REPHEAT! Miami ancora campione: l’MVP James, Wade e Battier stendono degli eroici Spurs

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theage.com.au

NBA FINALS, Game7

SAN ANTONIO SPURS 88 @ MIAMI HEAT 95

SAN ANTONIO SPURS: Leonard 19, Ginobili 18, Duncan 24, Green 5, Parker 10, Neal 5, Diaw 5, Splitter 2, Joseph.

MIAMI HEAT: James 37, Miller, Bosh, Wade 23, Chalmers 14, Allen, Battier 18, Andersen 3, Haslem.

Il finale tanto atteso e sperato da tutti gli appassionati dello sport più bello del mondo. C’è chi addirittura non avrebbe voluto mai che una serie così carica di emozioni finisse in sole 7 partite. Sicuramente una delle serie finali più belle degli ultimo 10/15 anni per tasso di intensità, grado di preparazione e organizzazione delle due squadre e per livello tecnico.

C’è da giocare gara7, chi vince si aggiudica una stagione intera, dopo una serie impressionate di partite. Miami per il back-to-back e gli Spurs per entrare ancor di più nella storia, per andar contro a tutti coloro i quali li davano per spacciati o per finiti. Una serie che, però, in qualsiasi modo finisca, vede vincere lo sport, il rispetto tra due squadre che danno tutto in campo ed esplicano al massimo e nel miglior modo questo gioco.

Rispetto, correttezza e quant altro. Tutto in una notte, si va all-in perché questa é una di quelle partite che va consegnata ai posteri, é, come dicono in America, for the ages. E quando i tifosi Heat, visto che siamo all’ormai rinominata WhiteHot, sono puntuali si capisce subito che la partita ha una certa rilevanza.

Quintetti soliti, come quelli che da gara5 in poi hanno segnato una svolta all’interno della serie e, forse, all’interno di un sistema di gioco che verrà preso in considerazione da moltissime squadre. Spurs con Parker, Ginobili, Leonard, Green e Duncan; Heat con Chalmers, Wade, Miller, James e Bosh. Small Ball vs Small Ball. Il primo quarto é leggermente insolito, caratterizzato da alcune banali palle perse che fanno subito intendere che, stasera più che mai, la palla pesa per davvero. I primi due sono per il nativo di Bruges dopo quasi 2′ di gioco. Non può farsi scappare questa occasione e il Re si mette subito all’opera attaccando il ferro. Esce fuori subito un altro protagonista che addirittura ruba e va in contropiede a schiacciare. Non é Leonard, non é Manu ma il trentasettenne Tim Duncan. Inizio fluido come in Gara6 per Miami con Chalmers che trova un buon canestro subito, però, oscurato dalla bomba dell’argentino da Bahia Blanca. Manu, dopo la prima delle tante prodezze di Leonard, commette il suo secondo fallo ed é costretto a sedersi in panca. Wade, salito nel frattempo in cattedra, segna 4 punti di fila che regalano il 13-10. Al posto di Manu entra Boris che é subito importante. Partono le rotazioni anche per Miami, subito dentro Chris Birdman Andersen e Shane Battier. Come Boris, anche Shane entra e piazza due triple consecutive che danno a Miami il vantaggio sul 15-18. Il libero di Leonard fa si che il risultato finale dopo i primi 12′ sia di 16-18 Miami.

Per la prima volta nella serie, San Antonio tira con appena il 36,8% dal campo. Leonard chiude con 5 punti e già 6 rimbalzi catturati; per Miami James a quota 4 e Battier 6 in 3’45”.

