte, si ritirerà dopo essere entrato numerose volte nell’esclusivo club del 40-50-90, si ritirerà come uno dei migliori playmaker di tutti i tempi. Decisamente non male per un ragazzino canadese che non doveva giocare neanche una partita in NCAA.