Cento di queste stagioni – Arvydas Sabonis

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Dell’Arvydas Sabonis ‘versione europea’ sappiamo praticamente tutto, ma del Sabonis ‘americano’ conosciamo molto poco. Facciamo un grosso balzo in avanti. Anno 1995.

Al di là dell’oceano, gli addetti ai lavori avevano voglia di vedere ‘Sabas’ all’opera. Ciò avvenne proprio nell’Estate del 1995. L’Arvydas Sabonis approdato a Portland, subito dopo aver vinto la Coppa dei Campioni con il Real Madrid, era un giocatore leggermente appesantito, martoriato dagli infortuni che ne minavano in qualche modo il rendimento, ma con la classe cristallina rimasta totalmente intatta.

Il suo anno da ‘rookie’ trentunenne si chiuse con 14.5 punti, 8.1 rimbalzi e 1.8 assists, mentre la seconda stagione registrò un leggero calo nelle medie ma garantì ugualmente ai Blazers l’accesso ai Playoffs.

L’apice della esperienza NBA di Arvydas Sabonis fu l’annata 1997/98. I Portland Trail Blazers, che avevano interrotto il loro cammino nella stagione precedente al primo turno con i Lakers (3-1), volevano riconfermarsi anche nell’annata successiva.

Il lituano inaugurò la nuova stagione il 31 Ottobre 1997 con 14 punti, 8 rimbalzi e 5 assists nella sconfitta contro i Sonics. Fu nella terza partita che Sabonis fece intendere che stagione sarebbe stata la sua. Contro i i Minnesota Timberwolves mise a referto la prima delle trentasei doppie doppie della sua stagione con 23 punti e 10 rimbalzi in trenta minuti d’impiego. Replicò nella partita successiva (16 punti e 11 rimbalzi) e in altre due (11+16 contro Houston e 20+16 contro Dallas). La prima prova ‘monstre’ della stagione arrivò il 14 Novembre 1997 nella sconfitta contro i Phoenix Suns (31 punti e 10 rimbalzi), mentre il punto più alto della sua annata fu la doppia doppia del 5 Gennaio 1998 nella sconfitta contro Milwaukee (32 punti e 13 rimbalzi in 40 minuti d’impiego). Arvydas Sabonis, unico straniero del roster, era ormai il punto fermo di Coach Mike Dunleavy che confidava nelle sue doti di grande passatore e nel suo indiscutibile QI cestistico. Il lituano continuò a collezionare prestazioni sublimi (da segnalare il 30+12 del 24 Gennaio 1998 contro i Sixers) partita dopo partita, nonostante l’andamento a tratti altalenante della sua squadra.

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I Blazers chiusero la stagione regolare con 46 vittorie e 36 sconfitte e l’ennesimo accesso ai Playoffs.

Arvydas Sabonis chiuse la stagione regolare con medie interessanti: 16 punti, 10 rimbalzi e 3 assists in 73 partite giocate.

I Playoffs riproposero nuovamente i Lakers e la franchigia dell’Oregon perse ancora la serie (3-1), con Sabonis e compagni che dovettero cedere il passo a Shaquille O’Neal e co.

Il lituano rimase in NBA fino alla stagione 2002/2003 chiudendo con 5629 punti, 3436 rimbalzi e 964 assists, ma prima di smettere con la palla a spicchi decise di ritornare in Europa e vincere il titolo Nazionale e quello di MVP dell’Eurolega a quasi 40 anni con la maglia del suo Zalgiris Kaunas. La regular season dell’Eurolega venne chiusa con una media stratosferica di 16.7 punti e 10.7 rimbalzi a partita. L’ultima apparizione internazionale fu quella che si addice ad una semi-divinità cestistica: 29 punti e 9 rimbalzi contro il Maccabi. Dopo il ritiro cominciò a dedicarsi alla gestione del club che l’ha lanciato nel grande basket – ne è tuttora il Presidente – e la sua meravigliosa carriera fu immortalata il 12 Agosto 2011 con l’inserimento nella Hall Of Fame di Springfield. In quella occasione ringraziò anche i Blazers per avergli permesso di giocare in NBA nonostante i numerosi infortuni che l’avevano afflitto prima e durante l’esperienza nella massima lega americana.

Arvydas Sabonis oltrepassa il tempo e lo spazio; le sue giocate e le sue visioni di gioco sono state qualcosa che rimarranno impresse nella memoria di chi ama questo meraviglioso sport.

Muhammad Alì, una delle quattro icone sportive del secolo scorso, ha così descritto i fuoriclasse:

“I campioni non si fanno nelle palestre. I campioni si fanno con qualcosa che hanno nel loro profondo: un desiderio, un sogno, una visione”.

Arvydas Sabonis sarà sempre tutto questo. Una celestiale visione.

Auguri, Principe del Baltico.