Recap Point: Miami cade a Salt Lake City, Super Dragic batte Curry, San Antonio in emergenza batte Charlotte e tanto altro nella nottata NBA

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A CURA DI MARCO BRINI E MICHELANGELO ARRIGONI

Charlotte Bobcats 100 – San Antonio Spurs 104

 

CHA: Jefferson 26, Henderson 23, Walker 18.

SAS: Mills 32 (season-high), Duncan 16 (13 rimbalzi), De Colo 15.

 

Gli Spurs si presentano a Charlotte con l’infermeria piena, visto le assenze di Ginobili, Leonard, Splitter e Belinelli. I Bobcats sembrano approfittarne, partendo subito ai mille all’ora e dopo 6’ si trovano 14-4 grazie agli 8 punti di Jefferson. San Antonio riesce poi a rientrare chiudendo un divertente primo quarto sul -4 (21-25). Nel secondo e nel terzo periodo il match è molto equilibrato, con le due squadre che si alternano al comando della partita, senza mai superare i 5 punti di scarto (42-41 alla pausa lunga e 70-69, sempre per Bobcats, a fine terzo quarto grazie a un bellissimo canestro di Kemba Walker sulla sirena). Nell’ultima frazione, invece, sono proprio i Texani a spingere sull’accelleratore ed ad andarsene via toccando il massimo vantaggio sul più 9 a 2’ dalla fine. Charlotte proverà a rientrare con una bomba di Henderson a 2’’ dalla fine per il -2, ma un preciso De Colo dalla lunetta firmerà il definitivo 104-100. Da sottolineare come il break degli Spurs sia avvenuto con Duncan e Parker a sedere, e Mills (spettacolare protagonista con 32 punti, di cui 18 nell’ultimo quarto e un 10/13 dal campo), De Colo, Joseph, Ayres e Diaw a dare spettacolo in campo.

 

Minnesota Timberwolves 110 – Portland Trail Blazers 117

 

MIN: Brewer 26, Rubio 25, Budinger 19.

POR: Aldridge 26, Matthews 21, McCollum 19.

 

Minnesota privi di Pekovic, Love e Martin e Portland punti nell’orgoglio dopo la sconfitta al supplementare arrivata la notte precedente contro Indiana. Le premesse vedevano una facile vittoria dei Blazers, che è si arrivata, ma solo nell’ultimo quarto dopo aver sofferto lungo tutto il match. Il punteggio è molto alto, e si assiste molto spesso a un ‘’corri e tira’’ dove il cuore delle seconde linee dei Wolves è contrapposto alla tecnica dei Blazers. Primo quarto a favore di Aldridge e compagni (28-23) e secondo di marca Minnesota che si riporta al -1 (54-55).

Sul finale di terzo quarto Rubio prova a far scappare la sua squadra segnando la tripla del massimo vantaggio (82-75 Wolves), prima che in 2’ un parziale di 8-1 di Portland chiuda la terza frazione sull’ 83-83. Nel quarto periodo la stanchezza si inizia a far sentire per la squadra di Minneapolis e Porltand riesce a portare a casa una vittoria importantissima. Da notare l’ottima prestazione di Rubio, 25 punti e 9 assist, che, visto anche le assenze, si sta iniziando a prendere quelle responsabilità e quei tiri che in tanti gli chiedevano.

 

Atlanta Hawks 76 – Memphis Grizzlies 79

 

ATL: Millsap 20, Carroll 13, Korver 9.

MEM: Randolph 20, Lee 14, Calathes 10

 

Assenti Horford e Antic per Atlanta, Conley e Allen per Memphis. La partita parte molto bene, con uno scoppiettante primo quarto che vede, gli Hawks condurre sul 29-27 e Korver estendere la sua striscia con almeno una tripla a referto a 108 partite consecutive. Da questo punto in poi la partita si addormenta, le difese sono le protagoniste, le percentuali al tiro si abbassano ( Atlanta chiuderà con il 42,2% e Memphis con il 41,1%) e le palle perse si susseguono (21 per i padroni di casa e 16 per gli ospiti). Il punteggio del secondo quarto è emblematico: 14-10 per Atlanta. Nella terza frazione, poi Memphis si prende in mano la partita, segnando 24 punti e concedendone solamente 11, e si porta sul +7 grazie alla tripla finale di Miller (61-54). Nell’ultimo quarto gli Hawks proveranno a rientrare, riuscendo ad avere l’ultimo possesso sul meno 3, ma la tripla di Williams non va a buon fine e Memphis porta a casa una vittoria che li tiene ancora vivi nella lotta Playoff.

 

Miami Heat 89 – Utah Jazz 94

MIA: Wade 19, James & Bosh 13.
UTA: Williams 23, Jefferson 14, Burke 13.

