Vite da Nba: Zach Randolph

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www.fancluod.com Zachary Randolph nasce il 16 Luglio 1981 a Marion, Indiana. E se nasci in questo stato è quasi scontato che la tua vita sarà segnata dalla pallacanestro. La storia di Randolph è molto simile a quella di tanti altri giocatori, cresce in una famiglia dalle esigue disponibilità economiche e senza la presenza del padre. È attratto da subito dalla pallacanestro e passa intere giornate a giocare nei campetti della città crescendo in altezza e peso, mangiando le merendine dei compagni visto che nella sua casa i pasti erano piuttosto saltuari. All’età di tredici anni per Zach arriva la svolta, del tutto casuale come spesso succede. Il coach Mitch Sturm passeggiando durante una pausa pranzo per una stradina di periferia di Marion nota dei ragazzini che giocano a basket e si ferma ad osservarli per una decina di minuti e rimane colpito da alcuni dei ragazzi, fra cui Randolph, che nonostante abbiano un gioco “grezzo” mostrano buone abilità. Il coach dice loro di voler metter su una squadra e gli lascia il numero di telefono qualora volessero accettare la sua proposta. I ragazzi colgono al volo l’occasione proposta ed il telefono non tarda a squillare. Nascono cosi i “The Untouchables” che grazie a qualche sponsorizzazione dei negozi del luoghi e alla volontà di coach Sturm, che ad ogni partita carica i 10 ragazzi sul suo Suv per portarli a giocare.

