30×30: “Ricomincio da Rondo”: il play, Love e il draft le chiavi per la rinascita Celtics

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C’è da rifondare, da ripartire quasi da zero. Ripartire da Rondo, per meglio dire. Su di lui, infatti, la premiata ditta Ainge – Stevens ha deciso di puntare per il futuro immediato. E il loro compito è di far sì che questo futuro sia il più immediato possibile, così da invogliare un già volenteroso Rajon a rifirmare l’anno prossimo. Le sensazioni che si respirano dall’interno sono però positive, viste le recenti dichiarazioni d’amore di Rondo verso Boston e i Celtics. Le strade percorribili dalla dirigenza, per cementare questo legame e renderlo accattivante anche dal punto di vista professionale, sono sostanzialmente tre.

1) DRAFT – Dopo anni, il draft torna ad essere un’ipotesi invitante per rilanciarsi, specialmente dopo un’annata stile Caporetto come quella appena trascorsa. A maggior ragione se, da uno dei draft meglio promettenti della storia, si può disporre della 6° e della 17° scelta. La storia insegna ai Celtics che il meglio non viene sempre dalle prime chiamate: nel 1997 presero Billups come terza scelta assoluta, ma fu ceduto ai Raptors a metà stagione; l’anno successivo, con la decima chiamata misero sotto contratto colui ne ha scritto la storia: Paul Pierce. Nel 2001, invece, approdò in Massachusetts Joe Johnson con la decima scelta, ma, ancora una volta, una scelta dirigenziale discutibile mandò JJ a Phoenix nella finestra invernale di trade.
Il grandissimo potenziale, però, dei giovani in attesa di una chiamata, rende altamente incerta l’identità delle due scelte a disposizione dei Celtics. Analizziamo, dunque, quali sono i candidati per essere chiamati alla numero 6 per Boston:

NOME: Dario Saric
ANNO DI NASCITA: 1994
SQUADRA: Cibona Zagabria
RUOLO: ala
STATISTICHE: 16,7 punti; 9,7 rimbalzi; 3,2 assist. (N.B. Le cifre sono relative al campionato di appartenenza.)
L’NBA riserva sempre sorprese. Sebbene, dunque, la chiamata di Boston per Saric sembra remota, va comunque tracciato un profilo del giovane e promettente croato che non troppo tempo fa ha dichiarato di rendersi eleggibile solamente nel caso in cui la chiamata arrivare dalla franchigia biancoverde o dagli altrettanto prestigiosi Lakers. Fisicamente non granché, lento e non molto efficace al tiro. Cosa che, se considerate le maggiori dimensioni di un campo NBA, non può essere assolutamente sottovalutata. In compenso, è un ottimo rimbalzista e ha un’intelligenza cestistica impressionante considerata la giovanissima età. Ad ogni modo, Orlando sembra la destinazione più probabile del croato.

NOME: Julius Randle
ANNO DI NASCITA: 1994
COLLEGE: University of Kentucky
RUOLO: ala grande
STATISTICHE: 15 punti; 10,4 rimbalzi; 1,4 assist.
Un’incognita. Dalla sua ha un ottimo tiro dalla media distanza, il che lo rende molto efficace nelle situazioni di pick&roll e pick&pop, inoltre, grazie al suo controllo del corpo, potrà (dopo averci lavorato a sufficienza) disporre anche del gioco in post. Usiamo un futuro ipotetico, però, perché non ha proprio l’altezza tipica per questo ruolo. A ciò si aggiunga che non è pervenuto il tiro dall’arco.

NOME: Noah Vonleh
ANNO DI NASCITA: 1995
COLLEGE: Indiana
RUOLO: ala grande
STATISTICHE: 11,3 punti; 9 rimbalzi; 0,6 assist.
Senza dubbio, il più intrigante fra le prime scelte insieme a Exum. Grintoso e dal temperamento acceso, è un ottimo difensore e nonostante la giovane età possiede già una struttura fisica che con pochissimi ritocchi può diventare un’arma letale, specialmente se associata al grande controllo del corpo che possiede. Bisogna, però, lavorare sul tiro dalla distanza e sui movimenti sul piede perno, fondamentale per il gioco in post che il suo ruolo gli richiede. Da controllare è anche il carattere, che spesso e volentieri lo porta ad accumulare falli troppo velocemente.

