NBA Recap del 23 Marzo: Beli corsaro a Oakland, brutta caduta di Miami a NOLA e tanto altro stanotte!

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A CURA DI MICHELANGELO ARRIGONI & MARCO BRINI

Charlotte Bobcats 124 – Portland Trail Blazers 94

 

CHA: Jefferson 28, Walker 26, Henderson 23.

POR: Lillard 20, Wright 17, Matthews 15.

 

Non c’è, praticamente, mai stata partita al Time Warner Cable Arena. I sempre più sorprendenti Bobcats umiliano degli spenti Blazers, nemmeno lontani parenti di quelli che hanno impressionato l’ Nba fino a metà Gennaio. Dopo il primo quarto i padroni di casa sono già sul +11 (33-22) e all’intervallo lungo hanno già la bellezza di 23 punti di vantaggio (69-46).

Nel secondo tempo si gioca solo per onorare la partita poichè il risultato è già in cassaforte, con Walker e Jefferson (28 punti conditi da 7 rimbalzi e 6 assist) che si confermano ai livelli mostrati da inizio stagione, facendo esaltare il proprio pubblico con bellissime giocate. Per quanto riguarda Portland non si capisce cosa sia successo e l’assenza di Aldridge non può giustificare il netto calo mostrato negli ultimi due mesi che ha portato la squadra dell’ Oregon dal primo al quinto posto della Western Conference.

Nelle ultime 10 partite i Blazers sono 5-5 e nell’ultimo mese hanno compromesso la possibilità di avere il fattore casa a favore nel primo turno di Playoff, con il solo Lillard (oggi 20 punti) a tenere a galla la squadra.

 

Cleveland Cavaliers 111 – Houston Rockets 118

 

CLE: Waiters 26, Zeller 23, Dellavedova 14.

HOU: Harden 37, Parsons 16, Beverley 15.

 

Altra partita senza storia in quel di Cleveland. I Rockets partono subito a ‘’razzo’’ (come suggerisce il loro nome) e, grazie ad un Harden da 8 punti e 7 assist nel primo quarto, chiudono la prima frazione sul 39 a 31. Nel secondo quarto il copione non cambia, con la squadra del Texas che chiude il primo tempo in doppia cifra di vantaggio sul 67-55 con Harden autore di altri 12 punti. Ai Cavaliers non basta la super prestazione di Zeller, autore di 23 punti che gli valgono il Career-High, per supplire alle assenze di Irving e Deng, che costituiscono la base portante dell squadra. I Playoff sono andati da molto tempo e a Cleveland si sta cercando di mettere la base per un buon futuro (vedi l’acquisto di Hawes e di Deng, nonostante la prima scelta al draft sia stata un po’ buttata) che dipenderà molto anche dalla scelta del 6 degli Heat se tornare a casa o meno. Per quanto riguarda Houston si sta confermando una possibile contender, mostando gioco di squadra, determinazione, compattezza e ottime individualità come Harden, Parsons ed Howard. Tornando alla partita il terzo quarto vedi i texani portarsi sul +22 chiudendo la frazione sul 101 a 79. L’ultimo quarto è di pura accademia, con le seconde e le terze linee in campo a determinare il punteggio finale a un sempre più vuoto palazzo dello sport.

 

Chicago Bulls 91 – Philadelphia 76ers 81

 

CHI: Noah 20, Butler 17, Augustin 16.

PHI: Young 28, Sims 18, Carter-Williams 7.

 

Partita più complicata del previsto per i Bulls, che devono faticare per almeno 3 quarti per avere la meglio dei 76ers che, seppure siano in una striscia di 24 sconfitte consecutive, stanno facendo faticare qualsiasi avversaria prima di essere batutti. Il primo quarto è parecchio combattuto, con la squadra ospite che risponde colpo su colpo ai padroni di casa e riesce anche a chiudere in vantaggia (25-20) la frazione. Nel secondo quarto, a punteggio bassissimo (21-13 Bulls), sono Gibson ( 8 punti) e Augustin a tenere la propria squadra in vita mandandola al riposo lungo sul +3 (41-38). Nel terzo quarto il punteggio si alza un po’ ma la partita rimane in equilibrio con Chicago che deve faticare pallone dopo pallone per avere la meglio della penultima squadra della lega. Noah e Butler aiutano la propria squadra a chiudere in un vantaggio leggermente maggiore (+6) il penultimo quarto sul 65-59. Nell’ultimo periodo i ‘’Tori’’ del Michigan riescono piano piano a scappare via raggiungendo il massimo vantaggio sul +12 e non voltandosi più indietro. Il dato strano, visto la batteria di ottimi lunghi di cui dispone Chicago, è il domino di Philadelphia nei punti in area 40-26.

