NBA Recap Inside: Lillard da impazzire, Miami appaia Chicago all’ottavo posto

NBA Recap Inside: Lillard da impazzire, Miami appaia Chicago all’ottavo posto

Tutte le gare della notte NBA.

di La Redazione

Gare clou

  • di Domenico Laudando
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Chicago Bulls @ Brooklyn Nets 106-107 (25-32; 45-51; 82-75)

Prima lo sciagurato avvio, con l’attacco dei Nets capace di bucare in tutte le salse la porosa difesa dei Bulls, poi la ripresa del controllo dopo l’intervallo lungo ma, proprio quando lo spavento sembrava passato e la foga avversaria governata, Chicago mette in scena un pessimo finale e subisce una sconfitta potenzialmente disastrosa nella corsa ai playoff, stanti le contemporanee vittorie di Heat e Pacers. Sul +9 con 4 minuti da giocare nel quarto decisivo, prima due triple in serie del cecchino LeVert, poi i 7 punti nell’ultimo minuto di Dinwiddle trascinano i solo apparentemente disinteressati Nets a un successo che poco aggiunge alla loro dimenticabile stagione, ma che rischia di rendere censurabile anche quella degli avversari di serata che, dopo aver perso malamente dai Knicks qualche giorno fa, non stanno sfruttando al meglio l’agevole calendario di questo finale di stagione. Ora le ultime due sfide casalinghe contro Magic e ancora Nets non possono essere fallite.

Bulls (39-41): Butler 33, Grant 15, Mirotic 4, R. Lopez 16, Wade 14, Portis 9, Felicio 6, Zipser, Lauvergne 2, Carter-Williams 7, Valentine, Morrow.
Nets (20-60): Hollis-Jefferson 16 (12 rimbalzi), B. Lopez 13, Lin 12, Foye, LeVert 19, Booker 9, Acy 3, Hamilton, Whitehead 4, Dinwiddle 19, Goodwin 6, McDaniels 6.

MVP: Buona prova complessiva dei Nets, tra i quali spicca il match-winner di giornata: Spencer Dinwiddle.

 

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Miami Heat @ Washington Wizards 106-103 (28-29; 54-52; 80-74)

Assaggio di playoff tra due squadre tra le più in forma in questa seconda parte di stagione. Il fatto è che solo una delle due è sicura di parteciparvi e sarebbe un gran peccato che l’altra, Miami, non centrasse l’obiettivo dopo un’entusiasmante cavalcata. Alla fine vincono gli Heat, che approfittano del tonfo dei Bulls per riportarsi a record pari. L’ultimo sorpasso in una sfida che ne ha visti tanti è stato siglato da James Johnson con un canestro da sotto, poi due enciclopediche azioni difensive di Richardson prima e Whiteside poi (stoppata sulla tripla per il pareggio di Beal), hanno sigillato un successo imprescindibile. Vero è che Washington si è un po’ seduta in questo rush finale, ma vincere al Verizon Center è sempre impresa commendevole, alla quale dovranno seguirne altre due contro Cavaliers e ancora Wizards in casa e sperare che i Bulls ne perdano una, avendo i chicagoani il vantaggio negli scontri diretti. Un ultimo pronostico da ribaltare per la miracolosa truppa di coach Spoelstra. 

Heat (39-41): J. Johnson 15 (11 rimbalzi), Whiteside 30 (12 rimbalzi), Dragic 18, McGruder, Richardson 10, White 2, Reed 2, T. Johnson 19, Ellington 10.
Wizards (48-32): Morris 21, Oubre Jr. 12, Gortat 11 (11 rimbalzi), Wall 16, Beal 16, Smith 3, Mahinmi 11, Jennings 2, Satoransky 2, Bogdanovic 9.

MVP: Memorabile prova di Hassan Whiteside, che ha avuto il suo climax a fil di sirena con la stoppata definitiva su Bradley Beal.

 

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Los Angeles Clippers @ San Antonio Spurs 98-87 (22-23; 52-43; 82-70)

Vittoria di prestigio ma anche utile ai fini della classifica per i Clippers, in quanto foriera del sorpasso al quarto posto della Western Conference sui Jazz, e quindi al momento il fattore campo di una delle serie di primo turno più intriganti ad ovest è appannaggio dei losangelini. Coach Pop rinuncia al riposo per i big ma il risultato è una prestazione sottoritmo che, dichiarazioni post-partita alla mano, lo scontenterà e non poco. Il solco viene scavato dai quarti centrali grazie alla creatività di Chris Paul e alla concretezza di Griffin, ma da non sottovalutare l’apporto di comprimari del tipo di Mbah a Moute, protagonista di una rara sortita in doppia cifra. Aggiungendo a ciò il controllo dei tabelloni di DeAndre Jordan, i Clippers hanno fornito la miglior versione possibile di loro stessi, con ruoli e mansioni ben definite e difesa ferrea. Riuscissero a tenere questa faccia, i Clippers sarebbero avversario ostico per tutte nella corsa alle Finals.