wftv.comSecondo quarto che si apre sulla falsa riga della fine del primo. Assente per tutti i playoff, escluso dalla rotazione in diverse gare, in poco più di 5′ di gioco Shane Battier realizza un 3/3 da 3 punti che porta Miami sul +5. Piccolo break di San Antonio che rientra con Parker e Splitter (20-21). È di nuovo il momento di Flash, Dwayne Wade, che prima stoppa Parker e pori realizza 4 punti filati. Primo problema per Spoelstra é il numero dei falli di Bosh che, dopo un fallo e canestro di TD, arriva a quota 3. Torna Andersen mentre Lebron replica con un and-one pazzesco, di pura prepotenza, con la faccia di chi vuole, di chi pretende il titolo. Non si ferma qui il Re che, approfittando dello spazio lasciato da Green, punta di una zona non poi così tanto mascherata, piazza la prima tripla di una lunga serie. Neal risponde con un clamoroso tiro da 8 metri sul finire dei 24″ a tabellone. La partita cresce di intensità e dopo una furibonda lotta su un pallone vagante, Miami ha la meglio e va in contropiede con Wade che sigla il 32-37. I liberi di Duncan ridanno un possesso pieno di distanza tra le squadre ma Lebron viene lasciato libero da 3 e punisce nuovamente. Altro break Spurs: magia in penetrazione di Manu e Duncan su assist dell’argentino. 40-40. Ributtato in mischia dopo diverse partite in panchina anche Haslem che, però, commette subito due falli e Manu dalla lunetta rimette il naso avanti: 42-40. Wade e Lebron non ci stanno e si riportano avanti prima con il canestro difficile di Flash e poi col tap-in di LBJ. Si va all’intervallo lungo col punteggio di 44-46 Heat, quarto letteralmente dominato da Wade che ne realizza 10 in questo periodo. James ne mette comunque 15 (5/11), Battier 9 (3/3 da 3) mentre Duncan é a 13 con 5 rimbalzi, Leonard è già in doppia cifra per quanto riguarda i rimbalzi e Parker a 10. Miami, nonostante il vantaggio, ha già 8 palle perse nei primi 24′ di gioco.
Il terzo quarto di apre nel segno di Kawhi Leonard: arresto e tiro, gran difesa, fallo e canestro su Miller. Tutto il reperto di un ragazzo che, appena ventunenne, ha già conquistato molti amanti del gioco. LBJ ricomincia a bombardare ma stavolta arriva l’attacco rapido, veloce dell’anguilla argentina che in area inventa come nessuno. Leonard continua a realizzare e sempre essere proprio lui il faro offensivo, insieme a Tim Duncan che attacca Bosh per guadagnare falli che lo taglierebbero fuori dai giochi prima del previsto. Se Leonard e Duncan sono garanzie, non é lo stesso per un giocatore che sembra smarrito come Danny Green: difficoltà offensive, poca precisione al tiro per un giocatore che tirava con più del 60% dall’arco. Nel momento in cui Pop chiama un TimeOut per scuotere il NewJersey Gangsta, Green in uscita dal TO realizza la sua prima e unica bomba per il 57-56 Spurs. Bomba di qui e bomba di lì: James sembra “on fire” con i piedi dietro l’arco, ne mette due di fila (siamo a 5/7). La risposta é di Leonard che va dentro e senza guardare il canestro trova un fallo e canestro pazzesco. Le percentuali delle due squadre salgono e Boris Diaw, entrato per dar riposo a Manu, segna una tripla fondamentale che consente ai suoi di resta abbarbicati a questa finale. Il vantaggio Spurs arriva l’azione successiva con Duncan che in post basso si aiuta col suo amato tabellone. Continua l’equilibrio ancora grazie a Battier che continua a non sbagliare da 3 e grazie a Chalmers che chiude il quarto con un tiro dalla lunghissima distanza, a tabellone, sulla sirena: 71-72 Heat. Lebron è già a 28, Wade a 18 e Battier a 12 con 4/4 da 3. Dall’altra parte 17 di Duncan, 14 di Leonard e 13 di un pur sempre eroico Manu.

