NBA Finals Inside: non bastano i 51 di LeBron, gara-1 è dei Warriors

NBA Finals Inside: non bastano i 51 di LeBron, gara-1 è dei Warriors

Golden State comincia con il piede giusto ma non senza soffrire: serve un tempo supplementare per vincere il primo capitolo della serie contro i Cavaliers

di Gabriel Marciano

Gara 1 delle NBA Finals 2018 si gioca all’Oracle Arena, dove l’anno scorso i Warriors hanno vinto il secondo titolo in tre anni e dove due anni fa i Cavaliers hanno conquistato il primo anello della propria storia. Per il quarto anno consecutivo la finale si gioca tra le stesse due squadre: è un fatto mai accaduto nella storia dei principali sport professionistici americani. Il primo capitolo della serie va ai Warriors, come da favore del pronostico, ma il match è stato tutt’altro che a senso unico. LeBron James è stato l’assoluto dominatore della partita, caricandosi tutta la squadra sulle spalle e chiudendo con 51 punti (con il 59% dal campo, il 43% da 3 e il 91% ai tiri liberi), 8 assist, 8 rimbalzi, una stoppata e una palla rubata… il primo nella storia a chiudere oltre i cinquanta e perdere. Non è bastato lo strapotere del “prescelto”, che pareva essere in missione – e che fino al termine dei tempi regolamentari sembrava anche in grado di portarla a termine. I Warriors (privi di Iguodala) si sono affidati al proprio quartetto stellare. Le quattro star si sono gestite i momenti cruciali del match, riuscendo a sfruttare ogni disattenzione della difesa ospite: Stephen Curry ha terminato con 29 punti, 6 rimbalzi e 9 assist; Draymond Green con 13 punti, 11 rimbalzi e 9 assist; Kevin Durant con 26 punti, 9 rimbalzi e 6 assist; Klay Thompson con 24 punti (5/10 da 3).

L’azione decisiva. Dopo il canestro del +2 firmato LeBron e il contro-sorpasso con un gioco da tre punti firmato Curry, Hill subisce fallo lontano dalla palla e si guadagna così due tiri liberi. Il primo va dentro. Il secondo esce, ma c’è il rimbalzo offensivo di J.R. Smith, a due metri dal ferro, con 4 secondi sul cronometro… Invece che tirare – tra lo stupore di compagni, avversari, telecronisti, spettatori e addetti ai lavori – Smith esce dall’area palleggiando. James gli urla addosso, così J.R. scarica la palla su George Hill, ma ormai è troppo tardi e il cronometro raggiunge lo zero. “Pensavo fossimo in vantaggio” le parole della guardia dei Cavaliers. Un errore ridicolo, banale, che un professionista non dovrebbe commettere nell’azione più importante di una gara di finale. Un errore che – anche se non l’unico – è costato la vittoria agli sfavoritissimi Cavs, visto che nell’overtime non c’è stata storia e, tra un balletto e l’altro di Draymond Green, i Warriors hanno portato a casa la partita.

Cleveland Cavaliers @ Golden State Warriors 114-124

Parziali: 30-29; 26-27; 22-28; 29-23; 7-17 (OT)

Warriors: Curry, Thompson, Durant, Green, Looney.

Cavaliers: Hill, Smith, James, Love, Thompson.

La cronaca.