Clippers (49-31): Mbah a Moute 10, Griffin 18, Jordan 17 (17 rimbalzi), Paul 19, Redick 11, Johnson, Speights 5, Felton 6, Pierce, Crawford 12.
Spurs (61-19): Aldridge 18, Leonard 28, Dedmon 4 (10 rimbalzi), Parker 2, Simmons 8, Lee 6, Bertans, Anthony, Gasol 15, Mills 3, Anderson, Forbes, Ginobili 3.

MVP: Il direttore d’orchestra Chris Paul. Se e quando i Clippers girano a meraviglia, il “colpevole” è sempre lui.

 

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Boston Celtics @ Charlotte Hornets 121-114 (32-28; 71-54; 92-86)

Montagne russe allo Spectrum Center, dove i Boston Celtics prima mettono alla frusta l’avversario, poi ne consentono il rientro smarrendo completamente la verve nei primi 18 minuti del secondo tempo. Prima dell’intervallo, un immenso Isaiah Thomas portava allargava il gap tra le due squadre costruendo tiri pesanti per sé stesso per i compagni, e l’attacco ospite gira a tal punto da far registrare un primo tempo da 71 punti. Un monumentale Batum provoca il rientro dei suoi Hornets, capaci di raggiungere addirittura il massimo vantaggio di 7 punti a seguito dell’unico canestro dal campo di Marvin Williams. Questa volta l’uomo da quarto periodo dei Celtics non è ‘’IT’’ ma l’ottimo Avery Bradley, che sveste i panni del mero specialista difensivo esplodendo in un quarto da 11 punti e tre triple. Il primo posto a est sembra ormai esser stato compromesso dalle sconfitte contro Cavs e Hawks, ma Boston rimane la più seria contendente di Cleveland sulla strada verso la finale.

Celtics (51-29): Crowder 15, Olynyk 13 (11 rimbalzi), Horford 16, Thomas 32, Bradley 15, Jerebko 9, Smart 10, T. Zeller 2, Smart 9.
Hornets (36-44): Williams 5, Kidd-Gilchrist 8, C. Zeller 12, Walker 23, Batum 31, Kaminsky 8, Plumlee, Graham 3, Lamb 17, Roberts 7.

MVP: Oltre al solito trentello, a impressionare di Isaiah Thomas è stata la maturità nel leggere tutte le attenzioni della difesa avversaria e cedere il proscenio ai suoi compagni nell’ultimo periodo.

 

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Utah Jazz @ Portland Trail Blazers 86-101 (20-34; 42-48; 60-77)

L’esaltante seconda metà di stagione di Damian Lillard trova il suo picco massimo nella notte con una prestazione da 59 punti che, con ogni probabilità, pone il punto esclamativo nella lotta per l’ottavo posto tra Portland e Denver. I Trail Blazers raggiungono il 50% di vittorie dominando nei quarti dispari sui Jazz, scivolati ora al quinto posto di Conference, grazie alle continue offensive di ‘’Dame’’ ma anche a una difesa superlativa che qualcosa ha concesso solo al giocatore più talentuoso di Utah, ovvero Gordon Hayward. A fine partita Portland farà registrare la miseria di 3 palle perse, di cui nessuna commessa dal loro giocatore franchigia, che ha totalmente catalizzato la spasmodica attenzione su quello che era un match nodale per la sua squadra, sulle sue spalle. Se il Lillard delle partite che contano è questo, neanche Golden State può stare tranquilla in vista del turno d’apertura dei playoff NBA.

Jazz (49-31): Hayward 21, Ingles 3, Diaw 4, Gobert 13 (11 rimbalzi), Exum 1, Lyles 6, Johnson 13, Whitey, Mack 6, Neto, Burks 3, Hood 11.
Trail Blazers (40-40): Leonard 9, Vonleh 2, Harkless 12, Lillard 59, McCollum 9, Aminu 2 (12 rimbalzi), Layman, Napier, Quarterman, Turner 6, Connaughton 2.

MVP: Senza troppi ricami, Damian Lillard.

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