1 vs 1: Kobe contro Bryant

1 vs 1: Kobe contro Bryant

Ci siamo immaginati una sfida tra il Kobe ragazzino ed il Kobe esperto diventato Black Mamba.

di Marco Morandi

Montecavolo (RE), campetto della canonica, 10 di mattina.

Un Kobe Bryant 18enne, lucido e tirato nella sua maglia Lakers numero 8, si presenta all’appuntamento con 35 minuti di anticipo.
Il suo avversario è già lì da 2 ore a tirare da solo. È il Bryant stakanovista dei giorni nostri, il 24 rientrato dopo gli infortuni a ginocchio e tendine d’Achille.
Il numero 8 fa per salutarlo ma il 24 lo degna appena di uno sguardo di striscio, mentre la mette dai sei metri senza sfiorare il ferro: quel ragazzino ne ha ancora di pasta da mangiare, prima di meritare il suo rispetto.
Dopo ancora qualche tiro il 24 è pronto alla tenzone e lo rende noto al rookie, che ha fatto appena in tempo a togliersi i pantaloni della tuta per giocarsi la palla al tiro da 3: Kobe giovane tira per primo e va corto, Kobe vecchio brucia la retina. Palla a quest’ultimo. Si arriva agli 11, chi segna regna.

Subito Kobe 8 abbassa il culo e cerca di rubare palla all’avversario, che ancora non ha aperto il palleggio. Un paio di finte di corpo, Kobe 8 si sbilancia e il 24 lo brucia andando ad appoggiare a destra il 2-0, e nel mentre s’intravede come una specie di sorriso beffardo.
Quando torna in punta il ghigno è scomparso e Kobe 8 gli lascia mezzo metro in più; lui lo nota e finta un paio di volte la tripla, alla terza l’8 abbocca di nuovo e Kobe 24 fa due palleggi verso il fondo, con arresto e tiro al gomito per il 4-0.
Adesso l’8 è incazzato, percepisce che il 24 pregusta il cappotto e lui non ci sta. Diventa una piovra che obbliga l’avversario a buttar giù il palleggio, gli sta attaccato e lo costringe a un tiro forzato dalla media; primo ferro, tabellone, e 8 che vola a strappare il rimbalzo.

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Le tre azioni successive sono pura esplosione di gioventù: il 24 non può contenere una tale scarica di atletismo e va sotto 6-4. Ricompare il ghigno, ma sul viso di Kobe 8. Prova subito la tripla per ammazzare la contesa, ma il pallone si stampa sul secondo ferro; con un balzo ghepardesco si avventa sul rimbalzo lungo e lo fa suo, guadagnandosi un possesso extra che subito capitalizza prendendo in contropiede il vecchio Kobe: 8-4.
Il successivo tiro da 3 che chiuderebbe i conti si rivela una mezza mattonata; palla al Bryant dei giorni nostri, deciso a non giocare più al gatto col topo.
Passa la palla al giovane Bryant per farsela restituire e, palleggio dopo palleggio, rinculando se lo porta in post basso. Giro e tiro cadendo indietro, ciuff. Idem per l’azione successiva, stavolta però appoggia al tabellone: 8 pari. Kobe 24 ha in mano il pallone della possibile vittoria.
Si posiziona un metro e mezzo dietro la linea da 3, in posizione leggermente spostata sulla destra. Passa ancora la palla al ragazzino, che gliela restituisce facendola rotolare a terra. Il vecchio Bryant guarda negli occhi se stesso da giovane mentre la sfera è ancora a metà strada, quindi la raccoglie e spara immediatamente da 8 metri e mezzo. Il braccio è ancora alzato, nel momento in cui si sente il fruscio della retina.

Il giovane Bryant però non fa tempo a vederlo, perché quando si rigira verso il 24, dopo aver visto la palla entrare nel canestro per l’11-8 finale, quello è già diretto verso la sua borsa.
– Bring me the ball kid, that’s mine! – e il giovane Bryant abbassa la testa, raccoglie la palla e gliela porge, mentre il 24 si sta rivestendo. Ne deve mangiare ancora di pasta prima di batterlo, almeno 20 anni di cappelletti e gnocco fritto.

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