NBA Playoff Inside: la verde gioventù, primo atto ai Celtics

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BOSTON, MA - APRIL 30: Jayson Tatum #0 and Terry Rozier #12 of the Boston Celtics high five during the game against the Philadelphia 76ers in Game One of the Eastern Conference Semifinals of the 2018 NBA Playoffs on April 30, 2018 at TD Garden in Boston, Massachusetts. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this Photograph, user is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 2018 NBAE (Photo by Brian Babineau/NBAE via Getty Images)

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Philadelphia 76ers @ Boston Celtics 101-117 (22-25; 45-56; 75-87)
Difficile trovare una squadra con meno talento di questi Boston Celtics tra le 8 rimaste, se ne facciamo un discorso di parametri di qualità di ogni singolo partecipante alla causa verde. Ancor più difficile trovare negli ultimi anni un sistema che sia sublimazione del concetto di gioco di squadra, ma che allo stesso tempo non soffoca le individualità che comunque sono di una certa caratura, perché il trio Horford-Tatum-Rozier sta spiattellando basket di primissimo ordine in questa concitata prima parte di playoff. Dall’altra parte, i 76ers hanno steccato senza se e senza ma gara 1, risultando eterei in attacco e porosi in difesa, ma la giovane età e la poca confidenza ad operare a queste altezze rappresentano scusanti valide: lo scotto dell’esordio è superato, ora l’indubbio talento di Philadelphia deve venir fuori.
Il parallelismo mitologico più efficace per descrivere Boston è sicuramente l’Idra, ma non tanto per il potenziale spaventoso, quanto per la capacità di avere una pluralità di teste funzionanti in caso altre siano un po’ svagate (l’Idra in realtà era sempre bella concentrata, ma a quei tempi c’erano meno distrazioni). Succede quindi che se Marcus Smart incappa in una serata storta, i tre sopraccitati più Morris si ergono a protagonisti della vicenda, alimentati da un inossidabile atteggiamento difensivo. C’è da dire che narrativamente l’Idra era messa lì apposta per dimostrate sin da subito (seconda fatica) la forza di Eracle, quindi in funzione di essa. Difficile che ai Celtics starebbe bene questo ruolo subordinato all’eroe, in questo caso, proveniente da Philadelphia.
LA PARTITA
Philadelphia si presentava a gara 1, oltre che indossando una splendida divisa anni ’80, avendo un importante vantaggio in termini di giorni di riposo rispetto ai padroni di casa, sempre che in questa lega possa essere considerato tale, abituate come sono le squadre a giocare una sera sì e l’altra pure. I quintetti erano i soliti, o meglio, per quanto riguarda i Celtics era il solito dopo una lunga serie di perdite, e a battere il ritmo fin da subito erano gli uomini di coach Stevens, sospinti da un intenso inizio di Tatum e Rozier che causavano un mini allungo, con il backourt dei Sixers in evidente affanno nel tenere sia i tagli lontano dalla palla che l’uno contro uno degli attaccanti biancoverdi. Un Embiid che, giacché coperto da una maschera, voleva trasformarsi in eroe, teneva a contatto i suoi insieme alle giocate degli esterni che, almeno inizialmente, restituivano alla squadra in attacco ciò che ad essa toglievano in difesa. Finché il demone di Irving non tornava ad impossessarsi del corpo di Rozier da Louisville: ball-handling all’apparenza farraginoso ma spiazzante, salti insensati a contestare passaggi, tiri folli da 3 e alley-oop immaginifici facevano capire quanta energia ci sia in ogni suo singolo gesto. Viene da pensare che Kyrie Irving abbia finto l’infortunio per poi ripresentarsi con altro nome e connotati per liberarsi dalla pressione. Il resto lo faceva la conoscenza del gioco di Horford, che in mezzo a cotanta gioventù tiene lectio magistralis ad ogni palla toccata, e il talento di Tatum, che ad ogni sua movenza sul campo fa pensare che sia a questo mondo proprio per fare ciò che sta facendo. Un botta e risposta Rozier-Embiid caratterizzava il +11 Boston all’intervallo lungo.
A metà terzo periodo l’ultimo tentativo serio di rientro degli ospiti, appoggiatisi più che mai al gioco in post di Embiid e gli altri quattro dietro l’arco. Boston ha difeso in single coverage tutto il il tempo questa situazione, ma i meravigliosi piedi e le mani non da meno di ”The Process” impegnavano allo stremo Baynes e Horford. Grazie anche alla produzione di Redick e Belinelli il progetto di rimonta sembrava credibile, ma la differenza di intensità tra i due team nuovamente si faceva sentire quando la sequenza tripla di Larkin, tripla di Baynes e gioco da tre punti di Smart su rimbalzo offensivo strappato ad Embiid consegnava a Boston il massimo vantaggio sul +17. Il delirio di onnipotenza di Rozier, che ad un certo punto tirava con un rilascio tipo ”Fast” Eddy House, unito alla solidità del resto del team teneva fisso in doppia cifra il vantaggio che veniva condotto fino alla sirena conclusiva. Non saranno gli anni ’80, ma questi giovanotti fanno credere che la rivalità possa rinverdire i fasti di quel meraviglioso periodo NBA.
Sixers (0-1): Saric 12, Covington 3, Embiid 31 (13 rimbalzi), Simmons 18, Redick 20, Holmes, Ilyasova 6, Johnson, McConnell, Bayless, Anderson, Belinelli 11.
Celtics (1-0): Horford 26, Tatum 28, Baynes 6, Smart 9, Rozier 29, Yabusele, Ojeleye 3, Morris 11, Nader, Larkin 5.
MVP: L’impressione è che giochi un basket che può trasformarlo da un momento all’altro da Irving in Dellavedova, ma al momento Terry Rozier è il gruppo di continuità della sua squadra.

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