NBA Recap Point: Ariza rovina l’Iverson Party, Boston cade con onore contro Indy e molto altro stanotte!

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nba.com

A CURA DI MICHELANGELO ARRIGONI E MATTEO MURABITO

Miami Heat 112 – Orlando Magic 98

MIA: Wade 24, James 20, Bosh 17.
ORL: Harris 20, Vucevic 18, Harkless 14.

Nel derby della Florida i Miami Heat vincono contro gli Orlando Magic, ottenendo la loro settima vittoria consecutive. Il match si apre subito a favore dei campioni in carica, che con James e Wade corrono spesso in contropiede per segnare punti facili, ma sul finire del primo quarto i Magic annullano il distacco e riportano la gara in equilibrio. Il secondo quarto si apre nello stesso modo, ma a questo punto Miami inizia a crearsi un buon vantaggio, e all’intervallo Orlando è sotto di 8 punti. Nel secondo tempo gli Heat rientrano in campo decisi a chiudere in fretta la pratica, e ci riescono già nel terzo quarto, sfruttando un buon lavoro difensivo e soprattutto i soliti punti in contropiede della coppia James & Wade, e l’ultimo periodo diventa superfluo. Miami vince così la propria settima partita consecutiva, e nelle ultime 4 ha tenuto gli avversari sotto i 100 punti.

 

Philadelphia 76ers 103 – Washington Wizards 122

PHI: Wroten 19, Young 17, Carter-Williams 15.
WAS: Ariza 40 (career-high), Wall 17 (16 assist), Webster 17.

Nella notte del ritiro della canotta numero 3 di Allen Iverson, Washington rovina la festa infliggendo ai Sixers la tredicesima sconfitta di fila, la dodicesima in casa. Washington parte subito fortissimo, spingendo sull’acceleratore e cavalcando un caldissimo Trevor Ariza, che realizza con una costanza eccezionale. Ariza segna anche il buzzer beater del primo quarto, con i Wizards che segnano 41 punti e accumulano subito un vantaggio di 13 lunghezze. Nel secondo periodo i Sixers provano a rientrare in partita, segnando 35 punti, ma continuano a concedere troppo difensivamente e alla fine rosicchiano solamente un punto prima dell’intervallo. Dopo un terzo periodo nuovamente all’insegna dell’equilibrio il match è definitivamente chiuso nell’ultima frazione, dove Washington stringe qualche vite in difesa e porta a casa la sesta vittoria consecutiva.

 

Houston Rockets 118 – Detroit Pistons 110

HOU: Jones 22, Harden 20 (12 assist), Beverley 19.
DET: Stuckey 23, Smith 21, Drummond 16 (17 rimbalzi).

Gli Houston Rockets battono in casa I Detroit Pistons in una gara già segnata nel primo quarto e poi amministrata dai padroni di casa con una buona prova complessiva. Houston come detto parte fortissimo, da entrambi i lati del campo: in attacco, segnando oltre il 70% dei propri tiri nel primo quarto e 41 punti, e in difesa, concedendone solamente 20. Nel secondo quarto i Rockets calano soltanto un po’ d’intensità, ma rimangono comunque in controllo, chiudendo il primo tempo avanti di 23 punti. Detroit però rientra dagli spogliatoi dopo l’intervallo con una faccia diversa, decisa quantomeno ad evitare una figuraccia, e con Stuckey e Drummond prova ad accorciare lo svantaggio. A fine terzo quarto il deficit è ridotto a 15 punti, e nel corso dell’ultima frazione i Pistons si portano anche sotto la doppia cifra, ma Houston risponde bene con Beverley e il solito Harden e non c’è modo per gli ospiti di tornare in partita.

 

Boston Celtics 97 – Indiana Pacers 102

BOS: Green 27, Humphries 18, Bass 16.
IND: George 25, Turner 17, Watson 16.

Gli Indiana Pacers vincono in trasferta a Boston in una partita più difficile del previsto, decisa soltanto con un’ottima prova nel quarto periodo. Il match si apre all’insegna dell’equilibrio, con i Pacers che sondano il terreno per una possibile fuga, ma sono sempre ripresi dai Celtics, che chiudono il primo quarto sotto di un solo punto. Nel secondo quarto però gli sforzi dei Pacers sono premiati, e complici diverse difficoltà al tiro per Boston il gap aumenta, e all’intervallo Indiana comanda con 7 lunghezze di vantaggio sui padroni di casa. Nel secondo tempo però i toni cambiano decisamente: i Pacers fanno più fatica a trovare la via del canestro ed un caldissimo Kris Humphries  guida la rimonta dei verdi, che con un tap-in dello stesso allo scadere del quarto si ritrovano in vantaggio di 2 punti. Nel quarto periodo Boston continua a lottare, ma Indiana ritorna in controllo della partita e concede agli avversari soltanto 19 punti, e con un decisivo Paul George si aggiudica la vittoria.

