NBA Finals Inside, G4: trionfo Golden State

NBA Finals Inside, G4: trionfo Golden State

Finiscono qua le Finals 2018, con la vittoria senza sconti di Golden State: 4-0, Cleveland deve lasciare il campo agli avversari. Cosa farà ora James?

di Raffaele Guerini

Ultima chiamata per LeBron e compagnia, gara fondamentale per provare a restare aggrappati al sogno; Golden State vuole il secondo titolo NBA consecutivo. Partiamo forte con i quintetti iniziali: Curry, Thompson, Durant, Green, McGee per i Golden State Warriors; Hill, Smith, Thompson, Love e James per i Cleveland Cavaliers. Per James è la 104^ partita consecutiva, leader in minuti giocati sia nella stagione che in post-season: a 33 anni, portando sulle spalle la squadra.

 

Primi 2 punti per Golden State, dopo due minuti di gioco time-out per coach Lue: Golden State è già sul 10 a 3, Cleveland non parte bene con solo 1-5 dal campo. Tripla insana di Curry immediatamente dopo il timeout, ma James e Love riportano i loro sul -2 a metà quarto (2 tecnici per Golden State, uno a Kerr e uno a Durant, a dimostrare che la tensione è alta per tutti): non importa, perché in un minuto, 3-3 dalla lunga distanza per i Warriors che infilano un parziale di 11-2 e si riportano agilmente sul +11, mentre i Cavs non riescono a trovare le quadrature. 5-15 dal campo in 7 minuti di gioco non è una buona statistica, ma Golden State è micidiale: raddoppiare su un giocatore vuol dire lasciarne libero un altro pronto a punirti. Guardando le fasi offensive e difensive, comunque, è giusto dare i meriti a Golden State ma anche sottolineare i demeriti di Cleveland: pessime scelte difensive (per una tripla aperta di Nick Young) e poca mira sotto canestro tengono i Cavs sul -9 a fine primo quarto.

 

L’inizio del secondo quarto non sembra dissimile: ci sono 5 punti veloci, ma Cleveland se non contiamo James è molto incostante. I Cavs si portano comunque sul -3 dopo 4 minuti di gioco, complici anche un paio di azioni che non producono punti per Golden State. La grinta non manca ai Cavs, che con un po’ di olio di gomito riescono a portarsi sul +1 con una schiacciata in transizione di LeBron. È qui che la partita si fa eccitante, con le squadre che si contendono il vantaggio in un bellissimo testa-a-testa: per Golden State tuttavia c’è un Klay Thompson in meno, che sembra davvero fuori giri (0 punti, 2 palle perse e 3 falli commessi in 11 minuti). Golden State prova a scappare un paio di volte ma Cleveland resta attaccata alla coda degli avversari, che comunque sembrano più in controllo: attacco fluido, Curry infiammato con 17 punti a 3 minuti dalla fine della prima metà di gara. Ma una delle note positive più belle per i Warriors è McGee: Kerr gli dà fiducia incondizionata e lui ripaga in difesa con la giusta intensità. Il quarto si chiude con un’altra tripla da distanza siderale per Curry, e Golden State si trova a +9 sui padroni di casa.

 

L’apertura di terzo quarto è orribile per i Cavs: attacchi insensati, difesa non solo a vuoto ma dannosa (2 falli di squadra in un minuto) e Golden State sembra iniziare la fuga, raggiungendo il +15 (ci mette lo zampino anche Tristan Thompson con un mezzo auto-canestro). James nervoso in panchina nel timeout, non le manda a dire ai suoi commilitoni. I Cavs non vogliono proprio segnare, il tiro da fuori manca e solo alcune buone azioni individuali salvano la squadra dal tracollo. Emblematica la palla rubata di Curry su James a 7 minuti dalla fine: la confusione offensiva di Cleveland, la grinta di Golden State che vuole il titolo a tutti i costi. Da questa scaturisce anche un inutile fallo tecnico fischiato a JR, mentre Thompson entra in partita e siamo a +17 Golden State. Cleveland vive di sussulti, prova a tenersi in partita ma Golden State gioca bene (e non è una novità): la sensazione è che questa Cleveland, senza James, non sarebbe probabilmente arrivata ai Playoff. I Cavs mollano completamente il gioco a pochi minuti dalla fine del terzo quarto, mentre Golden State fa il bello e il cattivo tempo.

 

L’ultimo quarto si apre con l’assenza di LeBron James dalla partita, mentre Curry continua a sparare e centrare l’obiettivo. A 9 minuti dalla fine della partita, la situazione è +25 per i Golden State Warriors: l’inerzia della partita è tutta per loro. Quello che avviene dopo sembra una pura formalità: non cambia nulla per 9 minuti, Golden State controlla senza problemi e la fine di questa partita è scritta prima della sirena. Secondo titolo di fila per Golden State, 3° in 4 anni. È una storia bellissima per i tifosi di Golden State, una fine triste per quelli di Cleveland: non solo per la sconfitta ma perché LeBron, al 99%, il prossimo Settembre vestirà un’altra maglia.

Stephen Curry chiude la partita con 37 punti, rubando la scena a tutti quanti: a Durant, 20 punti; a James, 23 punti come il suo numero. Ciononostante, l’MVP delle Finals 2018 è, nuovamente, Kevin Durant: come per la sua squadra, due titoli di fila.

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