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Randolph con l’ausilio di un coach vero migliora il suo gioco in maniera incredibile iniziando a prendere confidenza con quei movimenti che caratterizzano il suo gioco ancora oggi. Non manca però qualche incidente di percorso per lui e i suoi compagni. Lui in particolare viene beccato dalla polizia mentre in un mercatino, mentre era impegnato con la squadra, ruba un paio di pantalone pensando di farla franca, ma cosi non fu. Randolph fu costretto a fare trenta giorni in un carcera minorile, ma quello che bruciava di più al ragazzo non era il fatto di passare del tempo in custodia cautelare, ma il fatto di dover saltare delle partite e di non poter fare quello che più ama, giocare a basket. Coach Sturm vede in lui un potenziale campione e gli dedica ore ed ore ad allenarlo, soprattutto sotto canestro visto che già a tredici anni era di gran lunga il più grande e grosso della squadra. Il carattere però già da piccolo è abbastanza particolare ed è piuttosto facile che Zach si lasci trascinare dalle provocazioni. Durante una partita, un ragazzo di un anno più piccolo di lui, lo provoca dicendogli che nonostante sia grande e grosso non sarebbe riuscito mai a toccare il ferro. Randolph non la prende bene e mentre un avversario va in lunetta per un tiro libero a causa di un tecnico fischiato proprio a lui, prende la rincorsa verso il canestro opposto e salta con tutte le forze che ha in corpo per arrivare a toccare il ferro. E il ferro lo tocca, ma ricade brutalmente a terra e vista la sua stazza il boato non lascia di certo indifferenti i presenti. Dopo qualche minuto di preoccupazione per la botta esce dal campo con le sue gambe senza pero rientrare in gara. Il suo talento era superiore alla media dei ragazzi che giocavano contro di lui, e non è mancata occasione in cui coach Sturm, con la squadra sopra di oltre 30 punti, decide di farlo giocare come playmaker e Zach alla prima azione batte in palleggio il suo avversario, supera il centro avversario e regala un passaggio no-look al compagno per due punti facili. Sceglie di giocare per la High School della sua città dove trova coach Pat Mullin. Marion ora è favoritissima per il titolo statale, Pat lavora Zach sul post, gli insegna il crossover e il perno per cambiare direzione o per proseguire, ma la sua maggiore preoccupazione è Zach fuori dal campo. E non si sbaglierà. È sospeso pochi giorni dopo aver varcato per la prima volta la soglia. Un ragazzo della scuola stava cercando di disfarsi di alcune armi, armettine, come fucili di assalto e armi automatiche. Zach ne prende tre e le porta a casa. Le vuole rivendere per fare qualche dollaro per lui e per la madre. La polizia riceve una soffiata e va a casa Randolph, e lui racconta tutto sorridendo e senza pensare neanche minimamente in che guaio potrebbe finire. Sospeso, stagione finita, come le possibilità di titolo di Marion. L’anno da Sophomore entra nel quintetto ideale della conference con 17 punti e 12 rimbalzi di media, che diventeranno 23 e 16 l’anno seguente. Nella stagione da Senior con fisico e ed esperienza domina la stagione, senza che nessuan squadra trovi un modo per arginarlo in maniera efficace chiudendo l’anno con 23.7 punti, 14.8 rimbalzi, 3 assist e 2.8 stoppate a serata portando al successo la Marion High School giocando una finale da 28 punti e 11 rimbalzi, da MVP indiscusso. Viene nominato atleta dell’anno dello stato del Michigan da Usa Today Finita l’esperienza liceale pensa di dichiararsi subito per il draft Nba ma ci ripensa subito dopo decidendo di affacciarsi al mondo del college per una stagione.
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Andrà per la stagione 2000/2001 alla corte di Tom Izzo, a Michigan State. Randolph scese in campo non senza qualche problema, sia per il peso che per altre variabili, e nella sua unica annata al college colleziono’ 10.8 punti e 6.7 rimbalzi. Avrebbe potuto migliorare ancora ed aumentare il suo bagaglio tecnico ma nell’unico anno di Università i suoi voti erano molto scarsi e se riusci’ a giocare fu solamente grazie ad un permesso speciale che dichiarava la sua incapacita’ di apprendere le materie con la facilita’ delle persone comuni. Decide così di dichiararsi per il draft del 2001 e viene scelto con la chiamata 19 dai Portland Trail Blazers, dove rimarrà dal 2001 al 2007. Dopo una partenza un’po balbettante sale in cattedra e mette insieme cifre di tutto rispetto ma nell’esperienza a Portland fa parlare di se anche per i tanti problemi che avuto fuori dal campo, in un contesto di squadra che di certo non lo ha aiutato. Finisce in galera per consumo di alcolici prima dell’età consentita e la sua stessa squadra lo multa più volte vista la sua incapacità a raggiungere e mantenere il peso forma come gli era stato imposto. Quella squadra non era il contesto adatto a lui, non passava un mese senza che qualche elemento del roster non avesse problemi con la legge, tanto che la squadra veniva chiamata scherzosamente“Portland Jail Blazers”, visto che in una stagione il periodo più lungo senza che qualcuno fosse sospeso dalla squadra, dalla lega o dalla polizia, fu di 17 giorni circa.
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Il suo talento pero non conosceva confini tanto da vincere nel 2004 il premio di Most Improved Player per aver migliorato di quasi dieci punti e 5 rimbalzi le sue cifre rispetto la stagione precedente. Randolph ormai era un giocatore di alto livello nella lega, da quasi 20 punti e 10 rimbalzi a sera. L’arrivo a Portland di LaMarcus Aldridge prima e Greg Oden poi, spinge la dirigenza a rinnovare la squadra e Z-Bo viene ceduto a New York che stava mettendo su una squadra ambiziosa per provare a diventare una contender, visto anche l’arrivo di Eddy Curry a formare una coppia di lunghi che sembravano far ben sperare la
squadra della grande mela. Le belle speranze però rimasero tali nonostante Randolph produca dei buonissimi numeri ( 17,6 punti e 10.3 rimbalzi) e la sua esperienza con i Knicks si concluse dopo appena una stagione.
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Viene quindi ceduto ai Los Angeles Clippers dove trova una buona intesa con i suoi compagni, ma nonostante il suo contributo di livello la squadra non riesce a raggiungere i playoff. E cambia di nuovo maglia, questa volta viene ceduto ai Memphis Grizzlies. La squadra del Tennesse era in piena ricostruzione dopo la trade Gasol e Z-Bo faceva più comodo per il contratto in scadenza. Ormai in pochi credevano che, nonostante i numeri, Randolph potesse esplodere definitivamente e più che altro veniva visto come una scommessa, se va bene tanto di guadagnato, altrimenti si trasformava in un contratto in scadenza utile per liberare spazio salariale per la free agency della stagione successiva. La scommessa però, viene vinta dai Grizzlies. Z-Bo chiude la prima stagione a oltre 21 punti e 11 rimbalzi di media e si guadagna la riconferma firmando un nuovo contratto, diventando cosi il giocatore cardine di Memphis. Quello che stupsce un’ po’ tutti era l’atteggiamento di Randolph, che finalmente riusciva a tenere il suo peso forma e soprattutto a tenere un comportamento senza sbavature fuori dal campo. Viene convocato per l’All Star Game per la prima volta e raggiunge i playoff eliminando clamorosamente al primo turno i San Antonio Spurs regalando a Memphis la prima vittoria in una partita e in una serie di post season. Negli anni seguenti mantiene costantemente la doppia doppia di media e riscrive molti record della franchigia, arrivando a giocare anche una finale di conference. E’ riuscito a costruire un legame molto forte con la città, diventando l’idolo dei tifosi tanto da dichiarare più volte di voler concludere la sua carriera in Tennessee, firmando poche settimane fa un rinnovo per tre anni riducendosi lo stipendio lasciando spazio alla dirigenza di potersi muovere sul mercato con maggiore libertà. Zach Randolph, un talento della pallacanestro, che grazie anche al suo aspetto paffutello è diventato l’idolo di tanti appassionati Nba, e che come tanti altri, grazie alla Nba ha salvato la sua vita. Oggi spegne 33 candeline, tanti auguri Zach!!!!

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