Ultimo periodo, il più importante della stagione. Si apre bene per Miami perché Shane é davvero in missione: altro giro, altro regalo, altra tripla. 71-75 che diventa 73-75 grazie ai balzi ghepardeschi di Leonard a rimbalzo offensivo. C’è Andersen e non Bosh ad inizio quarto e si sente: maggior intensità difensiva e subisce uno sfondamento da Manu indecifrabile in termini di importanza. Sul fronte offensivo c’è il primo errore di Shane Battier e l’ennesimo tap-in di Duncan che regala il nuovo -2 a San Antonio. Gli Spurs non muoiono MAI. Ritorna Wade e l’attacco in isolamento continua a fare buoni frutti a coach Spoelstra. Siamo a metà quarto periodo e regna ancora l’equilibrio. Manu perde una palla che fa infuriare Popovich mentre Bosh commette un blocco irregolare. L’argentino sa come farsi perdonare e attacca il ferro con la massima decisione per portare a casa due punti che pesano tantissimo. Lebron risale in cattedra e stampa in faccia a Duncan un canestro bellissimo che vale il +6 Miami (77-83). La gli Spurs non cedono e Manu con la tripla riporta i suoi ad un possesso pieno di distanza. Se si parla di triple, si parla di Shane Battier: altra bomba che vale tanto ora quanto pesa per il nuovo +6. Duncan non molla, vuole vincere e lo fa capire a Miami e soprattutto ai compagni, completando il gioco da 3 punti. Ottima uscita di Miami dal TimeOut con il canestro di Wade su un geniale assist di Battier. La bomba ancora di uno straordinario Leonard regala solo due lunghezze da recuperare. Chalmers va in lunetta ma sbaglia entrambi i liberi e Miami viene graziata da un errore dall’arco dei 7,25m di Kawhi Leonard. L’azione chiave forse della partita é il post-basso non concretizzato da Duncan marcato da Battier che di arrangia come può ma evita i due punti che avrebbero fatto malissimo a Miami. Spoelstra chiede TimeOut a 39″ dalla fine e si affida all’uomo della provvidenza, all’uomo del destino: James riceve e mette a segno un jumper che rivedremo e rivedremo in questi anni. Due punti che passano alla storia, un tiro pulito con la mano di disturbo di Duncan. Canestro che vale una partita, una serie playoff, una stagione intera. La replica di San Antonio non é efficace perché Manu penetra sul fondo ma non trova scarichi e alza la palla, preda di un super attivo a Lebron James.

É Game, Set, Match e STAGIONE. Miami é di nuovo sul trono dell’NBA e del Mondo, rivince un titolo in back-to-back e si appresta a diventare una dinastia che passerà alla storia per questi due anelli vinti. L’ennesima consacrazione per a Lebron James che in due anni vince tutto quello che si può vincere: MVP delle Finali e della stagione regolare, medaglia d’oro alle Olimpiadi, due anelli NBA e l’appellativo di GIOCATORE PIÙ FORTE DEL MONDO. L’intervista post-partita é un mix di liberazione e umiltà, di consapevolezza della propria forza ma anche di una persona che sa di aver scritto nella storia del gioco, nella gloria, il suo nome.

examiner.com -Onore agli sconfitti che si hanno combattuto in maniera eroica fino alla fine, cedendo solo negli ultimi minuti. Partendo da un Parker straordinari, passando per gli intramontabili Ginobili e Duncan, passando per le scoperte di Green e Leonard. Sarà un’estate lunga, lunghissima per entrambe le squadre. Miami, intanto, si gode il Repeat grazie ad una stratosferica gara7 sotto il profilo fisico e psicologico, con Lebron che chiudi aumentando la propria media nelle Gare7 di Finali, superando anche sua Altezza area Michael Jordan. Non vanno dimenticati Wade, anche stasera inimitabile pensando alle sue condizioni fisiche, un Battier ritrovato nel momento di maggior necessità, Bosh, che però chiude con 0 punti e appena 5 tiri tentati, un Chalmers che non ha paura di nessuno e un Andersen che dà una carica di intensità inestimabile.

Finisce così un’altra avvincente stagione NBA e una serie finale incredibilmente avvincente. Le emozioni che regala questo sport non sono paragonabili a nessun altro tipo di evento sportivo. Semplicemente lo sport più bello del mondo. Appuntamento alla prossima stagione, sempre qui, su BASKETINSIDE.

 

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