NBA Playoffs Inside: gli Warriors avvisano la lega, domata una bella versione dei Clippers

NBA Playoffs Inside: gli Warriors avvisano la lega, domata una bella versione dei Clippers

Gara 4 sarà consegnata ai posteri come l’assaggio dell’infinito potenziale dei Golden State Warriors, ma anche del roseo futuro che attende i Los Angeles Clippers

di Domenico Laudando

Golden State Warriors @ Los Angeles Clippers 113-105 (32-22; 62-54; 87-84)

Serie 3-1

mercurynews.com

La serie più emotiva per contatti, rivalità e voglia di stupire di questo primo turno ad Ovest giunge al suo crocevia. Una sfida senza domani per i Los Angeles Clippers, le cui speranze sono state esigue fin dalla palla a due di gara 1, ma che hanno visto un certo rialzo dopo il miracolo esterno di gara 2. Gli Warriors si sono ripresi in scioltezza il fattore campo, ma vogliono stemperare la situazione chiudendo i giochi nelle prossime due gare.

I campioni in carica hanno la missione di evitare che si entri in bagarre e provano a imporre la loro legge fin dai primi possessi, e mostrano il solito illimitato arsenale offensivo. Il solo Gilgeous-Alexander prova a tenere botta, mentre il resto del piccolissimo quintetto iniziale schierato da coach Rivers (Gallinari da pivot, se ormai ha più senso parlare di ruoli) annaspa in modo preoccupante. Di riffa o di raffa, i padroni di casa restano a contatto, approfittando anche della scarsa vena di Steph Curry, unico dei big three a marcare visita nel primo periodo e improvvido a commettere il proprio secondo fallo che lo costringe ad una panchina anticipata rispetto ai piani. Fino a quando una fantascientifica sfilza di canestroda parte di Klay Thompson provoca l’allungo di fine primo periodo.

I Clippers sanno che la linfa proveniente dalla panchina può tenerli in contatto per un po’ con gli Warriors, nelle persone di Harrell e Lou Williams. Insieme a loro un fu timido rookie da Boston College entra in punta di piedi nella partita, e con tre o quattro giocate diviene primo attore di inizio secondo quarto. Si chiama Jerome Robinson, e se il carattere è questo presto non sarà obbligatorio associare alle sue gesta un nome. La second unit di Golden State non si mostra all’altezza, così coach Kerr rimette in campo i suoi gioielli che danno l’impressione di poter far propria la partita ogni qual volta accelerano. Il flusso di quelli della baia da quasi forma fisica all’energia che emana. Quando giocano d’assieme muovendo la palla e muovendosi negli spazi diventano qualcosa di unico anche se Curry non sembra volersi unire alla festa sbagliando tutto quello che si può sbagliare e commettendo il terzo fallo con un’infinità da giocare. Pura semantica quando hai un Thompson da 27 punti e, dall’altra parte, un Gallinari quasi del tutto fuori partita. Il -8 di fine primo tempo costituirebbe anche un grosso affare per i Clippers non fosse che gli Warriors chiudono con una nota altissima eseguita da Kevin Durant con un irreale gioco da 4 punti.

Si rientra dagli spogliatoi con gli attacchi padroni della partita. Los Angeles è commendevole nel rispondere colpo su colpo alle soluzioni sempre micidiali degli avversari con le sortite vincenti dei giovani terribili Gilgeous-Alexander e Shamet all’interno di una partita senza pause che vede sempre ai margini uno Steph che palesa qualche scricchiolio nella propria immensa fiducia. Corrono, corrono tantissimo i Clippers mostrando un carattere impertinente di fronte ai continui brani di bellezza messi in scena da KD, che però risulta l’unico a giocare ai livelli abituali sul lungo periodo mentre gli altri faticano su entrambe le metà campo, al punto che i padroni di casa toccano il +5 prima che il figlio di Dell rinsaldi i lacci delle proprie scarpe e si erga a protagonista del parziale di 10-2 che sposta nuovamente l’inerzia dalla parte degli ospiti.

Dopo un quarto di pausa, Thompson si rimette a macinare basket di livello celestiale in un quintetto concepito per responsabilizzarlo, mentre gli altri si nutrono delle attenzioni riservate dalla difesa al prodotto di Washington State. Dall’altra parte i padroni di casa soffrono la poca ispirazione di Lou Williams, lontano dalle performance da mago sciorinate per tutta la stagione. La spia del carburante fa capolino sui volti dei giocatori della testa di serie n.8 e quando arriva anche una cattiva notizia travestita da una buona, sarebbe a dire il sesto fallo di Bogut che induce coach Kerr a schierare il death lineup sul +6, i nuvoloni sia addensano ancor più paurosamente nel cielo di Los Angeles. La difesa stritola le offensive avversarie sotto la guida del capovoga Draymond Green, e il più delle volte l’attacco non è nemmeno chiamato in causa perché il quintetto leggero fa sì che uno dei cinque sia davanti a tutti a seguito del rimbalzo. Quando poi c’è necessità, il ventaglio di opportunità è impressionante una volta che il campo diventa immenso da coprire tutto a seguito del primo pick&roll. Los Angeles ha l’occasione di dimostrare una volta di più l’infrangibile carattere di cui dispone, ma non ne ha di riprendere più la partita, definitivamente orientata dalla mareggiata proveniente dalla baia.

Warriors: Green 10, Durant 33, Bogut 8 (10 rimbalzi), Curry 12 (10 rimbalzi), Thompson 32, McKinnie 4, Looney 2, Livingston 2, Iguodala 10.
Clippers: Green 6, Gallinari 16, Beverley 12 (10 rimbalzi), Shamet 9, Gilgeous-Alexander 25, Harrell 10, Chandler 6, Temple 7, Williams 12, Robinson 7.

MVP: Ingiusto dover scegliere tra Kevin Durant e Klay Thompson, infatti la palma di migliore in campo è da condividere.

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