NBA Playoffs Inside: Sixers, Rockets e Bucks a una gara dal secondo turno, i Nuggets impattano la serie a San Antonio

Il recap della notte NBA.

di La Redazione

Novità in quintetto per entrambe le squadre: i Sixers ritrovano Embiid, i Nets si presentano con Dudley e LeVert. Estremamente positivo l’impatto di quest’ultimo, che segna 11 punti nel primo quarto (migliore dei suoi insieme ad Allen, 11 anche per lui). L’energia di Brooklyn è chiaramente superiore, e non potrebbe essere altrimenti vista la situazione della serie. Per i Sixers ci sono 8 punti per Tobias Harris, migliore dei suoi e 6 a testa per Redick ed Embiid, oltre a ben 7 palle perse di squadra: 33-24 per i padroni di casa dopo dodici minuti.

Il secondo quarto si apre con un parziale importante degli ospiti: 14-5 e il punteggio torna in parità a quota 38. I Nets le provano tutte, ma non possono contenere Embiid se non raddoppiandolo o usando un po’ di zona (11 punti, 4 rimbalzi e 3 stoppate in appena 10’ per il camerunese). In doppia cifra anche Harris (14) e Butler (11). Simmons chiude a quota 6, contro gli 8 punti (e 5 assist) del “rivale” Jared Dudley, che infiamma un Barclays Center decisamente dentro la partita. Grazie al suo contributo e a quello Joe Harris i padroni di casa riescono a riempire le lacune fisiche nei confronti degli avversari e ritrovano il vantaggio, 63-57 al riposo lungo.

Al ritorno in campo le squadre risultano parecchio imprecise al tiro, con le difese a dominare sugli attacchi. Ma sul 67-61 la partita cambia: un fallo si Embiid su Allen (sarà poi riconosciuto come Flagrant 1) scatena una rissa in cui vengono espulsi Dudley e Jimmy Butler. A quel punto prendono il comando delle operazioni per i Sixers Simmons ed Embiid, a cui rispondono D’Angelo (6 punti) e Dinwiddie (10), con la partita che si fa bellissima. Il quarto si chiude sul 91-85 per Brooklyn e la promessa di 12 minuti di vero basket da Playoffs.

A inizio quarto periodo Embiid commette il terzo e quarto fallo della sua partita e sembra particolarmente stanco, ma tiene in partita i suoi. I Nets tirano 0/5 nei primi quattro minuti e chiamano un timeout sul 100-94, con la partita ancora dalla loro parte. In generale, i primi 9’ vedono le squadre tirare male: 2/14 per i padroni di casa, 7/19 per i Sixers; non è molto, ma basta agli uomini di Brown per ritrovarsi sopra di un punto a un minuto e mezzo dalla fine. Da qui succede di tutto. Su un rimbalzo d’attacco arriva la tripla di un freddissimo Russell; sul ribaltamento di fronte sono i Sixers a conquistare due carambole consecutive, fino a consegnare la palla in mano a Redick, che segna da 3 (107-106 Phila con 50 secondi da giocare). Atkinson chiama la sospensione e al rientro in campo entrambe le squadre perdono palla consecutivamente, fino al gran canestro di Joe Harris che riporta i suoi avanti di un punto a 25 secondi dalla sirena. Ovvio timeout di Brown che disegna un gioco per Embiid; i suoi eseguono così così e lo stesso camerunese è costretto a buttarsi a terra per salvare il pallone e metterlo nelle mani di Mike Scott, l’eroe improbabile: tripla e Sixers avanti di 2. L’ultima speranza di Brooklyn si spegne nelle mani di Simmons, che strappa il pallone ad Allen e scrive 3-1 al termine di una partita spettacolare.