Fin dal primo quarto del match, si percepisce che il ritmo della gara sarà più simile a quello delle Western Conference Finals, che a quello a cui avevano invece abituato Boston e Cleveland nelle finali dell’Est. Pronti, via e i Cavs vanno avanti 4-0. Curry risponde colpo su colpo ai canestri di James e Love, per il 6-6 al 4′. I ritmi si alzano bruscamente, con Durant che sfrutta le disattenzioni difensive degli ospiti per andare al ferro due volte di fila. Cleveland però risponde colpo su colpo, con il jumper dal post di Love e il contropiede di Lebron, che segna il 15-12 e induce coach Kerr a chiamare il primo timeout dell’incontro. Ci pensa subito Curry a rimettere il punteggio in parità da 8 metri, ma J.R. Smith sfodera tutto se stesso, mettendo uno dei suoi tiri ignoranti prima e franando poi sulle caviglie di Klay Thompson, costringendolo ad uscire dal campo per una visita negli spogliatoi. Niente paura per i Warriors, che possono comunque contare sull’ottima mano di Curry e sull’arsenale offensivo di Durant, per contrastare i tentativi di fuga degli ospiti – che nel primo periodo giocano un basket ai limiti della perfezione, trovandosi comunque al massimo sul +3 (20-17 con il Jumper di James e poi 24-21 grazie all’appoggio di Love dopo un rimbalzo in attacco).  Così, mentre Bell e Livingston, segnando in uscita dalla panchina danno respiro alle proprie stelle, Smith e Clarkson realizzano i controsorpassi Cavs e il primo periodo termina 30-29.

Nella seconda frazione rientra in campo Klay Thompson, ma il protagonista resta James, che prima, in penetrazione, schiaccia in faccia a Livingston e poi mette un jumper dal palleggio che vale il 36-31 al 14′. I ritmi restano alti, con Larry Nance Jr che risponde a Livingston e West, imponendosi nel pitturato dei californiani, e il solito James che va a canestro due volte di fila, inducendo coach Kerr a chiamare un timeout e trovando il massimo vantaggio dei suoi sul 44-35. In men che non si dica Golden State cambia marcia e rientra con una tripla di Klay Thompson e un contropiede di Steph Curry (44-40 al 18′) e stavolta è coach Lue a fermare il cronometro per parlare con i propri giocatori. Il minuto di sospensione sortisce l’effetto sperato e Cleveland trova una serie di ottime soluzioni offensive con Hill, Nance e Love, che valgono il 51-40 ospite. Il bello di essere Golden State, però, è il fatto di avere così tante armi offensive, che bastano un paio di minuti per ribaltare un parziale: Curry inventa in penetrazione, Durant schiaffa la retina dalla lunga e va a schiacciare poco dopo, Green segna col fallo e i cinque punti combinati da James e Love valgono poco, perché il buzzer beater di Curry da 9 metri sancisce la parità all’intervallo, 56-56.

Il terzo quarto, come ormai è noto, è il lasso di tempo in cui i Warriors tendono a far proprie le partite: non passano più di due minuti, infatti, che i gialloblù si ritrovano sul +7, grazie ai canestri di Durant, Green e Thompson, con il solo Hill (da 3) a impensierirli: Lue è obbligato a fermare nuovamente la partita, trovandosi sotto 59-66 dopo una serie di contropiedi che la sua squadra non sembra in grado di arginare. Chi pensa a rimettere le cose in pari? Non serve nemmeno chiederselo: LeBron James segna dalla media, dai liberi e in arresto e tiro da 3 in contropiede, così i Cavaliers si ritrovano di nuovo pienamente in partita, sul 68-68. Il timeout chiamato da Kerr non mette fuori ritmo il prodotto di Akron, che continua la sua battaglia personale ai Warriors con un fade-away dalla media e con un jumper senza senso da nove metri (per il 36esimo punto personale) a metà del terzo quarto, con il tabellone che recita 73-70. Nella seconda metà della terza frazione, però, sono di nuovo i padroni di casa a fare la voce grossa, avendo palesemente più opzioni offensive da poter sfruttare: Curry pareggia, Durant segna dalla lunetta e poi con un jumper, Thompson spara da 3 in transizione e Looney schiaccia punendo il pessimo rientro difensivo degli uomini di Lue, costretto ancora una volta a fermare il cronometro, sotto di 7 a un minuto dall’ultima pausa lunga. Love e Nance danno nuova linfa all’attacco dei Cavs, intervallati però da una schiacciata di Durant incontrastata, e il terzo quarto termina 78-84.

