Vite da NBA: Carlos Boozer, The Alaskan Beast

di Andrea Piazza

sbnation.com
Se a Salt Lake City c’è stato qualcosa di lontamente paragonabile alla coppia Stockton to Malone, il merito è senz’altro di Deron Williams e Carlos Boozer. Quest ultimo è il protagonista del nuovo episodio della nostra rubica: “Vite da NBA”. Carlos Austin Boozer jr, nativo di Aschaffenburg, una base militare in Germania, cresce a Juneau, in Alaska, dove con suo padre pratica basket nonostante le freddissime stagioni presenti nella capitale. Proprio a Juneau, si afferma come uno dei prospetti più interessanti a livello liceale, vincendo per 2 volte consecutive il titolo con la sua high school, facendosi mettere gli occhi puntati addosso dalle più grandi università d’america. Dopo aver ricevuto molte offerte, decide di firmare per Duke, squadra allenata dal leggendario coach Mike Krzyzewski, fresco vincitore del mondiale FIBA in Spagna con la nazionale statunitense. Dal ’99 al 2002, Carlos disputa grande stagioni a Duke, trascinando la squadra alla vittoria del titolo NCAA nel 2001. Insieme a Mike Dunleavy e Jay Williams, riesce a entrare nella storia dell’università al termine del suo ultimo anno, battendo il record di punti segnati in una singola stagione (600), eguagliato solo nel 2010 da Kyle Singler, Nolan Smith e Jon Scheyer. Dopo 3 anni e tante vittorie, Boozer decide di dichiararsi eleggibile per il Draft del 2002 insieme a Williams e Dunleavy. Mentre i suoi due compagni di squadra vengono chiamati con la seconda e terza scelta assoluta (solamente dietro al mostro sacro Yao Ming), Carlos si accontenta della numero 34 dei Cleveland Cavaliers. Da rookie, riesce ad avere subito un buon impatto, finendo la stagione con 10 punti e 7.5 rimbalzi di media. Performances e medie che gli consentono di inserirsi per rispettivamente 10 e 7 volte tra i migliori giocatori per percentuali dal campo e per rimbalzi presi. Inizia alla grande la sua seconda stagione in NBA, chiudendo la campagna da sophomore con 15.5 punti e 11.4 rimbalzi di media. Cleveland, soddisfatta del ragazzo, decide a sorpresa di non esercitare l’opzione per rinnovargli il contratto di un altro anno a soli 695.000 dollari, facendolo diventare così un free agent con restrizioni. Sicuri dell’accordo verbale preso in precedenza con l’entourage di Boozer, i Cavaliers offrono al giocatore un sessennale da 39 milioni di dollari. Apparentemente, Carlos sembra ormai destinato a rimanare un giocatori di Cleveland a lungo.. ma si sa, nel basket le cose cambiano molto in fretta. Il 30 Luglio 2004 Utah contatta l’ex Duke, offrendogli un sessennale da 70 milioni di dollari. Il ragazzo accetta e i Cavaliers si tirano indietro, non pareggiando l’offerta per motivi di salary cap. Gordon Gund, owner dei Cavaliers, manifesta il suo disappunto alla stampa con le seguenti parole: “Analizzando la situazione, avevo deciso di mostrare il rispetto che Carlos mi aveva chiesto, fidandomi di lui. Avevamo un accordo.” Un accordo inesistente, però, per il nativo di Aschaffenburg, una persona che ‘non da la sua parola per poi tirarsi indietro’. Finita la turbolenta estate, inizia benissimo la regular season 2004/2005 con i Jazz, viaggiando a 17 punti e 9 rimbalzi per gara. Un infortunio, però, gli fa terminare la stagione in anticipo dopo 51 gare, lasciando in una brutta situazione la squadra che, senza il suo apporto, non riesce a centrare per la seconda volta in 22 anni la postseason. Larry Miller, proprietario della franchigia di Salt Lake City, finita la stagione ha criticato ampiamente il ragazzo, accusandolo di scarso impegno. L’infortunio, però, è più grave del previsto. Carlos è costretto a saltare tutta la prima parte della stagione successiva, rientrando nelle rotazoni a Febbraio come panchinaro. A