NBA Recap Inside: colpi esterni di Miami e New Orleans, Thomas da leggenda

La sintesi delle 14 partite giocate nella notte NBA

di Domenico Laudando
theintelligencer.com

Cleveland sembra essersi ritrovata dopo quel periodo nero del mese scorso: Korver stende di nuovo i Pacers (Robinson 19), dopo l’8/9 da 3 della partita scorsa. Due triple a testa sue (è il settimo giocatore a toccare le 2000 bombe in carriera) e di Irving danno il +10 a inizio quarto periodo che permette a Cleveland di controllare fino al termine. James 31 con il 70% al tiro, Irving 26.

Tutto facile per gli Spurs che annientano Orlando (Vucevic 16 punti e 10 rimbalzi) in Florida. Magic che tirano con il 40% scarso e perdono 17 palloni, dati che San Antonio non può perdonare. 45 punti della coppia Leonard-Aldridge.

I Mavericks perdono a Detroit in una partita importantissima in chiave playoff per entrambe. La spuntano però i Pistons che sono stati avanti 62-35 a metà gara. 42 punti della coppia Jackson-Leuer, mentre Nowitzki (24 punti e 10 rimbalzi) ha spinto i suoi nella ripresa, ma inutilmente.

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Philadelphia di un ottimo Saric (20 punti e 11 rimbalzi dalla panca) spaventa i Celtics a casa loro, ma il solito Thomas con 13 punti dei suoi 33 nell’ultimo quarto mette le cose in chiaro: è la quarantesima gara con almeno 20 punti per IT, pareggiato il record di franchigia di un certo Havlicek fatto registrare 45 anni fa. Ottimo anche Smart con 21 punti e il 64% al tiro, ma soprattutto 8 rubate, oltre a 5 rimbalzi e 5 assist.

Partita pirotecnica a Brooklyn dove i padroni di casa cadono anche contro Milwaukee di un ritrovato Middleton con un ventello dalla panca, e i liberi della vittoria, e i 58 punti in due di Antetokounmpo (33) e Monroe (25). Lopez guida i suoi con il season high di 36 punti e il career high di 8 stoppate tirando il 60% sia da 2 che da 3, ma non basta per avere la meglio dei Bucks e fermare la striscia di 14 sconfitte consecutive.

Da una squadra in crisi ad un’altra: gli Hornets perdono una partita in cui si sono ritrovati sul 75-58 a fine terzo quarto, periodo nel quale hanno chiuso con quasi l’80% al tiro. Lowry (21) guida i suoi ad un parziale di 20-2 che porta avanti i canadesi: la partita poi rimane in equilibrio con Kaminsky (27 punti) protagonista nel finale, ma inutilmente.

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Whiteside e Waiters guidano gli Heat ad una su per vittoria in quel di Houston. 23 punti, 14 rimbalzi e 5 stoppate per il primo e 23 punti, 9 rimbalzi e 7 assist il secondo annullano la tripla doppia di Harden da 38 punti, 12 rimbalzi e altrettanti assist. Per la prima volta in stagione, i Rockets non sono mai stati avanti nel punteggio e, nonostante il recupero tentato negli ultimi 12 minuti dopo aver toccato anche il -20, hanno dovuto soccombere.

Partita indirizzata fin dalla palla due quella dell’Arizona tra Suns e Lakers. I giallo-viola, scemato lo slancio di inizio stagione, l’han data su molto presto nella stagione e il piglio con cui sono scesi in campo stanotte ne è la dimostrazione: 15-32 nel primo quarto e partita segnata. Difficile trovare una nota stonata nella prestazione odierna di Phoenix, bene in tutti gli elementi e dominante in tutti gli aspetti del gioco, e il +36 finale ne è fedele testimonianza.

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L’exploit dei Pelicans in casa dei Grizzlies, unito alle cadute di Denver e Portland, tiene acceso il lume della speranza per Anthony Davis e compagni. La vittoria è di quelle rimarchevoli, su un parquet tra i più ostici dell’intera lega, e dimostra come New Orleans faccia passi importanti verso la maturazione, anche se quasi dilapidava il +16 di fine terzo quarto sotto i colpi della vecchia guardia del Tennessee. Fondamentale l’apporto di Solomon Hill, che ha punito la libertà lasciatagli dalla difesa avversaria con puntualità, fino ai 23 punti personali di fine partita.

Si può dire tutto di Minnesota, tranne che manchi il talento all’interno del roster. La facilità con cui i Timberwolves hanno avuto la meglio sul campo degli stessi Denver Nuggets che avevano asfaltato i Warriors solo qualche giorno fa, è disarmante e aumenta i rimpianti di non vederli a questi livelli con continuità. Mattatore Andrew Wiggins con 40 punti ha rubato la scena. Apparsi privi di energie mentali i Nuggets, oltre che corti per le numerose defezioni.

La quiete prima della tempesta in Oregon. Questo è quanto accaduto in Jazz-Trail Blazers, dominata per le difese nei primi 24 minuti, ma non appena Utah ha messo le marce alte Portland ha mostrato tutta la sua inconsistenza. Ben 6 gli uomini in doppia cifra tra i padroni di casa, con il solito Hayward a condurre le fila in attacco, mentre Gobert oscurava il canestro agli avversari. La pessima prestazione di Lillard certifica come i problemi per coach Stotts siano a tutti i livelli gerarchici del roster.

Dura un periodo, il primo, l’euforia dei Knicks che, trascinati da Anthony e Rose avevano raggiunto la doppia cifra di vantaggio con un quarto da 39 punti segnati. Non si è fatta attendere la reazione di Russell Westbrook e soci, che prima impiegano i secondi 12 minuti per assorbire lo svantaggio, per poi dilagare nel secondo tempo. New York ha offerto una discreta resistenza limitando il passivo, ma senza dare mai la sensazione di poter rientrare esorcizzando la profonda tripla-doppia del solito RW0.

I quarti centrali hanno deciso la sfida dello Staples Center tra Clippers e Hawks, chiusi con 20 punti di differenza. Partita complessivamente noiosa, che ha visto protagoniste due squadre un po’ reticenti a profondere uno sforzo importante. La fisicità della difesa di Los Angeles ha imbrigliato l’attacco di Atlanta, tenuto a un misero score di 84 punti. In attacco, senza Paul, è stato Griffin a prendersi le maggiori responsabilità, ben assistito da Rivers e soprattutto Redick, ad oggi i due esterni più affidabili per coach Doc Rivers.

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La sua lingua lunga è valsa l’ennesima espulsione nella carriera di Draymond Green, giunta al tramonto del primo tempo. Nonostante questo, Golden State non ha avuto problemi a disfarsi dei Kings a seguito di un impetuoso terzo periodo da 42 punti. Serata di grazia al tiro per Thompson, autore di 35 punti col 66% dal campo, come anche per la difesa di casa che, pur senza il suo totem, ha concesso la miseria di 36 punti agli avversari nei 24 minuti finali.

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