I più grandi “what if” delle trade NBA

I più grandi “what if” delle trade NBA

La storia della NBA potrebbe essere molto diversa se si fossero concretizzate queste trattative.

di Simone Zingaro

In questo periodo senza partite, con una stagione NBA ancora da capire se terminerà o meno e senza interessanti notizie di mercato, ha provveduto “The Last Dance” a tenere viva la nostra passione per la palla a spicchi. A suggestionare la fantasia ci pensa però anche Bleacher Report, che ha stilato la classifica dei più grandi what-if legati alle trade nella NBA degli ultimi 30 anni: cosa sarebbe successo se fossero andate a buon fine? Come sarebbe cambiata la storia della lega?

Ne abbiamo scelti cinque e ve li raccontiamo.

 

  1. Chris Paul ai Lakers (2011)

In molti ricorderanno la vicenda del veto di David Stern alla trade dell’immediato post lockout del 2011. La trattativa vedeva coinvolte tre squadre e avrebbe portato Paul a Los Angeles; Pau Gasol a Houston; Lamar Odom, Luis Scola, Kevin Martin, Goran Dragic ed una scelta del draft a New Orleans. Il compianto Commisioner all’epoca fungeva anche da proprietario degli Hornets, poiché la lega aveva acquistato la franchigia da George Shinn, a causa dei suoi problemi economici. Il no di Stern bloccò tutto.

Sono state sollevate molte polemiche a riguardo: in tanti sostengono che Stern non abbia agito nelle vesti di proprietario degli Hornets, ma solamente come Commisioner, facendo saltare la trattativa al fine di evitare la creazione di superteam che minassero l’equilibrio dell’intera lega.

Nel 2017 Stern è intervenuto per dare la sua versione dei fatti: “La mia decisione fu basata soltanto su cosa ritenevo meglio per New Orleans. Nel weekend successivo al mio no avremmo anche potuto rifare l’affare: pensavamo che Houston fosse pronta a lasciare andare Kyle Lowry (rimpiazzo previsto di Paul a New Orleans) e i dirigenti degli Hornets pensavano di avere già in piedi una trade che ci avrebbe portato una buona scelta al draft in cambio di Lamar Odom. Ma Mitch Kupchack andò nel panico e vendette Odom a Dallas. E qualsiasi possibilità di rifare l’affare che avrebbe portato Paul ai Lakers se ne andò con lui”.

La vicenda ha lasciato l’amaro in bocca ai tifosi dei Lakers, rimasti con il dubbio di cosa avrebbe potuto fare Paul insieme a Bryant.

bleacherreport.net
  1. Garnett ai Lakers (2007)

La ricostruzione dei Lakers nell’epoca post-Shaq non aveva prodotto i risultati sperati: dopo la separazione dell’estate 2004, la squadra in tre stagioni non ha mai superato le 45 vittorie, venendo eliminata per due volte al primo turno dei playoff. All’inizio dell’estate del 2007, Kevin Garnett (all’epoca ancora ai T’Wolves) fu al centro di molte trattative, tra cui quella che l’avrebbe potuto portare in giallo-viola. In cambio Minnesota avrebbe ricevuto Lamar Odom e Andrew Bynum. Tuttavia, i Lakers non navigavano in acque tranquille al proprio interno, con lo stesso Bryant sul punto di partire: questa situazione non fu un buon biglietto da visita agli occhi di Garnett, il quale fece ricadere la sua scelta sui Boston Celtics.

Come ben sappiamo, il triennio successivo fu protagonista del grande ritorno della rivalità fra Celtics e Lakers, i quali si sono scontrati in due Finals su tre, vincendone una a testa. Ma se fosse andata in porta questa trattativa? Non sappiamo se i Lakers avrebbero vinto un titolo in più, ma sicuramente i Celtics avrebbero faticato a trovare sul mercato un’ala grande migliore di KG.

NBA.com
  1. Iverson ai Pistons (2000)

The Answer è stato molto vicino ai Detroit Pistons nell’estate del 2000. A causa delle controversie con l’allora coach dei Sixers Larry Brown, Philadelphia decise di mettere sul mercato Iverson, appena un anno dopo aver firmato il prolungamento del contratto da 70 milioni di dollari. La trattativa prevedeva uno mega scambio con quattro squadre coinvolte: Phila avrebbe ceduto Allen Iverson e Matt Geiger ai Detroit Pistons, mentre Toni Kukoc era diretto ai Los Angeles Lakers. In cambio, i 76ers avrebbero ricevuto Eddie Jones da Charlotte e Glen Rice dai Lakers.