NOME: Doug McDermott
ANNO DI NASCITA: 1992
COLLEGE: Creighton
RUOLO: ala piccola
STATISTICHE: 26,7 punti; 7 rimbalzi; 1,6 assist.
Tecnica, fisico e intelligenza cestistica. Sono queste le chiavi a disposizione di Doug McDermott per entrare in NBA dalla porta principale. Dopo aver concluso la sua carriera collegiale tra i migliori di sempre in quasi tutte le statistiche, soprattutto quelle offensive, il figlio del coach di Creighton, squadra di cui è stato il trascinatore sino all’ultimo torneo NCAA, sembra pronto al salto tra i pro. Di lui salta subito all’occhio la grande capacità offensiva: il ragazzo fa canestro, e fa canestro in ogni zona del campo e contro qualsiasi avversario. La tecnica, migliorata dal lavoro intenso col papà-mentore, gli consente di far male dalla distanza, ma in caso di mismatch sa avvicinarsi al canestro e giocare in post risultando decisivo in egual modo. Il carattere, poi, non può mancare ad uno che ha da poco vinto il trofeo di Giocatore dell’anno. A Creighton non ha conquistato il titolo, ma se il paragone più ricorrente è quello con Larry Bird, qualcosa dovrà significare, no?

NOME: Marcus Smart
ANNO DI NASCITA: 1994
COLLEGE: Oklahoma State
RUOLO: playmaker
STATISTICHE: 18 punti; 5,9 rimbalzi; 4,8 assist.
In una ipotetica lista dei più ‘NBA-ready’ al prossimo Draft, non può mancare il nome di Marcus Smart. Il prodotto di Oklahoma State si prepara al grande salto tra i professionisti nel torpore mediatico, subito dietro alle prime scelte più chiacchierate. Non una grande qualità individuale, non un eccelso tiratore, eppure Smart figura da un po’ tra i preferiti di quasi tutti i GM della Lega.
Questo perché il potenziale non manca, e l’IQ cestistico del ragazzo lo aiuterà sicuramente a ritagliarsi il suo spazio al piano superiore. Il ball-handling va migliorato, ma la base già c’è.
È tra i migliori nel pick&roll e nello spaccare le difese avversarie con la decisa esplosività delle gambe. Un playmaker atipico, moderno, anche nella fase difensiva, una delle migliori qualità grazie all’intensità che non risparmia mai. Non sarà Iverson, ma se aveste chiesto ai coach di college dello scorso anno a chi affidare le chiavi di una squadra in un momento decisivo del match, avrebbero risposto tutti col nome di Smart.

NOME: Aaron Gordon
ANNO DI NASCITA: 1995
COLLEGE: University of Arizona
RUOLO: ala grande
STATISTICHE: 12,4 punti; 8 rimbalzi; 2 assist.
E’ l’ultimo nome che in ordine di tempo è stato associato ai Celtics per il Draft. Gordon è un’ala davvero molto particolare: ha una visione di gioco e un’intelligenza cestistica non comune per chi ancora deve compiere 19 anni. Inoltre possiede un atletismo non indifferente ed è un ottimo difensore. Il suo fiore all’occhiello, perciò, è ciò che risulta dal combinato dell’intelligenza e dell’atletismo: Gordon, infatti, è un eccellente rimbalzista. Il problema arriva, però, quando si parla dei fondamentali. Pochissima facilità di ball-handling e soprattutto ha una tecnica di tiro che lascia decisamente a desiderare, specialmente per quanto riguarda la velocità di esecuzione.

L’unico candidato che viene preso in considerazione come 17esima scelta assoluta è Elfrid Payton.

NOME: Elfrid Payton
ANNO DI NASCITA: 1994
COLLEGE: Louisiana Lafayette
RUOLO: playmaker
STATISTICHE: 19,2 punti; 6 rimbalzi; 5,9 assist.
Rapido, ben piazzato, forte a rimbalzo e in difesa. Batte facilmente l’avversario sul primo palleggio, abilità che si sposa alla perfezione col jumper dalla media distanza, una delle soluzione che preferisce. Ma è anche una delle poche frecce nella sua faretra offensiva, poiché non predilige il tiro dall’arco, una mancanza che, a meno che non ti chiami Rajon Rondo, va colmata. Inoltre, le sue percentuali dalla lunetta non sono eccezionali (sotto il 70%), specialmente se si considera la frequenza con cui tira i liberi un playmaker.

