NBA Recap Inside: Miami rovente; i Bulls espugnano Cleveland

8 le partite della notte NBA: rivediamole tramite il nostro consueto recap

di Domenico Laudando

Partite clou

syracuse.com

Philadelphia 76ers @ New York Knicks 109-110 (25-31; 50-60; 75-86)

Sono due squadre ormai fuori dalla corsa ai playoff a dar vita alla partita più avvincente della notte NBA. Alla fine di una sfida tiratissima, un canestro con 0.3 secondi sul cronometro della partita di Carmelo Anthony regala la vittoria interna ai Knicks, colpevoli di aver sciupato un vantaggio di 17 punti e aver permesso ai Sixers di passare avanti nel punteggio a 9 secondi dalla sirena finale. Altro motivo di interesse è stato dato dal ritorno a un uso massiccio del triangolo offensivo nell’attacco newyorchese, che per i primi 36′ era stato foriero di soddisfazioni, salvo poi arenarsi al calare delle energie. Philadelphia ha dimostrato di aver ormai incorporato l’agonismo e la voglia di andarsi a giocare le propre chance di successo nell’arco della partita, e in questa in particolar modo ha avuto ingente contributo dai propri giocatori interni (Okafor su tutti), in barba all’assenza di Embiid. Bella l’atmosfera del Garden nel finale che, nonostante la stagione avara di gioie, è esploso alla gemma di talento purissima di ”Melo” valevole per la W e indicativa di quanto possa andar lontano il prodotto di Syracuse se solo smussasse qualche spigolo caratteriale.

76ers (22-36): Saric 19 (15 rimbalzi), Covington 20 (10 rimbalzi), Okafor 28 (10 rimbalzi), McConnell 7, Henderson 9, Holmes 8, Rodriguez 2, Luwawu-Cabarrot 2, Anderson, Stauskas 14.
Knicks (24-35): Anthony 37, Thomas 11, Hernangomez 11, Rose 18, Lee 5, Kuzminskas 3, O’Quinn 9, Holiday 14, Jennings 2.

MVP: Partita perfetta non fosse stato per il periodo di blackout generale a cui lui ha partecipato (compreso un frangente in cui ha creduto di essere Antetokunmpo tentando una schiacciata impossibile per i suoi mezzi atletici), ma il clutch-shot ha rimesso le cose al proprio posto: Carmelo Anthony in versione Gold.

mysanantonio.com

Chicago Bulls @ Cleveland Cavaliers 117-99 (23-22; 55-56; 89-76)

Mancava il Re, e il regno è stato espugnato. Poco toglie all’affermazione dei Bulls (alla quarta W consecutiva) sul campo dei detentori del titolo, raggiunte al termine di un’apprezzabile prestazione corale con ben 7 giocatori in doppia cifra. Cleveland che, è bene ricordarlo, oltre a James aveva fuori anche i lungodegenti Smith e Love, ovvero i 3/5 del quintetto titolare, aveva offerto una partenza incoraggiante, ma molto presto la difesa di Chicago ha smontato le poche soluzioni offensive a disposizione dei padroni di casa. Molto bene anche il tanto vituperato pacchetto guardie di coach Hoiberg, su tutte la prova convincente del sempre discusso Rajon Rondo, ma ad ispirare in ogni aspetto del gioco gli ospiti ci ha pensato Jimmy Butler, autore di una splendida tripla-doppia. A proposito di guardie, era la partita del timone saldo tra le mani per Kyrie Irving, che ha messo insieme cifre di tutto rispetto nonostante il misero 20% dall’arco, ma il ruolo da scudiero, seppur di lusso, nella squadra di LBJ, al momento gli calza meglio. Il mancato tentativo di rimonta, ormai marchio di fabbrica dei Cavaliers nei finali, ha testimoniato di come gli uomini di coach Lue siano già proiettati alla postseason.

Bulls (30-29): Portis 7, Butler 18 (10 rimbalzi, 10 assist), Wade 20 (10 assist), Lopez 10, Grant 6, Felicio 10, Mirotic 14 (10 rimbalzi), Lauvergne, Payne 6, Rondo 15, Valentine 11.
Cavaliers (40-17): Frye 11, Jefferson 9, Thompson 4, Irving 34, Shumpert 5, Williams 8, Felder, Liggins, Jones 14, Korver 14.

MVP: Pulitissima tripla-doppia per Jimmy Butler, che ha forzato poco o nulla. Poi nel secondo tempo ha addirittura dilagato.

newsobserver.com

Indiana Pacers @ Miami Heat 95-113 (23-18; 54-53; 79-83)

La ‘W’ continua ad essere di moda dalle parti della Florida, di questi tempi. ‘W’ come Waiters e Whiteside e ‘W’ come Win, stavolta a discapito della nervosa Indiana, abbandonata dalla propria stella Paul George, esclusa presto dal match per una sciocca espulsione sintomatica della tensione che caratterizza l’universo Pacers. In generale stiamo parlando della squadra più altalenante dell’intera lega, laddove a un periodo di sole vittorie ne fa succedere uno di sole sconfitte, mettendo oggi a rischio una partecipazione alla postseason che sembrava ormai in cassaforte. Eppure la partenza era stata delle più incoraggianti, con Turner e Teague ispiratori del massimo vantaggio sul +11, dilapidato a seguito di uno scriteriato finale di quarto. Dal canto suo, Miami è in un momento talmente felice che trova protagonisti ad ogni angolo di campo, tant’è che in questa sfida ci sono stati anche i momenti Babbitt e McGruder. Indiana è arrivata a giocarsela punto a punto fino agli albori dell’ultimo periodo, prima di cedere di schianto alla superiore intensità degli uomini di coach Spoelstra, sapientemente orchestrati da Dragic, che, per inciso, qualora dovessero raggiungere i playoff procurerebbero una seria candidatura al ”Coach of the Year” al proprio allenatore.

Pacers (30-29): T. Young 2, George 10, Turner 18, Teague 16, Miles 8, Allen 4, Christmas 4, Brooks, Stuckey 12, J. Young, Ellis 8, Robinson III 13.
Heat (27-32): Babbitt 9, Whiteside 22 (17 rimbalzi), Dragic 21, Waiters 22, McGruder 6, J. Johnson 15, White, Reed 4, Ellington 7, T. Johnson 5, Richardson 2.

MVP: Alla solita voce grossa sotto le plance, Hassan Whiteside aggiunge una solida prestazione offensiva con la ciliegina dell’alta percentuale ai liberi.

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