La trattativa saltò perché Matt Geiger avrebbe dovuto rinunciare alla sua clausola “trade kicker”, ma si rifiutò.

Allen Iverson portò poi i Sixers alle Finals del 2001, perse 4-1 contro i Los Angeles Lakers di Kobe e Shaq, ma se si fosse concretizzata quella trattativa, a cosa avremmo assistito negli anni successivi? Detroit è sempre arrivata almeno alle finali di conference dal 2003 al 2008, vincendo però un solo titolo, nel 2004. Sarebbe potuta cambiare la storia dei Pistons e di uno dei migliori talenti senza anello di sempre?

Getty Images
  1. Curry ai Suns (2009)

Steve Kerr e Stephen Curry: due nomi che risuonano simili, due talenti che si sono rincorsi già prima di incontrarsi nel 2014 nella baia, dove hanno iniziato a scrivere pagine vincenti della storia degli Warriors.

Notte del Draft 2009: Steve Kerr, all’epoca general manager per i Phoenix Suns, fu molto vicino a scambiare con i Golden State Warriors Amar’e Stoudemire e la scelta numero 14 per Curry. L’affare saltò per via delle ginocchia del numero 1 dei Suns, ritenute troppo instabili.

Le traiettorie dei due club sono state opposte durante il decennio a venire: Phoenix ha raggiunto le finali di conference nel 2010, salvo poi iniziare la sua parabola discendente senza più riuscire a qualificarsi per i playoff. La storia di Golden State la conosciamo molto bene: bravissimi a costruire una squadra dominante, in grado di raggiungere le Finals per cinque anni consecutivi, portando a casa tre titoli.

Cosa ci avrebbe riservato la NBA in caso di buona riuscita della trattativa? È lecito pensare che le traiettorie delle due franchigie si sarebbero invertite. Se Stoudemire, all’epoca dominante, fosse comunque uscito dal contratto nel 2010, Golden State si sarebbe ritrovata con una squadra più che mediocre, con Monta Ellis nelle vesti di prima opzione offensiva. Sarebbe quindi stato molto difficile vedere gli Warriors dominanti nella seconda metà del decennio.

Più interessante la prospettiva che sarebbe spettata a Phoenix: Nash a fare da chioccia a Curry, ma soprattutto la possibilità di anticipare di qualche anno lo small-ball, nel caso in cui Steve Kerr avesse pensato di convertirsi prima del 2014 alla panchina, restando in Arizona.

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  1. Pippen ai Supersonics (1994)

The Last Dance” ha fatto fare all’intero mondo cestistico – e non – un salto indietro negli anni Novanta, lasciando a molti un forte senso di nostalgia verso quella decade. Al primo posto di questa classifica troviamo un what-if relativo proprio ai Bulls.

I playoff del 1994 furono i primi dopo il ritiro di Jordan per dedicarsi al baseball e Chicago venne sconfitta dai Knicks nelle semifinali di conference.

Al draft di poche settimane dopo, il discusso GM Jerry Krause ha lanciato l’idea di scambiare Scottie Pippen con Shawn Kemp e Ricky Pierce dei Seattle SuperSonics. Secondo quanto riferito da Sam Smith del “Chicago Tribune”, Jordan avrebbe persino spinto George Karl, capo allenatore di Seattle, ad accettare lo scambio, dicendogli che avrebbe ottenuto il meglio.

Le suggestioni in questo caso sono forti e si rincorrono: Jordan sarebbe lo stesso tornato a giocare? Lo avrebbe fatto comunque a Chicago? Lui stesso ha risposto a queste domande a ESPN, dicendo: “Probabilmente no. Avrei potuto giocare con Shawn, ma non mi sarei sentito a mio agio come lo ero con Scottie.” E poi, Jordan avrebbe raggiunto lo stesso altre tre finali e tre anelli anche senza Pippen?

Nello scenario delle Finals 1996 Chicago-Seattle, il duo di ottimi difensori Payton-Pippen avrebbe fermato la corsa al quarto titolo di Chicago e MJ?

 

Sono suggestioni, e come giusto che sia rimangono tali: servono a poco, se non a stimolare la fantasia. In attesa però della ripresa della lega di basket più seguita al mondo, con la fantasia ci giochiamo volentieri.

 

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