NBA Playoffs Inside: Golden State non cade mai

NBA Playoffs Inside: Golden State non cade mai

Questa notte i Warriors hanno chiuso in bellezza un’altra serie di Finals di Conference: Houston tiene botta per un tempo, ma crolla nel finale

di Raffaele Guerini

Prima della partita potevano essere avanzati due argomenti, uno a favore di ciascuna squadra: nel corso degli anni, i campioni NBA che hanno giocato gara 7 delle Finals di Conference l’anno successivo alla vittoria non erano mai usciti sconfitti (8 serie vinte, 0 serie perse); d’altro canto, le squadre che nella storia hanno giocato gara 7 in casa hanno vinto il 79% di queste partite.

Ma Cleveland ha aperto la strada la sera prima, e Golden State ha voluto rispondere a tono: dimostrando ancora una volta che il terzo quarto di una partita può cambiare la storia. È il terzo parziale a fare la differenza: tranne che per un breve momento nel primo quarto, Houston è stata sempre in vantaggio fino a 4:29 dalla fine della terza frazione di gara, momento fatale per le speranze dei Rockets.

L’assenza di Chris Paul non si fa inizialmente sentire: Houston sembra in controllo della partita, non solo chiudendo in vantaggio sia il primo che il secondo quarto, ma portandosi ad un vantaggio massimo di 15 punti sugli avversari, che non sono mai fuori dai giochi ma sembrano leggermente in affanno, costretti a seguire per tutta la prima metà di gara. Inizia male la partita soprattutto perché Golden State non riesce a trovare i meccanismi offensivi: Durant non trova spazio a sufficienza, e i suoi primi 9 tiri sono tutti contestati (produce comunque 13 punti); Draymond Green tira con 2 su 6 dal campo, i suoi compagni con 1 su 5 dopo un suo passaggio. La difesa in particolare è un problema per Green: uno dei candidati al DPOY concede 14 punti (6 su 9 al tiro) al suo diretto avversario, la peggior prestazione difensiva della prima metà di gara. I Warriors inoltre perdono, a livello di squadra, 10 palloni in tutta la prima metà di gara.

Le statistiche sono tutte contro Golden State a fine primo tempo: nessuna squadra ha mai vinto gara 6 e gara 7 di una serie arrivando all’inizio del terzo quarto in svantaggio di 10 punti.

Qualcosa però si è inceppato nell’attacco di Houston: a 6:43 minuti dalla fine del secondo quarto, Eric Gordon segna la tripla per il 42-28 dei Rockets. Fino a 6:28 dalla fine della partita, Houston non segnerà più una tripla. Potrebbe non sembrare una notizia sconvolgente, se non fosse che Houston segna 0 triple con 27 tiri dalla lunga distanza tentati: non solo è la striscia negativa più lunga in una gara di Playoff, ma spezza le gambe all’attacco dei texani. Facendo due calcoli, confrontiamo i tabellini delle due squadre in questo lasso di tempo: Houston segna 34 punti, Golden State 59; Houston tira dal campo con il 31%, Golden State con il 55%. Soprattutto, Golden State manda a segno 13 triple, mentre Houston 0.

Per Houston non c’è più scampo: dopo la metà del terzo quarto, i ragazzi di D’Antoni non si rialzano più e Golden State veleggia verso le Finals NBA. Imponente Stephen Curry: dei suoi 27 punti finali, 14 arrivano solo in questa frazione di gara, con 4 triple messe a segno.

Per la prima volta non solo in NBA, ma in qualsiasi lega sportiva americana, due squadre si incontrano alle Finals per 4 anni consecutivi: Cavs e Warriors sono inoltre le uniche squadre insieme a Lakers, Celtics e Heat a raggiungere 4 Finals consecutivamente.

Pesano a livello individuale i 12 tiri sbagliati su 12 da Trevor Ariza, in campo per 41 minuti ma capace di portare un apporto meramente difensivo alla sua squadra nella prima metà di gara, per poi spegnersi anche lui nella seconda frazione. Sfiora invece la tripla doppia Stephen Curry, con 27 punti, 10 assist e 9 rimbalzi.

 

Houston: Ariza, Tucker 14, Capela 20, Gordon 23, Harden 32, Green 3, Anderson, Johnson

 

Golden State: Durant 34, Green 10, Looney 4, Thompson 19, Curry 27, Livingston 4, Bell, Cook, Young.

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