Philadelphia @ Brooklyn 112-108 (24-33, 33-30, 28-28, 27-17)

Sixers: Butler 11, Harris 24 (8 rimbalzi, 6 assist), Embiid 31 (16 rimbalzi, 7 assist, 6 stoppate), Redick 9, Simmons 15 (8 rimbalzi, 8 assist), Marjanovic 4, Scott 8 (8 rimbalzi), Ennis 7, Bolden 1, Monroe.

Nets: Harris 10 (4/14 al tiro), Dudley 8, Allen 21 (8 rimbalzi), LeVert 25 (6 assist), Russell 21 (7 rimbalzi, 6 assist, 6/19 al tiro), Dinwiddie 18, Graham, Carroll 2 (7 rimbalzi, 0/6 al tiro), Hollis-Jefferson 3.

MVP: Joel Embiid, autore di una strepitosa prestazione, oltretutto in soli 31 minuti e con un infortunio a limitarlo notevolmente.

Denver Nuggets @ San Antonio Spurs 117-103 (22-34; 54-54; 91-79)

Serie 2-2

Era praticamente una “win or go home” per la testa di serie n.2 ad Ovest, secondo molti quel genere di partita che avrebbe palesato l’inadeguatezza dei Denver Nuggets a queste altitudini, al cospetto di una cornice di pubblico e di un’organizzazione come quella texana che questa aria la respira da 22 anni consecutivi. Invece gli uomini di coach Malone hanno messo in piedi una prestazione di grande carattere, nonostante una partenza dove sembravano esitare schiacciati dal peso della pressione della situazione di punteggio e del buon piglio degli avversari.

L’unico ad essere stato fin da subito in clima partita rispondeva al nome di Nikola Jokic, abile a giocare prima di spada abusando per lunghi tratti dei contatti che gli offriva Poeltl, poi di fioretto esibendosi in conclusioni di rara leggiadria. Ma era una predica nel deserto, reso ancor più arido dalla precisione degl Spurs, protagonisti di un chirurgico primo quarto chiuso al 75% al tiro e con poche forzature, dove avevano cavalcato con minuzia Aldridge e battezzato gli uomini giusti. La trama si ribaltava nel secondo periodo, dove un blackout offensivo degli speroni (che scendevano addirittura sotto al 50% a fine periodo), figlio anche di una perdita di ritmo causata da una sfilza infinita di falli, costava il rientro definitivo di Denver, con un Murray finalmente protagonista negli ultimi possessi del tempo.

L’intesa Jokic-Murray contro l’alleanza Aldridge-DeRozan, ma il vantaggio della coppia del Colorado era che uno dei due sapesse tirare da 3, aspetto dai risvolti positivi non solo personali per Murray ma anche in termini di fluidità dell’attacco. Il terzo periodo era quello che rompeva gli equilibri: i Nuggets trovano grande pericolosità anche dai comprimari, uomini come Torrey Craig, messo in quintetto al posto del deleterio Barton, che oltre a ricoprire il ruolo di difensore d’elite trovava grande precisione dalla lunga distanza. Questo, unito all’energia di Morris e Beasley dalla panca, costituiva un supporting cast sufficiente a portare a casa la contesa, facendo dimenticare ai tifosi di Denver lo stipendio che percepisce Paul Millsap, autore ancora una volta di una prova insufficiente. Ora si torna al Pepsi Center, e ribaltare questa serie dopo i contenuti che ha condiviso in gara 4 rappresenta l’ennesimo grande enigma che il genio di coach Popovich è chiamato a risolvere.

Nuggets: Jokic 29+12r, Murray 24, Craig 18.
Spurs: Aldridge 24, DeRozan 19, Mills 12.

Milwaukee Bucks @ Detroit Pistons 119-103 (32-24; 67-54; 100-78)

Serie 3-0

Hai il tuo miglior giocatore al rientro, Blake Griffin, che ha subito un impatto importante sui due lati del campo per trasmettere il a tutti la sensazione di star bene e di poter guidare la squadra. Poi c’è la stella della squadra avversaria che vive una rara serata di difficoltà, fortemente condizionata da problemi di falli. Alzi fiducioso la testa al tabellone, e a fine primo quarto sei già a -8.