 

Milwaukee Bucks 98 – Brooklyn Nets 107

MIL: Middleton 16, Sessions 16, Knight 14.
BKN: Thornton 25, Blatche 19 (13 rimbalzi), Williams 15.

I Brooklyn Nets concludono la loro serie di 6 partite in trasferta vincendo a Milwaukee la quarta partita, a fronte di due sconfitte. Brooklyn gioca bene fin dall’inizio, ma non riesce a staccarsi dai Bucks. Blatche e Thornton dalla panchina portano tanti punti, ma i padroni di casa rispondono di squadra e all’intervallo lungo il vantaggio per i Nets è di soli 2 punti. Brooklyn però ha molte più armi rispetto ai propri avversari, e con Pierce riesce a guadagnare altri tre punti in vista dell’ultima frazione, nonostante un pessimo Joe Johnson da 2/9 dal campo. Nel quarto periodo perciò Kidd decide di dare fiducia a Thornton, e ne viene decisamente ripagato: la guardia segna 12 dei suoi 25 punti nei conclusivi 12 minuti, giocati interamente. Grazie a questo e alle tante palle perse dei Bucks i Nets si assicurano un’altra importante vittoria ed hanno la possibilità in casa contro Chicago di portare il proprio record al 50% per la prima volta dopo Novembre.

 

Cleveland Cavaliers 96 – Memphis Grizzlies 110

CLE: Irving 28, Thompson 18, Hawes 13.
MEM: Randolph 23, Gasol & Conley 22.

Due squadre invischiate nella lotta per la post season si affrontano stanotte, nella speranza di farsi più strada verso l’obiettivo. A spuntarla sono i Grizzlies che vengon ben ripagati da una super prestazione del big 3 che l’anno scorso sfavillò ai playoff. Cleveland che paga un roster a dir poco sbilanciato e anche una prova diciamo “egoista” di Irving che, nonostante il quasi trentello messo in banca stasera, si è dimostrato poco capace di coinvolgere gli altri compagni. A scapito di ciò, a metà primo periodo sono proprio i giocatori di Mike Brown a condurre la partita, addirittura con un vantaggio in doppia cifra. Periodo che si chiude con la preghiera da 16 metri del Gordo Gasol, per riportare i Grizzlies sotto di 8 lunghezze. Ma i Cavs non demordono e nella prima ripresa di gioco si prendono ancora la partita, arrivando all’intervallo ancora in saldissimo vantaggio. Eppure nel terzo quarto, Cleveland crolla e sono i tre moschettieri del Tennessee a riprendersi il match, andando in vantaggio con Conley dopo la magata sempre del fratello di Pau. Nel finale i Cavs cercano di riprendersi ma a spuntarla sono gli Orsi che tornano negli spogliatoi con il bottino pieno.

Denver Nuggets 96 – Portland Trail Blazers 102

DEN: Fournier, Faried & Foye 16.
POR: Lopez 18, Lillard 17,  Aldridge 16.

Denver ormai non ha più niente da chiedere alla stagione in corso e gli ultimi mesi di Regular Season serviranno a valorizzare i giocatori più giovani o gli ultimi colpi. Portland sta vivendo una seconda Blazers Mania grazie a LaMarcus Aldridge, il predestinato Damian Lillard e soprattutto uno dei seri candidati per la corsa al Coach of The Year, Terry Stotts, che sta autenticamente facendo le nozze coi fichi. Portland alza le marce già da subito e chiude un brillante primo quarto in vantaggio di 8. Denver non ci sta ma d’altra parte nemmeno ii Blazers vogliono mollare ed ecco che si finisce il primo tempo in vantaggio di 8, come nel primo periodo. Denver ormai stacca la spina nella ripresa e lascia spazio a RoLo e a Aldridge che non si fanno troppe storie per attaccare alla giugulare il sistema lunghi dei Nuggets, troppo povero per reggerli. Stessa solfa nel finale, salvo una piccola ripresa dei giocatori di Shaw che riducono lo svantaggio al -6 finale.

