NBA Playoffs: Spurs inarrestabili, Portland s’inchina ad un grande Parker

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Al Rose Garden è un tripudio neroargento, e nell’Oregon l’aria comincia a farsi pesante. Non che non lo fosse già dopo le prima due gare, ma il concetto di “spalle al muro” ora diventa un leitmotiv dal quale è impossibile fuggire. La storia dice che rimontare uno 0-3 è impossibile, con questi Spurs di fronte lo è ancor di più: gara 4 potrebbe essere l’ultima apparizione di questi Blazers davanti al pubblico casalingo. Tony Parker, autore di una prova magistrale | aol.com Si temeva una partenza convinta e convincente dei padroni di casa, invece a banchettare in avvio è proprio Tony Parker, dominatore assoluto della contesa (29 punti, 6 assist, 12/20 dal campo), che mette il turbo e propizia il 6-0 con il quale si aprono le danze. Portland si affida al pubblico e, soprattutto, a LaMarcus Aldridge, che risponde da fuoriclasse qual’è e mantiene i suoi a un possesso di distacco, sul 16-13. Poi dal pino si alza Ginobili, e gli speroni come d’incanto volano sul +10 di fine prima frazione: l’argentino ha le polveri bagnate (2/8 dal campo), ma dimostra di non conoscere la parola “errore” quando si presenta alla linea della carità (10/10). Piccole cose che cambiano una partita, ed indirizzano una serie. Sì, perché non presenzia solamente il nativo di Bahia Blanca nelle odi degli addetti a fine partita: tutta San Antonio non sbaglierà nemmeno un libero (25/25) durante tutto l’incontro, mentre Portland mantiene percentuali discrete (23/31, 74%). Ma nei playoffs, il discreto è insufficiente, quando trovi di fronte la perfezione. Piccole cose, dicevamo. [youtube http://www.youtube.com/watch?v=SFp_GN9fcIU?rel=0]

Tim Duncan scavalca Karl Malone

La seconda frazione vede Patty Mills e Danny Green prendere in mano le operazioni, e soprattutto causare molti danni alla difesa casalinga, che sprofonda anche a -18, nonostante qualche acuto di Matthews (22 punti, 6/14 dal campo). Quando poi i Blazers provano a riavvicinarsi, riecco che Parker si riprende la scena, per consegnare un comodo +20 (60-40) nelle mani dei suoi, scarto con il quale si va alla pausa lunga. La reazione dei biancorossi porta un solo nome: Nicholas Batum (20 punti, 9 rimbalzi, 7 assist, 2 palle rubate, con un 8/13 dal campo), che eroicamente ricuce lo strappo fino al -8 (68-60), ma al rientro dal timeout chiesto da Stotts con 4:18 sul cronometro del terzo periodo gli Spurs tornano a mettere in mostra il lavoro di squadra caratteristico della franchigia, e riporta l’inerzia sui binari ospiti. In tutto questo, il vantaggio a fine periodo è comunque rassicurante, con l’83-69 che riconsegna un minimo di tranquillità a Popovich.

Nicolas Batum a rimbalzo: il francese ha tenuto accese le speranze per Portland | arizonasports.com
L’ultimo periodo è inaugurato dalla bomba di Mills, al quale seguono i punti di tutto il Big Three neroargento che chiudono di fatto i conti. Il risultato finale recita 118-103 per gli ospiti, che hanno potuto contare su un positivo Duncan (19 punti, 7 rimbalzi, 4 assist, 8/18 dal campo in 40′) e sul grande apporto di Kawhi Leonard (16 punti, 10 rimbalzi, 4/10 dal campo, 7/7 ai liberi). A Portland non sono bastate la buona prova di Lillard (21 punti, 9 assist, 7/21 dal campo, 0/6 da oltre l’arco) e la doppia doppia Aldridge (21 punti, 12 rimbalzi, 9/23 dal campo). Eppure sembra strano, a leggere le mere statistiche: i Blazers pareggiano nella lotta a rimbalzo e nel conto delle assistenze, e mandano quattro (dicasi quattro) uomini oltre i 20 punti (Lillard, Matthews, Aldridge e Batum). Anche le percentuali dal campo sono molto simili (48.3% per gli Spurs, 42.9 per i Blazers, con i primi che han tirato con il 33.3% da oltre l’arco, mentre i secondi con il 34.8%). Com’è giustificabile un crollo del genere? La prima risposta ve la suggerisco io: la panchina. Il pino di Stotts è stato massacrato nel duello a distanza (ma non troppo) con quello texano, autore di 38 punti (Ginobili 14, Mills 10, Diaw 9, Belinelli 5, Ayres 2) contro i 6 di quello targato Oregon (McCollum 4, Wright 2). La seconda risposta invece ve la dice lui. [youtube http://www.youtube.com/watch?v=Db3-LTF8JhE?rel=0]   Sì, le palle perse. Nota dolente, per questi teneri Blazers, che ne perdono ben 14, al cospetto delle 7 di marca neroargento. Spurs che hanno rubato il doppio dei palloni rispetto agli avversari (10, contro le 5 di Lillard ed amici) ed han commesso più falli (25, contro i 20 di Portland). Massimo vantaggio che ha toccato quota 23, per poi scendere al +15 finale, mentre Portland ha toccato il +1 (unico vantaggio del match) a 6’28” dalla fine della prima frazione. Ma non sono questi i dati preoccupanti. La banda di Stotts, in queste tre partite, è stata in vantaggio sui rivali per un totale di 33 secondi: troppo pochi per pensare di impensierire Popovich. Altri numeri interessanti: lo scarto medio dopo queste tre partite è di 21 punti per la franchigia dell’Alamo, mentre erano 9 i punti di media di Tony Parker nella serie quando marcato da Damian Lillard. Appuntamento ora al 13 Maggio, per gara 4, il classico “Win or get swept” per Portland, con Popovich che vuole chiudere al più presto i conti per far rifiatare gli uomini, in vista di una finale di conference che si preannuncia spossante, in tutte le situazioni possibili.

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