Memphis Grizzlies 82 – Indiana Pacers 71.

 

MEM: Conley 21, Randolph 18, Miller 13.

IND: Stephenson 15, West 10, George 8.

 

Partita non entusiasmente al FedExForum di Memphis. I padroni di casa, dopo lo stop arrivato in casa dei campioni in carica, riprendono la loro marcia verso la conquista dei playoff nella Western Conference, mentre i Pacers, che non sembrano nemmeno i lontani parenti della squadra che ha dominato la lega fino ad un mese fa, subisce un’altra sconfitta, portando ad un bilancio di 5-5 nelle ultime 10 partite. George sembra un altro tipo di giocatore, svogliato e senza carattere, così come la propria squadra. Perchè se io fossi un tifoso Indiana, non sarebbero le sconfitte ad impensierirmi (anche Miami continua a perdere, il primo posto a Est è abbastanza tranquillo, quello in generale è forse difficile da raggiungere vista la marcia trionfale di San Antonio, ma non ancora perso del tutto) ma le facce dei giocatori in campo; sembrano completamente involuti rispetto a inizio stagione, senza la voglia di lottare su ogni pallone, quella voglia che li aveva sempre contraddistinti. Spero per loro, e per i Playoff in generale, che sia solo un periodo di appannamento e/o di riposo in vista del rush finale. Per quanto riguarda il match la differenza viene fatta nella seconda frazione. Il primo quarto è equilibrata con i Pacers che rispondono colpo su colpo e chiudono sul -1 (19-18) grazie a un tecnico, preso da Koufos e trasformato da George, dopo la sirena. Nel secondo quarto la differenza la fa tutta Mike Miller, che spezza la partita con 10 punti (di cui 3 triple) nel quarto e manda i suoi sul +13 (43-30) all’intervallo lungo. Da lì in poi Indiana non tornerà mai più in partita e il punteggio si attesterà su quello scarto (oscillando tra il +15 ed il +10 Grizzlies), con gli ospiti che continueranno a giocare un basket orrendo, fatto di palle perse (che regaleranno 18 punti in contropiede agli avversari, contro i soli 7 messi a referto da Indiana) ed errori dal campo.

 

Miami Heat 95 – New Orleans 105

MIA: James 25, Chalmers 19, Beasley 16.
NO: Davis 30, Evans 16, Aminu 12

Talvolta i supereroi non bastano. Una delle prove più complete per il giocatore più forte del mondo, 25 punti conditi da 8 rimbalzi e 9 assist, non equivale a una vittoria per i back-to-back champions della Lega. Il 6 da Akron orfano di Dwyane Wade, si carica sulle spalle la squadra da playmaker puro giocando una prestazione totale. Certo, il confronto con Kevin Durant, che se fa prove del genere segna almeno il doppio dei punti, resta impietoso, ma leBron dopo aver giocato metà stagione a marce basse, è pronto a far vedere al 35 suo rivale che conta quello che si fa in postseason. “Ehi Kev, ti ricordi come è andata l’ultima volta?”. Torniamo alla gara, perché non sarà la gara di LeBron ad essere tramandata ai posteri, bensì quel giocatore che è una gioia per gli occhi (vederlo giocare), l’ala forte da Kentucky, Anthony Davis. Un po’ perché la storia la scrive chi vince, un po’ perché il buon Anthony gioca da veterano e da All Star dopo un anno e mezzo che è nell’NBA,  non sarà il faccione di James ad essere celebrato stamattina. 30 punti, 11 Rimbalzi e la netta sensazione di avere a che fare con il nuovo Tim Duncan. Miami parte bene, benissimo, ma la squadra di Monty Williams attacca con ordine e difende con sicurezza, finendo addirittura in vantaggio per poi subire la parità degli uomini di Spoelstra. Nel secondo quarto però, si vede chiaramente che tra le due sono gli ospiti a rincorrere, solo grazie a un fantastico Beasley che confeziona 12 dei suoi 16 punti rimangono ancorati al risultato che rimane con un passivo di due misure. Miami non si perde, si compatta e parte tenace dopo l’intervallo ma sono le triple dei padroni di casa a tenere salda la partita nelle loro mani. LeBron e Chalmers, però, trascinano la squadra al meno quattro della sirena, dopo aver toccato anche quota -8. Nel finale di gara c’è poca storia, NOLA vince con merito dando il settimo dispiacere in 11 partite ai Miami Heat.

Orlando Magic 88 – Utah Jazz 89

ORL: Oladipo 19, Afflalo 18, Vucevic 16.
UTA: Jefferson 21, Burke 17, Hayward 14.

