NBA Finals Inside, G3: Durant leggendario, Cavs spalle al muro

NBA Finals Inside, G3: Durant leggendario, Cavs spalle al muro

KD35 scrive 43, Golden State ora guida la serie 3 a 0.

di Raffaele Pezzarossa

I Cleveland Cavaliers ritornano alla Quicken Loans Arena dopo la gara 7 delle Eastern Conference Finals contro i Boston Celtics e Lue conferma il quintetto iniziale di gara 2 con Thompson da centro e Love da 4, e lo stesso fa Kerr, nonostante il rientro di Andre Iguodala.

Parte forte Cleveland nel primo quarto, con le triple di JR Smith prima e Kevin Love poi, e sul punteggio di 12-4 arriva la prima giocata da MVP di LeBron James: una remix di “mcgradyana” memoria che fissa il punteggio sul 14-4 Cavaliers. Le storie tese che continuano tra Green e Thompson dal primo episodio della serie continuano in gara 3, e gli arbitri stemperano subito gli animi accontentando tutti con un doppio fallo tecnico pacificatore (5° per Draymond nei playoff, al 7° scatterebbe la squalifica per un turno). Dopo l’immediato time-out chiamato da Steve Kerr si rivede finalmente in campo Iggy, chiamato in missione difensiva per contenere lo strapotere fisico e tecnico del 23 da Akron. Golden State ricuce lo strappo grazie ai tredici prematuri punti nel solo primo quarto di Kevin Durant (43 alla sirena finale per lui, career-high nei playoffs), con la frazione che si chiude sul 29-28 Cavs.

Il secondo quarto si apre con i Cavaliers sempre in controllo della gara: Lue allunga le rotazioni, e si rivede in campo Rodney Hood, che mette i primi 2 punti della serie finale a referto. Nuovo allungo Cavs, che costringono ad un altro time-out forzato Kerr dopo quattro punti di potenza di LeBron James e l’ennesima tripla di Smith. Al rientro è Kevin Love, finalmente, ad alzare la voce: due bombe e un appoggio al ferro dello 0 conducono i Cavaliers al massimo vantaggio nella gara e nella serie (50-37). Per i Warriors sembra mettersi male, perché arrivano anche i problemi di falli, con Green e Curry che commettono in questo ordine il loro rispettivo 3° fallo personale. Green è costretto alla panchina, ma Golden State ha la testa durissima e Durant ancor di più, perché sostanzialmente tira da solo la carretta, aiutato dal solo Jordan Bell, che pesca 7 preziosi punti. Ancora una tripla di Durant quasi allo scadere dei primi 24 minuti fissa lo score sul 58-52 Cavaliers, che conservano alla pausa lunga solo sei lunghezze di vantaggio nonostante Curry e Klay Thompson combinino solo per un magrissimo 3 su 15 dal campo (20%).

Nell’era Durant i Golden State hanno praticamente sempre dominato tutti i terzi quarti, e la smentita non arriva nemmeno in questa gara 3 di finale NBA. Altra tripla per KD35, e dopo aver conquistato un rimbalzo offensivo di carattere, Javale McGee costringe Lue ad un urgente time-out col punteggio che dice già 61 pari. Ma il time-out non basta: Curry guadagna subito due liberi, e convertendoli regala il primo vantaggio di gara ai suoi Warriors. Il parziale dei viaggianti si allarga a 17-6 nel terzo periodo (conclusosi poi 23-31) e Golden State tocca il nuovo massimo vantaggio portandosi sul +5 in più di una occasione. I Cavaliers provano a tenere botta con le triple di Hill prima e JR poi, e nel frattempo Steph è costretto al locker room da problemi non gravi. La frazione sfila via su ritmi equilibrati, e si conclude sul punteggio di 81-83 per Golden State.

Ancora Hood con due canestri importanti (chiuderà con 15 punti, 6 rimbalzi e 7 su 11 al tiro) porta per mano Cleveland, ma Durant risponde ancora e ancora nonostante gli aggiustamenti difensivi ed una insolita e buona difesa di Kyle Korver, sostanzialmente spettatore non pagante lungo tutto l’arco del match. I Cavaliers rimettono la testa avanti dopo averla persa per quasi tutto il terzo periodo, nonostante Curry, rientrato, continui a sparacchiare da ogni spot del campo (a metà quarto periodo sarà 0 su 9 dalla lunga per lui, dopo aver rotto il record di triple in una partita di NBA Finals nella gara 2 precedente). Il decimo rimbalzo catturato da LeBron gli consegna un’ennesima tripla doppia nelle NBA Finals da mettere all’albo (la decima), e il Re cerca di  caricarsi tutti i compagni a spalla tenendoli a contatto con gli avversari grazie ai ripetuti viaggi in lunetta (chiuderà a 33, 10 e 11). Ma è arrivato anche il momento di Steph, che con un canestro in entrata e una triple delle sue riporta i ragazzi della Baia sul +4, che diventa subito +1 dopo un’altra vana tripla di LeBron. Vana perché ci pensa Durant a mettere in ghiaccio la partita, con una tripla che sa di deja-vu delle scorse NBA Finals: da 10 metri e con tanto di uomo in faccia. I Cavs non possono che abdicare un’altra volta, nonostante un’altra doppia-doppia di Kevin Love da 20 punti e 13 rimbalzi e nonostante una gara tutto sommato giocata al di là delle più rosee aspettative e che ha visto ben quattro uomini scollinare oltre la doppia cifra in realizzazione. Gara 4 fra due giorni, sempre alla Q-Arena, dove i Golden State avranno il primo match point per sigillare il secondo titolo che vale il repeat, nonché il terzo in quattro anni dal 2015 ad oggi.

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