Basketball Trip – part eight

6 amici, 10 giorni, centinaia di miglia a spasso per Michigan e Illinois, tra college basket e NBA

di La Redazione

“Oh baby don’t you wanna go, back to the same old place, sweet home Chicago”.

16880865_10212088499357438_1243376840_oI celebri Blues Brothers, John Belushi e Dan Aykroyd si sentivano a casa qui a Chicago e possiamo francamente capirli; mentre passeggiamo per le strade, tra lunghi viali e maestosi grattacieli e questo cielo limpido che sembra invitarci a camminare ci sembra di essere qui da una vita. Dopo più di 800 km in auto in questi giorni camminare è proprio quel che ci vuole, specie sfruttando la magnifica passeggiata che si estende lungo tutta la costa del lago. Un enorme pista ciclabile porta verso il parco Lincoln, all’interno del quale è possibile visitare gratuitamente lo zoo della città. La mattinata scorre veloce, caffè da Starbucks e si torna a Loyola University, questa volta per assistere all’allenamento della squadra. La Loyola University è un antica università privata gesuita, fondata nel 1870 ed è l’università gesuita cattolica più grande degli USA. Dopo la sconfitta con Wichita State l’atmosfera prima dell’allenamento è comunque rilassata, in squadra ci sono due giocatori di nazionalità Croata, facciamo qualche parola con la guardia al primo anno Bruno Skokna ex Cibona Zagabria sulla sua esperienza qui a Loyola e con il basket universitario, è giustamente molto motivato dal poter giocare contro gran parte dei migliori prospetti del basket americano. E’ il momento dell’allenamento, lo possiamo seguire da bordocampo, altro segno di grande rispetto che riceviamo durante il nostro viaggio negli States. Il coach Porter Moser interviene più di quanto abbiamo visto fare in altre realtà, dove gran parte del lavoro è demandato agli assistenti, e riprende spesso i ragazzi su scelte offensive e posizionamento difensivo. E’ molto interessante vedere in che modo e in che termini si interfaccia con i suoi giocatori, in maniera decisa, ma mai sopra le righe. Alla fine dell’allenamento invita tutti i suoi giocatori a venire a salutarci, strette di mano, presentazione e ringraziamenti per essere venuti, infine due chiacchiere con coach Moser con la promessa di vederci in Italia. Consumiamo un veloce pasto nel Campus, respirando un po’ di aria universitaria, poi di nuovo in macchina, la serata ci riserva uno degli appuntamenti che più stavamo aspettando da quando siamo sbarcati all’aeroporto O’Hare di Chicago, lo United Center e i Bulls.  Mega parcheggio da stadio di serie A e facciata che ci sembra già famigliare, per le mille e mille partite seguite in tv, siamo allo United Center ragazzi! L’emozione di entrare in uno dei posti più sognati dagli appassionati di basket nati negli anni ’80 e che è stato teatro delle imprese di Jordan, delle sue fantastiche squadre guidate dal coach più vincente di sempre Phil Jackson è indescrivibile, torniamo realmente per un attimo bambini. All’ingresso incontriamo una figura famigliare, Bill Wennington porta a spasso i suoi 2 metri e 13 centimetri nel corridoio dello United Center, prestandosi a foto e qualche parola con i presenti. Sorriso coinvolgente, ci ricorda di aver giocato in Italia e chiede “Salutami Bologna!” AMAZING! Bill è stato il centro di riserva dei Bulls di MJ, con cui ha giocato più di 360 partite, ora è commentatore di TNT per le gare casalinghe di Chicago. Prendiamo posto tra i 20 mila presenti, questa sera si affrontano i Toronto Raptors, sul soffitto fanno bella mostra di se gli stendardi per i sei titoli NBA vinti, per gli altrettanti vinti dai Blackhawks in NHL e per le maglie ritirate, Jerry Sloan, Bob Love, Scottie Pippen e .. ovviamente MJ. Inno nazionale e poi si parte, i Bulls comandano i giochi e si portano agevolmente sul +20, salvo poi crollare e tornare a mettere in discussione il match, Toronto arriva a giocarsi gli ultimi minuti punto a punto, ma senza riuscire a portare a casa la partita; esultano i tifosi di casa, soprattutto per il Big Mac in regalo al centesimo punto realizzato. Gara appassionante, ambiente storico niente di meglio per chiudere per quest’anno la nostra esperienza a stelle e strisce, ultima cena a Chicago e poi tutti a nanna! Goodnight Italia!

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