NBA Playoffs Inside: Nuggets win, Spurs go home; primo squillo Raptors

Una serie che si chiude per una che si apre. I Nuggets allontanano i fantasmi mentre Toronto li fa vedere a Philadelphia

di Domenico Laudando

San Antonio Spurs @ Denver Nuggets 86-90 (13-23; 34-47; 61-72)

Denver vince la serie 4-3

Non riesce quello che alla vigilia molti paradossalmente additavano come upset annunciato, questo perché i Denver Nuggets sono stati capaci di reggere l’urto emotivo degli Spurs in una gara 7 che stava assumendo contorni sportivamente drammatici per la franchigia del Colorado. Dalla loro, i nero-argento hanno palesato le solite difficoltà di questo primo turno playoff, in primis la scarsa pericolosità dal perimetro che ha reso comode le scelte difensive avversarie, ma al contempo l’abitudine di molti dei propri elementi ha reso gli Spurs pericolosi come serpenti a sonagli pronti ad approfittare del fisiologico ”braccino” di avversari che in quanto a volume di gioco erano loro superiori.

La partita ha regalato pochissimi momenti di bellezza e quasi tutti provenienti dalle mani di Nikola Jokic, che dalla sua cattedra installata in punta ha dipanato le offensive dei suoi, ma non ha deluso in termini di pathos, in particolar modo da metà terzo quarto in poi quando gli ospiti hanno iniziato una graduale rimonta dal -17, dopo un primo tempo dominato da Denver nonostante la mira totalmente sconclusionata da 3, dato che ha consentito agli uomini di coach Popovich di chiudere sotto di sole 13 lunghezze nonostante uno sconfortante 22% dal campo.

Nonostante un disastroso primo tempo, il trascinatore emotivo dei texani è stato DeRozan nelle fasi in cui il loro attacco aveva perso anche la certezza di un LaMarcus Aldridge soppiantato dall’intensità di tutta Mile High City e dall’atipicità di Jokic su entrambi i lati del campo. Il problema è stato che ogni canestro dell’ex Raptors arrivava al termine di uno sforzo titanico per quanto fosse trafficata di difensori l’area avversaria che non aveva specialisti dall’arco di cui preoccuparsi, eccezion fatta per Forbes, l’unico a costituire una minaccia quando alzava la mano.

Il finale vedeva due squadre oltre che stanche, completamente sfiduciate nelle loro offensive che cercavano disperatamente il tiro a più alta percentuale possibile, e dove elementi si sono esaltati elementi come Torrey Craig che pur avendo chiuso con soli 7 punti (e una delle due triple a segno di tutta la partita per Denver) è stato un fattore di importanza incalcolabile. L’ultimo minuto è difficilmente spiegabile senza ricorrere all’aggettivo irrazionale, come il canestro fuori equilibrio di Murray per il +4, come l’entrata a testa bassa di DeRozan cancellata da Craig e come il mancato fallo degli Spurs con 25 secondi sul cronometro della partita che ha di fatto segnato la resa incondizionata.

Denver torna in un secondo turno dopo 10 anni, anche quella volta era accreditata della numero 2 e perse le finali di Conference dai Lakers nonostante il miglior Carmelo Anthony di sempre. Ora per loro la Portland del fenomeno in maglia 0 che ha vissuto un primo turno più agevole e che ha dato grossa consapevolezza ai Blazers. Spurs invece ai saluti stagionali con diversi punti interrogativi e la sensazione, per la prima volta e all’età di 70 anni, che il grande Gregg faccia un po’ più fatica a stare al passo coi tempi, anche se il roster così costruito tenderebbe a scagionarlo.

Spurs: Aldridge 16 (11 rimbalzi), Poeltl 2, White 4, DeRozan 19, Forbes 19, Gay 21, Belinelli, Mills 5.
Nuggets: Millsap 9, Craig 7, Jokic 21 (15 rimbalzi, 10 assist), Murray 23, Harris 11, Plumlee 5, Morris 7, Beasley 4, Barton 3.

MVP: Il serbo in versione navigatore esperto in mezzo alla tempesta, non snatura il suo gioco e non soffre la tensione del palcoscenico. Se non passa dalle sue mani, l’attacco di Denver si inchioda e i numeri lo dimostrano. Nikola Jokic si porta a casa partita, serie e complimenti di Popovich.

nbcphiladelphia.com

Philadelphia 76ers @ Toronto Raptors 95-108 (31-39; 52-61; 81-92)

Toronto conduce 1-0 nella serie

Quel paio di frangenti in cui questa gara 1 è stata in equilibrio hanno più che altro dimostrato che Toronto ha un sistema più efficiente e le idee più chiare rispetto a quell’ammasso di talento ancora informe che risponde al nome di Philadelphia. Una squadra nelle mani di un leader silenzioso (ma solo verbalmente) che però si fregia di ottima circolazione di palla, conseguenti ottime spaziature e altruismo, e non tragga in inganno il tabellino che recita 45 per Leonard.

I 76ers hanno evidenziato non pochi problemi nella gestione dei momenti cruciali, con un attacco che batte in testa quando deve affrontare la difesa schierata dei canadesi e che molte volte ha condotto gli uomini con la palla in mano, tutti tendenti ai giochi in isolamento, tra le fauci di grandi difensori in aiuto come Siakam, Gasol e Ibaka. Molto piatti anche emotivamente gli ospiti che non colgono qualche segnale di contrattura negli avversari a inizio partita, fase in cui Philadelphia ha avuto il primo e unico vantaggio.

Scientemente cinica Toronto a punire volta per volta gli accoppiamenti difensivi più scomodi per gli avversari, in particolare mandando sulle piste dei marcatori più deboli un Siakam che non sembra aver accusato lo scarto di intensità tra regular season e playoff. Anzi, sembra proprio che il camerunese si esalti laddove aumenta il livello dei contatti e delle aspettative. La solita presenza totale di Kawhi tiene sempre serrate le fila degli uomini di coach Nurse, anche quando a inizio terzo periodo Philadelphia abbozzava un tentativo di rimonta grazie alla ritrovata mira di Redick che mostra la solita capacità di coordinarsi negli spazi angusti di un attacco che raramente divide bene il campo. La presenza dei comprimari di Leonard e Siakam si fa sentire anche come produzione punti nel momento di maggiore necessità, quando nella seconda metà del terzo periodo Toronto assesta il parziale che spacca definitivamente la partita, rendendo il quarto periodo un lento trascinarsi verso la sirena finale.

Parrebbe strano parlare dei comprimari quando il duumvirato di Toronto ha messo insieme 74 dei 108 punti di squadra, ma avere una gerarchia definita, con uomini del calibro di Gasol a cui viene richiesto di fare solo quello che gli riesce meglio e senza doversi sobbarcare il peso di una squadra come accadeva a Memphis, è un lusso che rischia di portare i Raptors molto lontano in questo attacco alla conquista della Eastern Conference.

76ers: Harris 14 (15 rimbalzi), Embiid 16, Simmons 14, Butler 10, Redick 17, Ennis III 11, Bolden 3, Marjanovic 2, Smith, Monroe 3, McConnell, Korkmaz 5.
Raptors: Siakam 29, Leonard 45 (11 rimbalzi), Gasol 8, Lowry 9, Green 7, Miller, Moreland, Powell, Ibaka 7, Lin, McCaw, Meeks, VanVleet 3.

MVP: Ma quanto è forte Kawhi Leonard? Non ha un carisma debordante, ok. Non ha una signature move che lo distingue dal resto dell’universo, come dire il contrario. Non sono motivi sufficienti per non annoverarlo tra i grandissimi di questa lega.

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