2) TRADE – Questa è probabilmente la strada più onerosa ma al tempo stesso potrebbe rivelarsi la più breve per raggiungere l’obiettivo. Specialmente se si considera che Boston si potrebbe sgravare di almeno 15 milioni di dollari in stipendi, che quindi possono essere sicuramente allestiti e assortiti in maniera differente e migliore. Al tempo stesso, però, non c’è molto sulla piazza. Se non fosse per Kevin Love. Mr. Double Double attualmente è a Minnesota con un altro anno di contratto e ha dichiarato di non voler usare l’opzione per la stagione 2015/16. Da qui, la pazza idea. La dirigenza dei Timberwolves sarebbe ben contenta di liberarsene adesso piuttosto che lasciarlo andare in free agency la prossima stagione. A nessuna delle due squadre serve che nella trattativa entri Rajon Rondo: i Celtics non se ne vorrebbero mai privare, i T’Wolves hanno già Rubio e Barea e l’arrivo di Rondo leverebbe spazio allo spagnolo, cosa che non fa contento nessuno. Gli estremi per l’accordo ancora non ci sono, ma Love è stato fotografato con Rondo a Boston una settimana fa e i Celtics, dunque, sembrano riprendere quota sulle rivali (su tutte Houston e soprattutto Golden State) per accaparrarsi il ragazzo di Santa Monica. Il cui identikit è tracciato di seguito.

NOME: Kevin Love
ANNO DI NASCITA: 1988
COLLEGE: UCLA
RUOLO: ala grande/centro
STIPENDIO 2013/14: 14.963.900
DA RICORDARE: 3 volte All-Star, Miglior rimbalzista (2011), Most Improved Player (2011)
STATISTICHE 2013/14: 26,5 punti; 4,1 assist; 13,1 rimbalzi.
Professore del rimbalzo. E non si fa per dire. Per chi non lo sapesse, Kevin Love ha dato un significativo contributo per una trasmissione scientifica americana in una puntata dedicata all’importanza di baricentro e punto di impatto nello scontro fra due forze di grandezza differenti, dove il nostro, col più classico dei tagliafuori, si è stagliato contro la carica di un lottatore di sumo, uscendone vincitore. Andando oltre la parentesi epistemica, è la perfetta ala grande: possiede, infatti, in aggiunta alle già decantate qualità sotto canestro, il gioco in post e soprattutto il tiro dall’arco (37,6%), cosa di cui i Celtics hanno bisogno come non mai, dal momento che come percentuali “from downtown” hanno chiuso al 29esimo posto. E le squadre sono 30. Insomma un’occasione da non perdere per risollevare record e percentuali.

Ma come giungere, dunque, a Kevin Love? Qui, il bivio. O si scambia l’invitantissima 6° scelta e si aggiunge qualche giovane promettente, oppure (cosa meno probabile vista l’esclusione di Rondo) le contropartite si scelgono solo dal roster attuale. Un’eventuale ma difficile ultima alternativa sarebbe che Minnesota si accontenti solamente dei giovani promettenti, che porterebbero un alleggerimento del monte stipendi così pesante che Minnesota potrebbe farci un pensierino per allestire la squadra da playoff per la stagione 2015/16. Da valutare è, a questo punto, la volontà della dirigenza lacustre di voler prendersi un anno di transizione, galleggiando ai limiti del tanking. Non è da escludere anche un’eventuale sign&trade.
Love in biancoverde, dunque, è più che una semplice suggestione.