Finale al cardiopalma per la formazione di Tyron Corbin, che trionfa di un punto a seguito della tripla di Trey Burke, candidato al premio di Rookie dell’Anno. Proprio come il suo avversario, Victor Oladipo, che spesso e volentieri quando si trova dei pari età da il meglio di sé. Primo quarto dove non c’è veramente storia, solo 16 punti incassati dai padroni di casa che ne mettono invece 27. Nel secondo quarto la partita si ravviva, o meglio, i Magic si svegliano e trascinati da Oladipo e Afflalo vanno vicini ai Jazz che però gli respingono con successo, tenendoli quindi a sei distanze da loro. La dominazione dei giocatori in maglia blu continua anche nella ripresa anche se è meno netta, solo uno il punto recuperato dagli avversari. Il ché, vuol dire di trovarsi a due possessi dal pareggio. Sarà proprio l’infausto primo quarto a condannare la squadra di Vaughn, visto che i Magic sono ancora in palla e trova il pareggio a 4 minuti dalla fine. E in un finale incandescente punto a punto, trovano il vantaggio con un fantastico Oladipo. Con un po’ di fortuna, però, è proprio Trey Burke a infilare la bomba della vittoria, a meno due secondi dalla sirena finale. Orlando sfortunata, perché a mio avviso meritava la vittoria.

San Antonio Spurs 99 – Golden State Warriors 90

SAS: Parker 20, Green 18, Leonard 17.
GSW: Curry 20, Thompson 16, Lee 13.

Non bellissima la partita di cartello della notte. Golden State senza Iguodala che ospita gli Spurs, a loro volta orfani di Ginobili e Duncan. Già nel primo quarto, si vede che non c’è storia, visto che dopo sei minuti i Texani sono sopra di undici, e che dopo la prima sirena, il vantaggio è di dieci lunghezze. Molto bene il Beli dalla panca, 15 punti frutto di un 5/9 al tiro, di un 40% da tre e il 75% dalla lunetta. Golden State però, fa la partita nel secondo quarto, recuperando sette dei dieci punti di divario (andando addirittura in vantaggio durante la seconda frazione di gioco). Nel terzo quarto la partita è quindi aperta a qualsiasi risultato ma l’armata Popovich è abituata a gestire la pressione e strappa altri due punti di vantaggio alla squadra di casa, che non sa più a quale santo votarsi vista la prova in chiaroscuro di Steph Curry. Nella  ultima frazione di gioco, nessuna comeback epica. Regolare amministrazione per Parker e compagni che vincono quindi la loro 13° partita di fila.

Detroit Pistons 103 – Los Angeles Clippers 112

DET: Jerebko 22, Jennings 19, Drummond 16.
LAC: Paul 28, Griffin 25, Barnes & Granger 14.

Sfida interessante allo Staples Center di Los Angeles. Si sfidano qui i deludenti Pistons nei quali “dovrebbe” giocare anche il sempre più bistrattato Gigi Datome (a cui auguro di trovare una squadra che lo faccia crescere con serenità, non di certo nel Michigan), in casa dei positivissimi Clippers di coach Rivers che hanno visto il loro parco lunghi cambiare di valutazione passando da “saltatori e nient’altro” a “ottima coppia in vista dei playoff”. Non per snobbare la crescita mentale e anche tecnica del buon deAndre Jordan (tra i due lunghi quello destinato per più tempo a conservare l’etichetta dello schiacciatore), ma direi che siamo rimasti tutti a bocca aperta nel vedere che, EVIDENTEMENTE, su Blake Griffin ci sbagliavamo. Aldilà del fatto che comincia anche a tirare dalla media (e anche dalla lunga distanza ma raramente), questo ragazzo sta diventando più leader, più concreto, più passatore, più tutto. Magia Rivers? Forse. Sta di fatto che finalmente sta legittimando la prima chiamata al draft 2009 dove era sicuramente il diamante più pregiato, ma di certo anche quello più grezzo. La partita nonostante il divario tecnico rimane sempre molto aperta, con gli uomini di Loyer a rincorrere gli Angeleni. Da segnalare la super prova di Jonas Jerebko che finalmente è sbocciato anche oltreoceano (agli Europei su di lui si difendeva col rosario in mano), stanotte ne ha messi 22 in 27 giri d’orologio. Nel secondo quarto, dopo il -10 incassato nella prima frazione, i Pistons alzano le marce e riducono lo svantaggio a un solo punto, vanificando tutto nella ripresa, quando ritornano sotto di 10 punti grazie all’ottima prova di Barnes oltre che del solito Griffin e di un super Chris Paul (28 punti e 15 assist per CP3). Nella ripresa, gestione senza troppi intoppi per i padroni di casa, che portano a casa la 49esima vittoria della stagione. Pistons sempre pù lontani, invece, dall’ottavo posto degli Hawks.