30X30: Memphis Grizzlies, la partita della svolta

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www.ripcityproject.com 10 Febbraio 2010. Memphis va ad Oklahoma City per affrontare i Thunder in quella che doveva essere una delle tante partite presenti nella lunghissima stagione Nba. Una partita come tante altre, con un valore per certi versi relativo, dove una sconfitta viene sempre messa in preventivo specie se giochi contro una delle migliori squadre della lega e se i playoff sono si alla portata di mano ma non così vicini. I Grizzlies poi sono privi del loro uomo di punta, Rudy Gay infatti è fermo per un infortunio alla spalla e resterà fuori per tutta la stagione, ed è assente anche O.J Mayo sospeso dalla lega per dieci partite. Hollins non ha scelte alternative e decide quindi di mettere nel quintetto base Tony Allen, fin’ora utilizzato sporadicamente in uscita dalla panchina viste le sue doti prettamente difensive. Ne esce fuori una partita straordinaria e la vittoria di Randolph e compagni per 90-99. Allen viene nominato migliore in campo ed ha così l’occasione di essere intervistato nell’immediato dopo gara: “This game was all about heart, grit, and grind”.

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Le sue parole segnano la nuova strada per Memphis, fatta di cuore, difesa, grinta. Una mentalità che ben si sposa con la città che fa di Tony Allen un idolo tanto da soprannominarlo “The Grindfather”. Il “grit & grind” diventa il motto della squadra che lo applica alla perfezione specialmente in casa, alla “Grindhouse” , dove vincere diventa difficile per tutti ed è da li che cambia la tendenza della franchigia, fin’ora sempre tra le ultime squadre della lega. I Grizzlies sono una franchigia dalla storia breve, vengono fondati infatti nel 1995 con base a Vancouver nell’ambito dell’espansione in Canada dell’Nba, insieme ai Raptors. La prima squadra viene formata da un expansion draft (dove le due nuove squadre hanno la possibilità di prendere un giocatore delle altre squadre della lega) con l’aggiunta della prima scelta Bryant Reeves. I risultati, come normale, non furono eccezionali e nonostante l’impegno la prima stagione finì con il peggior record della lega per i Grizzliese questo diede la possibilità a Memphis di draftare Shareef Abdur-Rahim, Antonio Daniels e Mike Bibby nel giro di tre stagione ma la situazione non cambiò molto, con un sesto posto come risultato di spicco. A complicare la situazione ci fu la serrata dei giocatori nel 1998 che portò ad una stagione più corta nella quale i Grizzlies collezionarono solamente otto vittorie e la media degli spettatori presenti alle partite casalinghe crollò drasticamente. Tutto questo causò una forte perdita economica alla proprietà e il fatto che la squadra continuava a non essere competitiva non riusciva a migliorare la situazione. Arriva così nel 2001 la decisone dell’allora proprietario dei Grizzlies, Michael Heisley, di spostare la franchigia a Memphis per cercare di rilanciare la squadra sia sul piano economico che sportivo. La FedEx, società specializzata in trasporti, decise di partecipare finanziariamente al progetto e chiese alla società di cambiare il nome della squadra in “Memphis Express” ma la nba rifiutò la proposta poiché non era possibile cambiare nome alle squadre in base alle proprietà. Nacque allora l’idea di sponsorizzare la nuova arena che era in costruzione in città acquistandone i diritti sul nome con 92 milioni di dollari e che sarebbe stata pronta per il 2004. Fino ad allora i Grizzlies giocarono le proprie partite interne alla “Pyramid” Arena, un caratteristico palazzetto a forma di piramide (la terza piramide al mondo per grandezza) costruita in onore delle origini egiziane del nome della città. Forti dell’entusiasmo della nuova piazza, la dirigenza inizia a lavorare sodo per cercare di migliorare i risultati della squadra e viene messa in atto una trade con gli Atlanta Hakws per Pau Gasol, appena scelto al draft con la terza chiamata assoluta, Lorenzen Wright e Brevin Knight in cambio di Shareef Abdur-Rahim.
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Lo spagnolo mostra da subito tutto il suo talento tanto da aggiudicarsi il premio di “rookie of the year”. Oltre al catalano, i Grizzlies inseriscono in squadra anche Shane Battier che diventa in breve tempo un idolo per i tifosi, oltre che importantissimo elemento di collante nello spogliatoio. Gli anni seguenti arrivarono diversi cambiamenti anche nello staff dirigenziale con Jerry West che viene nominato direttore generale e anche qui dimostra di cavarsela piuttosto bene tanto da essere nominato nella stagione seguente “executive of the year”. Una delle mosse più importante di West è quella di scegliere come allenatore Hubie Brown oltre all’acquisizione di Mike Miller e James Posey. I Grizzlies riescono così a raggiungere i playoff una stagione dopo, conquistando il sesto posto nella