suon di buone prestazioni, si riconquista il posto di titolare a Marzo, finendo la regular season in maniera brillante con 20 punti e 10 rimbalzi di media, smentendo le molte critiche legate al suo rendimento. In quella stagione, oltre alle buone prestazioni di Boozer, ci sono le molte aspettative legate al playmaker rookie Deron Williams che, in 75 gare, registra 10.8 punti e 4.7 assist di media, partendo spesso dalla panchina. Nel 2006/2007 i Jazz registrano la miglior partenza della loro storia, 12 vittorie su 13 partite. Merito di Boozer e di Williams, una coppia destinata a fare la storia della franchigia. Il primo viene premiato come miglior giocatore della settimana ad Ovest e come riserva all’All Star Game, che salta per un problema al perone destro. Questa volta, però, riesce a terminare la stagione trascinando Utah alla vittoria della Northwest Division. Vengono così raggiunti i playoffs, obiettivo centrato l’ultima volta nel 2002, quando ancora in squadra militavano Stockton e Malone. Al primo turno, i mormoni se la devono vedere contro i Rockets di Mcgrady e Yao Ming, la prima scelta assoluta nel draft di Carlos. Solamente dopo 7 gare, la squadra di Williams&Boozer riesce a spuntarla. Memorabili le prestazioni di quest ultimo in gara 2 (41 punti, career high) e in gara 7 (35 punti, 14 rimbalzi e i due tiri liberi decisivi nel finale.) Sull’onda dell’entusiasmo, la squadra spazza via i Golden State Warriors per 4-1, raggiungendo per la prima volta dal 1998 le finali di conference. I ragazzi di Sloan nulla possono però contro i San Antonio Spurs, squadra con più esperienza e talento, che li liquida con un 4-1 finale nella serie. Boozer chiude la sua prima campagna ai playoffs con 23.5 punti e 12.2 rimbalzi di media, disputando tutte e 17 le partite della postseason. Con queste performances, Carlos dimostra di essere ancora una volta valido e integro. Grazie ad una forma fisica smagliante, la stagione successiva gioca 81 partite su 82 in regular season, accompagnate da cifre super (21.1 punti e 10.4 rimbalzi di media). Viene selezionato ancora come riserva all’All Star Game, che questa volta disputa totalizzando 14 punti e 10 rimbalzi in soli 19 minuti. Per il secondo anno di fila, i suoi Jazz si trovano di fronte al primo turno i Rockets, ormai a conoscenza di tutti i pregi e difetti di Carlos sul parquet. Nonostante le sue medie realizzative scendino (16.2 punti), la squadra riesce lo stesso a superare Houston dopo 6 partite, interrompendo il cammino in postseason contro i Lakers (poi campioni) in semifinale. Se la stagione 2007/2008 è stata la migliore nella sua carriera, non si può dire la stessa cosa di quella successiva. I soliti problemi fisici tengono Carlos ai box per 44 partite da Novembre a Febbraio, costretto ad un intervento chirurgico al ginocchio destro, che suscita molte polemiche legate alla sua condizione fisica. Al rientro, aiuta la squadra a centrare nuovamente i playoffs, durati solamente 5 gare per colpa dei Los Angeles Lakers (4-1). In estate esercita a sopresa la player option nel suo contratto, decidendo di giocare un altro anno sotto la guida di Jerry Sloan. Nel contract year, riesce a rimanare integro e a disputare ben 78 partite, alzando di nuovo le sue medie realizzative scese nella passata stagione. Con un record di 53-29, i Jazz si affacciano nuovamente alla postseason, eliminando i Nuggets al primo turno, per poi uscire nuovamente contro i rivali di sempre, i Los Angeles Lakers, con un sonoro 4-0. La città, la squadra e i tifosi intuiscono le intenzioni di Boozer.. durante la free agency il ragazzo non è intenzionato a rifirmare; vuole tentare una nuova avventura in una squadra più blasonata, per cercare di conquistare per la prima volta in carriera il tanto desiderato anello.

