Ti ho odiato, Manu Ginobili

Ti ho odiato, Manu Ginobili

Non sono mai stato un fan di Manu Ginobili, e non credo sia un reato.

di Leonardo Zeppieri, @TOPlayer3

A me Manu Ginobili non è mai piaciuto. Intendiamoci, non è un giudizio sul valore tecnico del giocatore (sicuramente il miglior sesto uomo della storia), piuttosto la consapevolezza di avere in mente un’altra idea di pallacanestro.
Non credo di scoprire nulla di nuovo quando dico che Manu Ginobili ha costruito la sua carriera NBA su una serie di giocate estremamente furbe (crafty per gli americani) e, per forza di cose, ai limiti del regolamento. Su questi limiti l’argentino ha ballato il tango per 16 anni nei palazzetti di tutti gli Stati Uniti, vincendo non poche partite per i San Antonio Spurs. Per un certo periodo della sua carriera NBA, la lunga chioma è diventava un vero e proprio strumento, sottolineando ancor di più tutti quei movimenti di collo inscenati ad ogni penetrazione.
Decine di avversari sono stati mandati fuori giri dai suoi tricks, costretti a uscire per problemi di falli o a perdere importanti palloni nei momenti cruciali di vari incontri.

Diamo un’occhiata:

 

Nel giro di due azioni (23 secondi di gioco), Ginobili carica di due falli il miglior giocatore avversario (di cui uno in attacco, quindi palla persa), mandando su tutte le furie anche Gentry. Come se non bastasse, si prende anche quattro liberi. Dal punto di vista del risultato sono 23 secondi perfetti per i suoi: Manu ha dato un bel colpo alla partita, innervosendo gli avversari e guadagnandoci anche 4 punti.
Chi lo ama, lo ama anche per questo. Io no.

Attenzione, perché qua non c’è moralismo, anzi. Non trovo nulla di male nell’avvantaggiare la propria squadra in ogni modo possibile, nei limiti della legalità e della correttezza. Qui non vedo nulla di illegale o scorretto; Ginobili tenta di subire uno sfondamento e un tamponamento e, a mio avviso, sono gli arbitri a sbagliare (nel primo caso non ha posizione, nel secondo, più dubbio, è lui a urtare Davis, e non il contrario). Quello che ho sempre detestato di Emanuel David Ginobili è il fatto che queste giocate siano aumentate esponenzialmente nel corso degli anni, fino ad arrivare a sovrastare numericamente le giocate prettamente “cestistiche”, diventando l’unico vero motivo per cui tenerlo in campo. A causa di un fisico ormai logoro (com’è normale quando si va verso i quaranta), il Ginobili degli ultimi anni non era più in grado di stare davanti a nessuno, difensivamente (e, offensivamente, di battere chiunque dal palleggio), e si è sostanzialmente ridotto a cercare a ogni azione uno sfondamento “dubbio”, accentuare ogni colpo ricevuto, allacciarsi con i vari attaccanti pur di ottenere un fischio favorevole. A questo aggiungete che nessuno come lui sa far sembrare questi contatti ciò che non sono (quante volte avete cambiato idea dopo aver guardato il replay? Tornando all’episodio di cui sopra, in diretta anche io avrei fischiato sfondamento a Davis) – e otterrete un approssimativo quadro della situazione.

 

Are you serious?

Sia chiaro, Ginobili non è certo l’unico giocatore di questo stampo. Kevin Love, ad esempio, ogni volta che gioca in post basso di allaccia col difensore di turno (venendo premiato dalla terna quasi sempre). E come lui, altri maestri del genere sono Kemba Walker, Blake Griffin e James Harden.
La differenza è che, almeno in Italia, Ginobili pare godere dell’immunità totale, e viene anzi molto apprezzato anche per questo tipo di giocate. La “colpa” di tutto questo? Il passato del nostro tra Reggio Calabria e Bologna e una certa narrativa, televisiva e non, troppo abituata ad esaltare o mortificare le stesse azioni a seconda della simpatia nei confronti del giocatore protagonista [con tutto il bene e l’ammirazione che ho per Flavio Tranquillo e Federico Buffa – sì, mi sto riferendo a loro].

Una di queste furbate gli costò anche i Playoffs 2011, giocati con un gomito in disordine per via di questo fallo:

 

Altra situazione: Spurs-Thunder, regular season 2013/2014. Dopo una buona difesa su Durant, Ginobili va a terra a seguito di un contatto con KD. Gli arbitri non fischiano e Durant è libero per il tiro. Dal replay è evidente il flopping dell’argentino:

 

Ultimo video: Playoffs 2012, Spurs-Clippers. Ginobili viene inseguito da Bledsoe mentre gira intorno a un blocco. Cerca in tutti i modi il contatto per graffiare 3 tiri liberi: palla persa e schiacciata di DeAndre Jordan.


Quello che non ho mai sopportato, in buona sostanza, è stato guardare partite in cui ogni due azioni si avevano situazioni del genere, con gli arbitri costretti a decidere il risultato ancor più dei giocatori stessi (chi ricorda il controverso episodio con Waiters in gara 2 dei Playoffs 2016?).
Mi ripeto, costretto dalle inevitabili critiche: non discuto il valore tecnico del giocatore, che anzi apprezzo moltissimo nonostante il contorno che ho provato a delineare in questo breve articolo.

Adios Manu, ma senza affetto.

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