NBA Playoffs Inside: Durant stende i mai domi Clippers; la California rimane degli Warriors

NBA Playoffs Inside: Durant stende i mai domi Clippers; la California rimane degli Warriors

Grande prova degli Warriors a suggellare una serie più sudata del previsto. I Clippers perdono ma hanno davanti parecchi anni di postseason per rifarsi

di Domenico Laudando
journalgazette.net

Golden State Warriors @ Los Angeles Clippers 129-110 (35-31; 72-53; 102-78)

Golden State vince la serie 4-2

Qualcuno avrà sicuramente pensato: “Finalmente!”. Perché questo primo turno ad Ovest aveva un finale scontato da prima che fosse apposta la penna sul foglio per scriverne la sceneggiatura. Ma la banalità dell’esito nulla toglie alla bontà dalla trama, resa avvincente dai Los Angeles Clippers oltre ogni previsione, e per amor di epica la franchigia di Steve Ballmer avrebbe meritato di coronare questa nobile prestazione con almeno una vittoria davanti al pubblico amico e un eventuale gara 7 nella baia. Ma la realpolitik della lega imponeva la necessità di porre fine a questa contesa al più presto al fine di dare inizio a quella successiva e ben più attesa del secondo turno dei playoff.

Così un Kevin Durant in versione Otto von Bismarck ha demolito le aspirazioni dei prometeici Clippers fin dalle prime battute, deludendo gli amanti della narrativa romantica privati dell’immagine di una battaglia rusticana dove il più debole ribatteva punto su punto ad una forza superiore e potenzialmente imbattibile. I 38 punti a fine primo tempo sono un numero fin troppo asettico per descrivere il saggio offensivo esibito dall’ex Thunder e se molti associano il pragmatismo all’aridità, quello di KD è capace di ribaltare questa associazione e renderlo di una bellezza stordente.

La pigrizia, unica nemica degli Dei, dei campioni in carica ha avuto breve durata all’interno di questo match, in particolar modo nei primi minuti di partita e in quelli immediatamente successivi al rientro dell’intervallo lungo. Minuti teatro delle uniche folate degli uomini di coach Rivers, sospinti dagli sforzi di Gallinari e Gilgeous-Alexander per parziali di 18-8 in apertura e di 17-10 ad inizio terzo periodo, con quest’ultimo che li aveva portati nei pressi della singola cifra di svantaggio. Quello che è mancato a Los Angeles è l’apporto dei due trascinatori dalla panchina, Williams ed Harrell, ma è risultato palese che Golden State abbia programmato lo schema difensivo su di loro. Piano perfettamente riuscito come testimoniano i numeri dei due, in particolare Sweet Lou è stato tenuto a 8 punti e 3 su 21 dal campo, con un orripilante plus/minus di -28.

Il quarto periodo è stato di pura accademia ed ha trascinato verso la conclusione una gara 6 che un po’ ha lasciato l’amaro in bocca in termini di elettricità, per colpa degli Warriors che non hanno mai consentito agli avversari di attaccare la spina. I tifosi dei Clippers possono però crogiolarsi nel pensiero di quanto roseo si prospetta il loro futuro, in attesa della stella che dovrebbe arrivare in estate da integrare a questo core  che ha dimostrato già di suo di saper competere ai livelli più alti della lega. Per Golden State il cammino si fa ora più impervio ora che sulla sua strada si parano i Rockets affamati di rivincita dopo l’impresa sfiorata nella passata postseason. Anche in questa storia il “chi vincerà” sembra scritto, ma questo non significa che sarà meno interessante scoprire il “come”.

Warriors: Green 16 (14 rimbalzi, 10 assist), Durant 50, Livingston 2, Curry 24, Thompson 9, Bell 2, Jerebko, McKinnie 3, Bogut 4, Looney 2, Cook 2, Evans, Iguodala 15.
Clippers: Green 7, Gallinari 29, Beverley 11 (14 rimbalzi), Gilgeous-Alexander 22, Shamet 10, Harrell 10, Zubac, Robinson 8, Thornwell 3, Temple 2, Williams 8.

MVP: 50 con 26 tiri ed una sensazione diffusa di onnipotenza: Kevin Durant al suo meglio.

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