We want revolution! (or not?)

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Agli appassionati NBA non è sicuramente sfuggita una statistica, la più importante delle statistiche che caratterizza la lega americana di basket professionistica, o quantomeno una parte di essa, quella riguardante la costa Est. Analizziamola insieme: Al giorno d’oggi, la vera e propria sorpresa sono i Pacers di Paul George e co.; si, sorpresa ma nemmeno troppo, i più continui nel seguire il prodotto NBA ricorderanno che è pur sempre la squadra che ha avuto un ruolo da protagonista nei Playoffs 2013, riuscendo quasi nell’impresa di far uscire gli invicibili Heat capitanati da LeBron James, che sta piano piano estendendo il suo strapotere come giocatore più forte al mondo in questo preciso istante. Ed infatti, subito dopo il loro titolo, eccoli li a inseguire i Pacers in classifica, non facendo di certo vedere la loro pallacanestro migliore, ma di certo efficace. Terzi in classifica sono gli Hawks, orfani di Josh Smith, ma che hanno guadagnato un Millsap che sta dando sicurezze su entrambi i lati del campo…ehi, un momento. Ma gli Hawks sono l’ultima squadra in positivo! Ebbene si, è proprio così! Sull’altra costa americana invece vi è una situazione che vede almeno dieci squadre in positivo, qualcosa di assurdo!

Ora pensiamo di essere a fine stagione, e ammettiamo di trovarci nella situazione. Perché una squadra dell’Ovest, arrivata per esempio nona con più vittorie che sconfitte non può entrare nei Playoffs 2014, mentre magari una dell’Est che ha molte più sconfitte che vittorie può entrarci, magari anche con la quinta o sesta testa di serie?

Non sarebbe di certo la prima volta che accade una situazione del genere, e pian piano si sta diffondendo l’idea di cambiare il modo in cui si arrivi alla fase finale del maggior campionato cestistico al mondo. La classifica dovrebbe premiare le squadre migliori in generale, non le migliori in base alla zona d’origine! Occorrerebbe quindi trovare alternative valide per rendere questo campionato sempre più competitivo e all’avanguardia. Parlando di rivoluzioni strutturali del campionato, la grande proposta che gira attorno al mercato NBA è quello di ampliare la competizione: si parla di squadre americane, ma anche di squadre d’oltreoceano, le europee in particolare, che stanno rendendo l’Eurolega un campionato sempre più seguito e dove viene espressa una pallacanestro molto tecnica, dettata da regole ferree che in America onestamente, nonostante gli ultimi tentativi di arbitraggio fiscale, vede molti giocatori fare infrazioni di passi gigantesche, mai fischiate anche dal miglior fischietto in circolazione. Ma comunque, c’è un’altra realtà esplosa dall’approdo in NBA del gigante Yao Ming, ed è la Cina: molti giocatori durante il lockout passato hanno firmato contratti per squadre di questo paese e hanno aiutato a portare il seme della lega nazionale americana anche lì. Inoltre, a livello commerciale, il solo popolo cinese supera di gran lunga quella europea e compra molto più merchandising NBA.

Ma siamo realmente sicuri che aggiungere squadre di altri paesi giovi allo spettacolo? Impersoniamoci in un giocatore, che seppur pagato milioni e milioni, dovrebbe fare anche viaggi in altri continenti pur di giocare partite di campionato: sarebbe estenuante, richiederebbe un livello fisico che ha già raggiunto i limiti con l’attuale struttura del campionato, figuriamoci aumentando partite e distanze da percorrere! Ma inoltre ne risentirebbe anche lo spettacolo, un giocatore stanco non può dare il massimo e regalarci quelle sontuose prestazioni, individuali o di squadra, per cui questa lega è famosa in tutto il mondo! Quindi, nonostante i nostri sogni, dobbiamo arrenderci al fatto che una squadra NBA non si troverà mai qui in Europa, o almeno è molto difficile.

Lo stesso discorso può essere esteso all’aggiunta di nuove franchigie anche in America stessa, basti pensare che 82 partite sono parecchie, pensate se aumentano le squadre! Allora, si potrebbe provare a ridurne il numero!..Beh, però chi lo va a dire alle varie emittenti televisive che trasmettono ogni giorno partite su partite e registrano grandi ascolti? O chi si offre di dire ai proprietari dei palazzetti che avranno meno entrate e meno biglietti venduti all’anno? Ci sarebbe un calo enorme dei profitti, cosa che non ci si può assolutamente permettere, anche perché l’obiettivo è quello di espandere il mercato e i profitti! Resta il fatto che alla fine, tranne rari casi, viene negata la possibilità a squadre più forti di poter disputare la fase finale che gli compete, solo per la disgrazia di essere situate in regioni particolari. E vi sembra giusto? Occorrono rimedi, rimedi per rendere il prodotto NBA più fresco e allettante, che appassioni ancor di più il pubblico di tutto il mondo (e con questo non intendo dire che ora non ci sta riuscendo, anzi!).

Un tentativo che si potrebbe fare è quello di stilare una classifica unica, non cambiando né numero di partite, né numero di scontri fra le singole squadre, così da arrivare a 16 squadre, le più forti che anche se fossero di coste diverse, avremmo alcuni scontri East vs. West già dal primo turno. Sarebbe però una classifica veritiera? Direi di no, perché ad esempio se ci fossero squadre meno forti in una costa dell’America, sarebbero favorite le squadre di quella regione perché avrebbero 4 incontri con squadre “materasso”, che confrontate ai 2 scontri dei loro colleghi di opposta costa, darebbe loro un vantaggio nella classifica finale. Quindi vi propongo un giochino: supponiamo che voi domani vi alziate dal letto, e vi rendiate conto di essere i nuovi commissioner NBA, cosa fareste per rendere la lega un business ancora più grande e di successo? Lascereste l’attuale modalità di sviluppo del campionato o introdurreste nuove formule?Accogliereste squadre d’oltreoceano? Ridurreste le squadre o le partite? Organizzereste una sorta di “Mondiale per Club” cosi da decretare una vera squadra campione del mondo? Commentate qui sotto e fatemi sapere le vostre opinioni! Un saluto da Mattia Carboniero.