Western Conference. L’esperienza nella post season fu piuttosto breve, infatti Memphis viene eliminata al primo turno con un secco 4-0 da parte dei San Antonio Spurs, ma nonostante la sconfitta la squadra era riuscita a far affezionare il pubblico regalandogli comunque una stagione storica. La stagione seguente è segnata dalle dimissioni di Hubie Brown a stagione in corso con West che lo sostituì con Mike Fratello che riuscì a scuotere la squadra e la riportò ai playoff per la seconda volta consecutiva. Anche qui però l’esperienza dei Grizzlies durò poco uscendo ancora al primo turno per 4-0 contro i Phoenix Suns. L’offseason del 2005 porta molti cambiamenti nel roster con le cessioni di Jason Williams, James Posey, Bonzi Wells e gli arrivi di Damon Stoudemire, Hakim Warrick e Eddie Jones. Memphis fece un altra ottima stagione raggiungendo per la terza volta consecutiva i playoff ma questo non bastò ad evitare l’ennesimo 4-0 al primo turno, questa volta ad opera dei Dallas Mavericks. Il record dei Grizzlies ai playoff recitava un secco 0-12 e ormai sembravano quasi un tabù difficile da sfatare per la squadra del Tennessee. La stagione del 2006 portò in dote dal draft Rudy Gay, talentuosa ala nella quale la dirigenza ripone molte speranze che ma l’infortunio al piede ai mondiali di Gasol segnò in negativo il campionato per Gay e compagni che si concluse con un record di 22-60 e a niente servì l’arrivo in panchina di Tony Barone. Nel 2007 la squadra viene rinforzata dall’arrivo di Mike Conley con la quarta chiamata al draft e viene nominato Chris Wallace come nuovo direttore generale. Pochi mesi dopo i Memphis Grizzlies, con la cessione di Gasol, inizieranno a porre le basi per costruire un nuovo ciclo. Dal draft 2008 arriva uno dei prospetti più interessanti disponibili, O.J Mayo, che ha tanto talento ma che spesso perde il controllo delle sue abilità. In panchina viene scelto Lionel Hollins per guidare la squadra ed inizia a porre le basi per la realizzazione del suo sistema. L’anno seguente vede l’arrivo di Zach Randolph che insieme ai miglioramenti di Marc Gasol iniziano a formare una coppia di lunghi molto ben affiatata e la successiva firma di Tony Allen forma la squadra che porterà i Grizzlies a raggiungere traguardi mai raggiunti prima. Nel 2010-2011 la franchigia celebra i dieci anni trascorsi a Memphis e la stagione parte tra l’entusiasmo generale dei tifosi che aiuteranno la squadra a raggiungere inaspettatamente i playoff dopo una grande rimonta con l’ultimo posto disponibile. Ed è qui che la squadra di coach Hollins inizia a stupire l’intera lega andando a vincere la prima gara della loro storia nella post season in casa dei San Antonio Spurs, contro qualsiasi pronostico.
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I Grizzlies vincono la serie per 4-2 e approdano al turno successivo dove trovano i Thunder. Anche qui la serie inizia con una vittoria inaspettata in trasferta e il resto della serie è piuttosto equilibrata con una memorabile gara 4 vinta da Durant e compagni dopo ben tre overtime e che indirizza la serie a favore dei Thunder che vinceranno nella decisiva gara 7. Nonostante la sconfitta i Grizzlies continuano a giocare ad alti livelli e prendono parte alla corsa per il titolo anche nella stagione seguente, uscendo però al primo turno contro i Los Angeles Clippers, capaci di imporsi sul parquet del FedEx Forum nell’ultima gara. Alla vigilia dell’inizio della stagione 2012-2013 la società viene acquistata dal giovane miliardario Robert Pera che mise in atto un totale cambiamento nello staff dirigenziale, ingaggiando l’esperto analista per ESPN John Hollinger, famoso per il suo sistema statistico per valutare i giocatori. Una delle prime mosse del nuovo dirigente fu quella di scambiare in una trade a tre squadre Rudy Gay in cambio di Tayshaun Prince, una mossa capace di dare un impronta ancora più difensiva alla squadra. Nonostante l’iniziale scetticismo per lo scambio, questo si rileva poi molto importante con i Grizzlies che si qualificanoo ai playoff con il record di franchigia per vittorie (56), con record di vittorie casalinghe (32) e per la prima volta nella loro storia raggiungono le finali di conference eliminando Clippers (4-2) e i Thunder (4-1), dovendosi arrendere solamente in finale agli Spurs. Il resto è storia recente, con l’arrivo di Joerger al posto di Hollins, la qualificazione ai playoff per la quarta stagione consecutive dopo uno straordinario testa a testa con i Phoenix Suns e l’eliminazione al primo turno playoff contro Oklahoma City, in un’altra serie rocambolesca conclusasi a gara 7 e con ben 3 gare consecutive terminate ai supplementari. Quella fredda serata di Febbraio, in Oklahoma, poteva sembrare una data come le altre, ma per i tifosi dei Grizzlies è stata la serata della svolta, trasformando il volto e la storia della propria squadra.

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