In apertura di ultimo quarto Klay Thompson mostra il suo arsenale offensivo, non solo uscendo dai blocchi, ma anche portandoli, giocando un ottimo pick&roll da rollante con Curry e sfiorando soltanto la retina, procurandosi e convertendo tre tiri liberi all’azione successiva. All’eleganza del figlio di David i Cavaliers rispondono con la grinta di Jeff Green e LeBron James, entrambi autori di due schiacciate vigorose e poi con le triple dello stesso Green e di Korver, che riaprono completamente la partita (88-89 a 9′ dal termine). Looney segna da sotto, ma è ancora James (raggiungendo quota 40 punti segnati per l’ottava volta in questi playoffs), dopo il runner di Clarkson, a dare il vantaggio ai suoi, 92-91. Dopo un botta e risposta tra Durant e Love, sono Klay Thompson e Stephen Curry a far tremare di nuovo i Cavaliers con le conclusioni dalla lunga distanza: a 4′ dalla fine Lue si vede costretto a fare mente locale su come provare a vincere questa partita, trovandosi sotto 94-100. Ancora una volta, neanche a dirlo, ci pensa James: penetrazione e sottomano prima; penetrazione e schiacciata in faccia a Durant poi. Curry fa una passeggiata nell’area sguarnita dei Cavaliers, ma Love segna una tripla importantissima e James concretizza un And1 (canestro e fallo con tiro libero realizzato) a 50” dalla sirena finale, mettendo Cleveland con la testa avanti 104-102. Nell’azione successiva il trascinatore dei wine&gold subisce uno sfondamento da parte di Durant… ma gli arbitri guardano l’instant replay, per vedere se abbia i piedi sullo smile. No, i piedi sono fuori, ma la chiamata cambia: è fallo della difesa e KD pareggia dalla lunetta. Timeout Lue. Palla a James… penetrazione, double-clutch: 106-104. Ribaltamento di fronte, Curry penetra, ancora una volta facilmente, Love commette fallo e Steph non sbaglia, né il sottomano, né il tiro libero. La sfera va ancora una volta nelle mani del 23, ma c’è un fallo lontano dalla palla, su George Hill, che a 4” dal termine, sotto di 1, ha la possibilità di firmare il sorpasso. Il primo va dentro. Il secondo esce, ma c’è il rimbalzo offensivo di J.R. Smith, a due metri dal ferro, con 4 secondi sul cronometro… Invece che tirare – tra lo stupore di compagni, avversari, telecronisti, spettatori e addetti ai lavori – Smith esce dall’area palleggiando. James gli urla addosso, così J.R. scarica la palla su George Hill, ma ormai è troppo tardi e il cronometro raggiunge lo zero: 107-107, overtime.

Basta davvero poco per capire le sorti dell’incontro. La disperazione di James e compagni per aver buttato via un’enorme occasione di strappare, almeno momentaneamente, il fattore campo ai Warriors è palpabile… ma i guerrieri, come gli squali, quando sentono l’odore del sangue sferrano il colpo di grazia. Cleveland fatica come non mai a trovare la via del canestro, mentre Golden State in quattro azioni la chiude: Durant ai liberi; Thompson da 3 in transizione, come sempre; Livingston e ancora Livingston. 107-116 a 2′ dalla fine… partita finita. James è il sesto giocatore nella storia a segnare almeno 50 punti in una gara di finale, ma è l’unico di questi ad aver perso. Klay Thompson segna ancora da 3, mentre Tristan si fa espellere a 2 secondi dalla sirena finale. Gara 1 è dei Warriors.

Cleveland Cavaliers @ Golden State Warriors 114-124

Warriors: Curry 29, Thompson 24, Durant 26, Green 13 (11 rimbalzi), Looney 8, Bell 4, Livingston 10, West 2, Young 2, McGee 4, McCaw 2.

Cavaliers: Nance 9 (11 rimbalzi), Clarkson 4, Korver 3, Hill 7, Smith 10, James 51, Love 21 (13 rimbalzi), Thompson 2.

MVP Basketinside.com: LeBron James.

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