L’8 Luglio 2010..

tramite sign and trade, i Chicago Bulls ottengo Carlos Boozer dagli Utah Jazz. Per via di un infortunio, salta tutta la preparazione e le prime 23 partite di regular season. Chiude l’annata con 17.5 punti e 9.6 rimbalzi di media, vitali ai Bulls per conquistare la prima piazza nella Eastern Conference. Dopo aver eliminato Pacers (4-1) e Hawks (4-2), i Bulls vengono sconfitti dai Miami Heat di Lebron James per 4-1. Una postseason amara per Boozer che rende al di sotto delle aspettative (12.6 punti di media). Nella sua seconda stagione, iniziata tardi per colpa del lockout, chiude con 15 punti e 8,5 rimbalzi di media, ma disputa ben 66 partite. Nel primo turno dei playoffs, alla fine di gara 1 contro i 76ers, il brutto infortunio capitato a Derrick Rose rivoluziona di molto le ambizioni dei tori, che vengono eliminati per 4-2 dagli sfavoriti ragazzi di coach Collins capaci di vincere la loro prima serie dal 2003. Chiusa la stagione con 15 punti e 8.5 rimbalzi di media, sembra ormai essere chiaro il lento declino che sta attraversando Boozer, capace di smentire le critiche nella stagione successiva facendo registrare un solido 16.2 punti e 9.8 rimbalzi di media in 79 gare. La squadra, senza Rose, sembra affidarsi molto di più al talento offensivo di CB, necessario per superare l’ostacolo Brooklyn Nets dopo un’intensa serie durata 7 gare. In semifinale, complice anche il roster ridotto a 8 giocatori, perdono la serie 4-1 nonostante la vittoria in gara 1 all’American Airlines Arena. Ancora privi di D-Rose, i Bulls di un Boozer molto spento durante la RS (13.7 punti di media), vengono eliminati dai giovani Wizards al primo turno dopo 6 gare. A nulla serve una stagione eroica della banda di coach Thibodeau coronata dal premio individuale vinto dal centro titolare Joakim Noah (Defensive Player Of The Year). Con il ritorno dopo 2 anni di Rose e la rivoluzione nel pacchetto lunghi con gli arrivi di Gasol e Mirotic, la franchigia lo informa il 15 Luglio 2014 di aver deciso di applicare l’amnesty sul suo contratto. La power forward classe ’81, quindi, si ritrova free agent alla ricerca di un nuovo contratto, che arriva solamente due giorni dopo. Il 17 Luglio 2014, esattamente 2 giorni dopo essere stato amnistiato, Carlos si accasa ai Lakers che si impegnano a pagare 3,25 dei 16,8 milioni di dollari previsti dal suo contratto con i Bulls, mentre i restanti 13,55 milioni verranno pagati dalla squadra di Chicago. “Sono molto contento di essere arrivato qui, è una grande sfida per me, per la squadra e sto già lavorando per questo. Molte persone mi hanno etichettato come un giocatore finito.. ma non lo sono. E lo dimosterò.” – ha dichiarato recentemente alla stampa di Los Angeles. Nonostante le buone intenzioni, ha iniziato la stagione con il “freno a mano”; viaggia a 13.4 punti e 6.9 rimbalzi di media in una squadra che sta attraversando un brutto periodo (3-9 di record). Con l’infortunio della quinta scelta assoluta all’ultimo draft Julius Randle, sarebbe logico pensare ad un minutaggio più elevato per l’ex Bulls, poco gradito dall’ambiente. I tifosi, infatti, vorrebbero vedere di più in campo Ed Davis, l’ala grande ex Grizzlies che sta conquistando sempre più minuti grazie alle sue buone performances. Ultimo ballo? Speriamo di no. Boozer offensivamente è stato uno dei giocatori più belli da vedere negli ultimi anni, deliziando soprattutto i tifosi di Utah che rivedevano in lui un nuovo Karl Malone. Un po’ esagerati, forse.. ma per un po’ di anni il suo livello di gioco, grazie anche all’intesa con Deron Williams, è stato davvero eccellente. Oggi spegne 33 candeline.. BUON COMPLEANNO CARLOS!

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