3) FREE AGENCY – Opzione che dalle parti di Boston non ha mai fruttato granché. Anzi, possiamo dire poco e nulla. E che attualmente nemmeno la dirigenza prende seriamente in considerazione. Tranne che per un caso. Ciò che a Ainge preme di più risanare sono le percentuali al tiro dall’arco, di cui si era parlato precedentemente. C’è da scegliere se il tiratore lo si vuole ala piccola o guardia. Dunque, qui di seguito vengono riportati le opzioni migliori per ruolo che offre la free agency di quest’anno, considerato anche il monte stipendi nel caso della firma di Love e che LeBron, Wade, Nowitzki, Duncan e Melo dovrebbero rimanere dove sono. Condizionale d’obbligo, quando si parla di mercato.
ALA PICCOLA: GORDON HAYWARD
Giovane, promettente e in crescita: è Gordon Hayward il candidato #1 ad essere firmato coi Celtics. Dall’arco le sue percentuali non sono state eccelse (30,4%) rispetto a quelle buone a cui ci aveva abituato (36,5% in carriera). In compenso, ha confermato la sentenziosità dalla lunetta (81,6%, migliorando quella della carriera dello 0,3%). Il contratto da rookie gli è appena scaduto: è il momento del salto di qualità e una squadra giovane come i Celtics, a lavoro per la rifondazione, potrebbe rivelarsi perfetta per lui. Inoltre, la sua duttilità gli permette di giocare anche da guardia e ciò non dispiace assolutamente a Brad Stevens. Ha chiuso la stagione con 16,2 punti, 5,2 assist e 5,1 rimbalzi di media. E 37 rifilati a OKC il 7 gennaio di quest’anno.
ALA GRANDE: JORDAN HILL
Con o senza l’arrivo di Love, Boston non ha propriamente bisogno in questo ruolo, visto l’adattabilità di Green da 4 e la presenza di Sullinger. Se poi arriva Kevin, il discorso ha ancor più motivo d’essere. Volendo fare un nome, quello che meno dispiace all’ambiente biancoverde, è Jordan Hill, un’ala grande che fa spesso e volentieri anche il centro, muscolare come pochi sotto canestro. Le cifre relative a questa stagione sono 9,7 punti, 7,4 rimbalzi e 0,9 stoppate a partita.
CENTRO: GREG MONROE
Qui Boston avrebbe bisogno di qualcuno e Greg Monroe è senza dubbio il centro più appetibile che offre questa free agency. Quest’anno a Detroit ha avuto molte difficoltà a causa anche dello scempio tattico (Smith da 3 e conseguente quintetto lunghissimo) e a Motor City gli preferiscono il giovane e talentuoso Drummond. Ragion per cui cambierà sicuramente aria. Il problema è lo stipendio, troppo elevato. Ainge potrebbe molto facilmente preferirgli Hill da centro e risolvere l’arcano. Ha messo a referto 15,2 punti, 2,1 assist e 9,3 rimbalzi a partita in questa stagione.
GUARDIA TIRATRICE: LANCE STEPHENSON
Born Ready quest’anno è esploso, come testimoniano le 5 triple doppie che ha fatto segnare in regular season (leader stagionale). Il carattere turbolento e l’arrivo di Turner (papabile sostituto di Lance), però, hanno fatto fare più di un pensierino ad Indiana per lasciarlo andare via. Con l’arrivo dell’ex Philadelphia, Stephenson ha visto calare le sue cifre in maniera significativa e quanto ha fatto vedere nelle Finals ad Est è stato oggetto di polemica da parte di Larry Bird, che però si è dichiarato disposto a voler aiutare Stephenson nel suo percorso di maturità, onde evitare che un temperamento simili diventi degenere (vedere JR Smith) e tenerlo così ancora ad Indianapolis. Nel Massachusetts sarebbero ben felici di accoglierlo, pronti a rimetterlo sulla retta via. Numeri finali, in calo come anticipato rispetto all’inizio della stagione, apparentemente nella media: 13,8 punti, 4,6 assist e 7,2 rimbalzi. Discreto dall’arco (35,2%).
PLAYMAKER: JERRYD BAYLESS / AVERY BRADLEY
Paradossalmente, i free agent da firmare Boston ce li ha in casa. E tutti e due sarebbero ben felici di rimanere. Il primo è Jerryd Bayless, principale risollevatore delle percentuali dall’arco (40,2%), che ha contribuito abbastanza bene anche come apporto punti (9,3 a partita), a cui però vanno aggiunti i (pochissimi) 2,7 assist e i 2 rimbalzi di media. Col rientro di Rondo, niente vieta a Stevens di provare l’ex Memphis nel ruolo di shooting guard.
Il numero 0 di casa Celtics è l’uomo dalle mille risorse. Stevens e Ainge lo sanno, e sembra impossibile, dunque, che Bradley vesta un’altra canotta ad ottobre. Tira bene da tre (39,5%) e ciò gli consente di coprire entrambi i ruoli da guardia. A ciò si aggiungano i solidi 14,9 punti a partita, accompagnati però da esigui assist (1,4) e 3,8 rimbalzi. Ottimo sesto uomo, una risorsa fondamentale.

Male non sarebbe, allora, per il primo anno di rifondazione, un quintetto composto così:

GREEN, LOVE, HILL, HAYWARD, RONDO (Bradley, Bass, Sullinger, Olynyk, Bayless)

Oppure, se si vuole tenere Hayward nel più naturale ruolo di ala piccola, Hill finisce nella rotazione e Love diventerà il nostro centro, con Bradley (o, per l’appunto, Bayless) promosso come shooting guard.
La rifondazione biancoverde è appena iniziata.

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