La gara 3 tra Bucks e Pistons aveva un chiaro favorito e non ha disatteso i pronostici, però ha ribadito una verità molto interessante per il cammino di Milwaukee, ovvero che, pur essendo un sistema greco-centrico, gli uomini di Budenholzer costituiscono un collettivo estremamente funzionante in grado di sopperire a una serata storta del proprio go-to-guy. Un’altra verità, un po’ più amara e un po’ meno originale, è che questa Detroit non costituisce un banco di prova attendibile in vista della serie coi Celtics, in quanto semplicemente sprovvista di armi in grado di impensierire i vincitori della Eastern Conference, sia in termini di talento individuale sia in quanto a stile di gioco. L’inserimento di Kennard in quintetto al posto di Brown non ha sortito effetti, in più Drummond ha avuto, al pari di Antetokounmpo, una situazione falli difficile da gestire, e mentre Griffin era sull’isola, i vari Middleton, Lopez, Ilyasova e Bledsoe mostravano ogni volta un volto diverso alla rassegnazione dei Pistons.

In particolar modo Khris Middleton ci teneva a dimostrare alla squadra che lo aveva draftato e poi scambiato che si era persa qualcosa, e vedendo il suo spot occupato da giocatori non all’altezza come Ellington, Kennard o Galloway, Detroit ha di che recriminare, e l’enorme difficoltà che ha avuto a raggiungere i 100 punti in una partita di questa serie è la logica conseguenza di alcune scelte poco ponderate. Ora gara 4 sarà con tutta probabilità una passerella, in attesa di una elettrizzante semifinale di Conference.

Bucks: Middleton 20. Lopez 19, Bledsoe 19.
Pistons: Griffin 27, Jackson 15, Drummond 12+12r.

Houston Rockets @ Utah Jazz 104-101 (28-30; 50-55; 74-76)

Serie 3-0

Come risvegliarsi con una bellissima donna accanto dopo una notte all’insegna degli incubi. Questa la sintesi della partita di James Harden, alla fine protagonista del successo che ipoteca il passaggio del turno a favore dei suoi Houston Rockets. Una sequela interminabile di errori al tiro in quella che è stata senza dubbio la serata più difficile della stagione per ”The Beard”, messo in crisi dalla grande organizzazione difensiva di Utah, in particolar modo dall’arcigna difesa di Royce O’Neale.

I Jazz non hanno però portato a casa la gara che avrebbe riaperto la serie fondamentalmente per due motivi: il primo, quello annoso della scarsa personalità; il secondo, Harden stesso. Perché puoi togliere tutte le soluzioni disponibili all’ex OKC, ma non puoi togliergli la fiducia che gli consente di infilare 14 punti nel quarto decisivo tra tiri liberi procacciati e triple a segno nel momento della massima necessità, nello stesso momento in cui il suo antagonista principale, Donovan Mitchell (34 punti ma con pessime percentuali), gestiva male la pressione degli ultimi possessi.

La gara ha visto i padroni di casa avanti nel punteggio per quasi tutto il tempo, ma mai in doppia cifra, a dimostrazione del fatto che nel basket moderno più che mai non basta essere spigolosi ed efficienti a difesa del proprio canestro, ma serve essere capaci di mettere a segno run offensive che tramortiscono gli avversari, ma gli uomini di coach Snyder non hanno questo flusso travolgente nelle proprie corde, e quindi tutta la fatica fatta nel controllo degli avversari molto spesso si traduce in scarsi profitti. Gara 4 è tutta da scrivere, i Jazz sono sembrati comunque con la testa all’interno della serie, ma per il passaggio del turno il verdetto è virtualmente scritto.

Rockets: Harden 22+10a, Paul 18, Capela 11+14r.
Jazz: Mitchell 34, Favors 13, Gobert 10+7blk.

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