Minnesota Timberwolves 108 – Sacramento Kings 97

Minnesota conferma il proprio momento positivo vincendo a Sacto dove l’aria che tira è sempre la stessa “Tankiamo tanto e bene”. Nessuno da troppe colpe al povero Malone, allenatore di ottime potenzialità, perché ormai tutti credono sia probabilmente un segnale dall’alto. A Sacramento manca un 4 che sappia allargare il campo o quantomeno lasciare più spazio possibile in Area a DMC. Nomi che sono riconducibili a due pezzi forti del prossimo Draft, il superscorer Doug McDermott e un papabile “nuovo C-Webb” ovvero Julius Randle. Ennesima prova convincente per Love che nel freddo di Minneapolis sogna ancora Malibù, praticamente a casa sua. Chissà che passa nella testa di Ricky Rubio, che o tira male o non tira proprio, evidenziando come i suoi problemi psicologici finiscano nel momento in cui iniziano quelli tecnici, un circolo vizioso senza soluzione apparente. Primo tempo equilibrato ma Martin ha violentato psiche e fisico di un giovanissimo dal prospetto assicurato ma da un futuro meno stabile di una Fiat Duna usata. Chiaramente parlo di Ben McLemore, dal quale io e tantissime altre persone ci aspettiamo che spacchi il mondo visti i mezzi che ha. Finito il primo tempo, e finito di contemplare il talento di Rudy Gay, la ripresa inizia con una Minnesota cauta dietro e mordente là davanti, dove gli osservati speciali Martin, Pek e Love non deludono affatto. Partina che si consuma con una comeback epica dei Kings che finisce con l’errore madornale ironicamente proprio del giocatore migliore dei Kings stanotte, Rudy Gay, che fallisce il Layup dell’aggancio. Da lì in poi, solo Wolves che la chiudono con un più 11.

New Orleans Pelicans 76 – Los Angeles Clippers 108

NOL: Evans 22, Rivers 19, Ajinca 11.
LAC: Paul 21, Griffin 20, Collison 15.

Partita a dir poco oscena dei Pelicans, dove pure Davis che sembrava un uomo in ascesa quest’anno oggi è sembrato un semplice patatone da 8 punti e 3 rimbalzi (la scusante del minutaggio c’entra poco, fallosissimo e ha tirato 1-6 dal campo). Ma il premio tira-al-piattello della giornata lo vince immancabilmente l’eroico Eric Gordon, che con un mirabolante 1-13 dal campo (Da grande voglio fare l’Eric Gordon mamma, prende 14 milioni violentando i ferri di tutta America) ha zittito tutti quelli che dicevano fosse un grande talento. A 25 anni ti odia pure tua madre, un motivo ci sarà non credi? Sa Dio come si fa a dare in mano così tanti soldi (solo 4 in meno del giocatore più forte del mondo) a un giocatore così altalenante. Esiste l’incostanza, ci mancherebbe altro, ma J.R. Smith (un altro che quando è in serata “birdshooting” tira rasente al 25%) ha percentuali migliori nelle giornate cattive. Al giorno d’oggi non si può transigere su contratti così alti a gente che non li merita affatto e quando uscirà dai suoi 14 milioni spero in nome della crisi mondiale gli diano solo noccioline. Per i Clippers c’è poco da fare, oggi dimostrano che la cura Rivers li ha resi davvero una contender. Tutto ovviamente passava per la crescita psicologica e tecnica dei due Bubka del basket (senza asta chiaramente), DeAndre Jordan, che si sta riscoprendo ottimo rim protector oltre che posterizzatore di prima categoria e Blake Griffin è invece diventato più tiratore, più passatore, più leader e soprattutto più efficiente. Poi ovviamente sono il 3 e l’11 ad agire se c’è bisogno di fantasia, ma già il fatto di avere un pacchetto lunghi cresciuto in maniera esponenziale rispetto agli ultimi playoff è rassicurante. Note positive per gli sconfitti sono Tyreke che ne ha messi 22 e il figlio del Doc, che ne ha infilati 19 in faccia a papà. Ben poco da dire sulla partita, i primi due quarti rimangono con i Clippers sopra “appena di dieci”, ma poi nella ripresa sul cioccolatino di Griffin che serve dietro la schiena Barnes, il quale dialoga brevemente con il compagno vicino per poi mettere la tripla del +20 che chiude di fatto una partita mai aperta. Quarto quarto di routine per i Velieri che allungano fino al definitivo +32. Stagione sfortunata per la squadra della Louisiana, mentre per i Clippe