I campioni del mondo annichiliti da Marvin Williams. No, per favore state seri e non ridete. Davvero, non scherzo. Premesso che Miami è così sborona che potrebbe perderne anche venti di fila tanto del fattore campo contro Indiana (finale di conference ormai giá proclamata) gliene frega poco, una partita opaca non solo di James ma di tutti eccetto Wade che chiude a 19 punti condanna la franchigia di Miami alla sconfitta in casa degli enfants tèrribles di Salt Lake City che han smesso di giocare a perdere (l’hanno fatto per 3/4 di stagione compiuta) e di mettere in campo le palle oltre al talento. Perché a mio modestissimo avviso Trey Burke, Alec Burks, Gordon Hayward, Derrick Favors e Enes Kanter sono tutto tranne che senza potenziale. Ma oggi la scena è tutta per Williams che infila la tripla del più 8 a metá primo quarto. Il King non quaglia molto stanotte ma comunque a fine primo tempo schiaccia in transizione la palla del -2 fino a servire la palla del più 1 a Wade con una gran visione di gioco. Chiuderá comunque sotto di due la prima metá di gara e nel terzo quarto la partita diventerà sempre più aperta, con un parziale di 16-16 che porta la sfida a solo due distanze di differenza tra Miami e Utah ancora in testa. A fine quarto quarto, una tripla di He Got Game, Ray Allen impatta la gara a solo un possesso di distanza, ma è Burke a stroncare le speranze di Miami con un bel Jumper.
Golden State Warriors 109 – Phoenix Suns 122

GSW: Curry 28, Barnes 23, Thompson 17.
PHX: Dragic 34, Green 25, Tucker 16.

Una delle gare più interessanti consumate nella notte va in scena allo U.S. Airways Center di Phoenix. La squadra di coach Hornacek (Scusa ma ti chiamo Coach of The Year) ha definitivamente scongiurato le gufate derivate dall’infortunio di Eric Bledsoe, grazie a un Dragic che segna pure bendato e che si diletta anche a smazzare assist in doppia cifra. Dall’altra parte i sempre di moda Warriors di Steph Curry, che da due anni ormai è fisso nella lista “Perché seguire l’NBA”. Partono alti i ritmi in Arizona e con la bella schiacciata di “Ma che lo dico a fare” Gerald Green si consuma il 27-20, ma in chiusura di quarto Golden State rovina la festicciola portandosi a una sola distanza dai Suns. Dragic e Tucker spadroneggiano ma il vantaggio all’intervallo è di soli cinque punti. Serve un favoloso sloveno per chiudere la gara, e fortunatamente per i Suns, ce l’hanno. Due triple in chiusura di partita condannano una mai doma Golden State. La gente comincerá a gridare MVP allo Sloveno prima o poi…

Houston Rockets 101 – Milwaukee Bucks 95

HOU: Howard 27, Harden 22, Lin 18.
MIL: Knight 23, Middleton 20, Wolters 19

Sfida di secondo piano in scena alla Bradley Harris, tra Milwaukee (tanking in corso e procede piuttosto bene, Parker compra casa nel Wisconsin!) e i razzi di coach McHale, che nonostante le vittorie hanno sulla loro testa mille interrogativi riguardanti il Barba e il Bambinone, soprattutto per ciò che concerne la post season. Per mio modo di vedere Harden è un secondo violino e Howard è di conseguenza il secondo violino di un secondo violino. Gerarchie del genere non ti portan lontano ai Playoff e si spera per loro che uno dei due riesca a caricarsi totalmente la franchigia una volta ai playoff dove si sa che a ogni possesso il battito accelera e la palla scotta. Sanders si becca una gomitata di Harden e cade. I maliziosi direbbero che sta roba qui gliel’ha insegnata sulla propria pelle il signor Artest Ron, comunemente noto come Metta World Peace, quel che è sotto gli occhi di tutti è che sembra un contatto innocente in una situazione di rimbalzo. Milwaukee oggi è in playing mode e non in tanking mode, e il risultato così dignitoso dimostra che se avessero voglia di giocare a pallacanestro sarebbero una realtá da tener d’occhio, visti i loro ottimi prospetti, come Antetokounmpo, Knight, Henson, Sanders e Middleton. Durante la partita, Houston controlla bene la gara fino al terzo quarto e subisce solo un’accelerata dai Bucks che chiudono a -5 dai Rockets.

Denver Nuggets 109 – Detroit Pistons 126

DEN: Foye 25, Chandler 20, Hickson 15
DET: Jennings 35, Smith 30, Stuckey 19

Bella sfida giocata al Palace di Detroit, tra i padroni di casa e i Denver Nuggets che dopo una ministreak di 2 vittorie si presentano nel Michigan in back to back dopo la sconfitta di ieri notte al Madison Square Garden.
La squadra del Colorado parte subito forte e alla schiacciata di J.J. Hickson (abbonatissimo ogni notte per la Dunk of the Night) arriva al più nove, sul finire del primo tempo. Detroit che accorcia prima della sirena e complice una clamorosa palla rubata di J-Smoove che serve solo soletto l’accorrente Jennings (stanotte 35 punti per l’ex Virtus Roma). Al battere dei 12 minuti Detroit si ritrova avanti di uno. Parentesi su Josh Smith, ieri ha fatto una bella gara, di cuore, e i 30 punti sono un giusto conguaglio, ma per piacere, smettila di tirare le triple manco fossi Carmelo Anthony, se non vuoi diventare l’immagine di copertina di Grantland nella rubrica “Tiratori si nasce, non si diventa!”. In ripresa di gara la sfida si accende sempre più e i Nuggets che conducono di qualche punto subiscono come sempre rimonte, ed ecco che anche grazie a una tripla in transizione di Jennings la partita porta tutti al riposo con i Pistons avanti di 4. BJ pazzesco stanotte e sono sue le giocate che taglian le gambe ai Denver Nuggets. Il terzo quarto chiude un parziale di -11 per i giocatori del Colorado con i Pistons che finiscono la pratica nell’ultimo quarto.