Cento di queste stagioni: James Worthy

Nel giorno del suo compleanno, ripercorriamo la vita di James Worthy, con particolare attenzione alla stagione del 1988 nella quale fu eletto MVP delle Finals

di Riccardo Vecchia

In questi anni i tifosi dei Lakers sono stati costretti a masticare bocconi piuttosto amari. Tante sconfitte, lo smantellamento lento e graduale del roster campione nel 2010 e ciliegina sulla torta il ritiro di Kobe Bryant che ha completamente chiuso un capitolo del romanzo gialloviola. Per una franchigia abituata sempre a contendere per il titolo non è facile dover ricominciare da zero e rifondare un roster vincente. Del resto i Lakers sono sempre stati abituati bene anche perché nel 1982, nonostante il fresco titolo di campioni NBA, i gialloviola hanno avuto la fortuna di poter scegliere al draft con la chiamata numero 1. Infatti a causa di uno scambio con i Cleveland Cavaliers, Los Angeles aveva ottenuto una prima scelta al draft che secondo la lottery si rivelò essere proprio la prima chiamata. Così in quell’anno è stato chiamato James Worthy che è stato inserito in un gruppo fin da subito pronto per vincere. Atletismo incredibile, grande capacità di attaccare il ferro ma soprattutto grandissimi fondamentali che gli hanno permesso di essere immarcabile sotto le plance.

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La sua miglior stagione è stata quella del 1988

Alla sua sesta stagione in NBA, dopo diversi anni di lavoro sporco in uscita dalla panchina, Worthy era finalmente pronto per caricarsi la squadra sulle spalle senza più l’ingombrante presenza di Lenny Wilkens. Insieme a Magic Johnson e Kareem Abdul Jabbar formava un trio davvero incredibile; Worthy sapeva sfruttare il suo atletismo e la sua versatilità sia per punire vicino a canestro sia in contropiede e insieme ad un playmaker come Magic, la via verso il ferro era sempre spianata. La stagione ’88 è stata molto positiva per i Lakers che in regular season avevano hanno fin da subito iniziato con un ritmo forsennato. Worthy ha segnato contro gli Hawks di Wilkins il proprio career high di 38 punti. L’ottimo rendimento condito in ogni gara da punti, rimbalzi, assist e palle rubate gli è valso la chiamata per l’All Star Game 1988, la sua terza apparizione consecutiva.

I Lakers hanno chiuso la stagione con l’ottimo record di 62-20

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Dopo il titolo dell’anno precedente Los Angeles puntava al repeat, impresa fino a quel momento raggiunta solo dai Boston Celtics. Al primo turno dei playoff i Lakers hanno dovuto affrontare i San Antonio Spurs; in una serie al meglio delle 3 partite, Worthy ha dominato sfiorando in gara 3 una tripla doppia chiudendo con 16 punti, 11 rimbalzi, 8 assist tirando con il 63%. Archiviata la pratica Spurs con facilità, i Lakers hanno dovuto affrontare i Jazz dei giovani Stockton e Malone. Entrambi fin da subito dominanti, Utah ha messo in crisi Los Angeles vincendo ben 2 sfide; i gialloviola avevano la possibilità di chiudere la serie in gara 6 ma Worthy ha avuto alcuni problemi ed è stato limitato a solo 19 minuti di gioco. Utah ne ha approfittato e ha portato lo scontro fino a gara 7. Worthy ha giocato una grande partita guidando i Lakers al successo con ben 23 punti, 6 rimbalzi e 4 recuperi. Il passaggio del turno è stato piuttosto sofferto ma anche la finale di Conference non è stata semplice, con Aguirre e i suoi Mavericks che hanno dato filo da torcere ai gialloviola. Infatti anche in questo caso la serie si è decisa in gara 7; decisivo come sempre nelle partite importanti è stato James Worthy che con i suoi 27 punti con 7 assist e 7 rimbalzi ha guidato i Lakers alle finali NBA contro i Pistons.

Grande innovazione per la NBA che nel 1988 ha introdotto per la prima volta le Finals al meglio delle 7 gare. Forse l’NBA ci ha visto giusto dal momento che la sfida tra Detroit e Los Angeles è stata davvero spettacolare con l’entusiasmo dei giovani Thomas, Rodman e Dumars che ha permesso a Detroit di portare la serie proprio a gara 7. Una partita incredibile sempre punto a punto dall’inizio alla fine. Worthy è risultato decisivo infilando due tiri liberi importanti negli ultimi istanti ma soprattutto è passato alla storia con una incredibile tripla doppia da 36 punti, 16 rimbalzi e 10 assist che gli ha permesso di essere eletto MVP delle Finali.

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Una stagione memorabile per Worthy che, dopo essere stato prima scelta nel 1982, ha trascorso anni imparando dai senatori come poter sfruttare al meglio il proprio potenziale per poi mettere a frutto questa esperienza aiutando tutta la squadra nei momenti più difficili. Grazie alla prova in gara 7 si è consacrato con il soprannome di “Big Game James”.

Worthy è stato un giocatore eccezionale capace di giocare con atletismo, intensità ma soprattutto grandi fondamentali che gli hanno permesso di dominare nei suoi 12 anni di carriera NBA. Meno appariscente e famoso di Magic Johnson o Kareem Abdul Jabbar, ha comunque avuto un ruolo decisivo nelle vittorie dei Lakers e il premio di MVP delle finali credo lo ripaghi pienamente di tutto il duro lavoro.

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