Cento di queste stagioni – Jason Kidd

Andiamo a ripercorrere la sua migliore annata in carriera, anche se si schiantò contro la corazzata Lakers.

di Ario Rossi, @ArioRossi7

Jason Kidd si è sempre trovato qualcuno più forte davanti.
E anche se vinse il titolo 2011 con i Mavs, pure lì Dallas non era la più forte se guardiamo solo all’organico, con Spurs, Heat e Lakers sulla carta un passo avanti rispetto alla franchigia di Cuban.
Tuttavia oggi riviviamo la stagione 2001-2002 nella quale i Nets riescono a riconfermarsi come prima forza della Eastern Conference, prima di crollare di fronte allo strapotere dei Lakers.
Cambiando notevolmente il roster rispetto all’anno precedente e prendendo nella notte del Draft da Houston un tale Richard Jefferson in uscita da Arizona, quell’anno finalista NCAA contro Duke, New Jersey veleggiò spedita verso il primo posto a Est migliorando di 26 vittorie rispetto alla campagna dell’anno prima. Non solo Jefferson, ma soprattutto l’arrivo di Jason Kidd in uno scambio con i Suns – ricevettero l’idolo di Coney Island Stephon Marbury reduce da una stagione da 23.9 punti, suo career high, e 7.6 assist – fecero fare il salto decisivo ai Nets.
Otto triple doppie stagionali, comprese molte sfiorate, e i 33 punti di season high con Minnesota gli valgono la nomination per l’MVP, arrivando dietro solo a Tim Duncan.
Una rinnovata New Jersey chiude la stagione con il migliore record ad Est e al primo turno tocca ai Pacers di un Jermaine O’Neal nominato “giocatore più migliorato dell’anno” cercare di fermarli.

L’ultima serie Playoffs tra le due squadre fu la finale ABA vinta da Indiana trent’anni prima e i gialloblù rischiano di confermarsi bestia nera dei Nets che alla fine si affermano solo nella decisiva Gara-5 – all’epoca il primo turno Playoffs era al meglio delle 5. Si parte con il successo di Indiana in Gara-1 grazie ai 30 di O’Neal e ai 26 nell’ultimo quarto della coppia Miller, Reggie e Brad. Inutili i 26 punti, 8 rimbalzi e 9 assist di Kidd. Si torna in parità dopo una gara-2 dominata dai Nets, prima vittoria nella postseason dal 1994. 20 punti, 10 rimbalzi e 9 assist per il nostro, annientando nel confronto il rookie Jamaal Tinsley. Si va ad Indianapolis, dove NJ deve ringraziare “Killer” Miller che ogni tanto si inceppa: sbaglia il jumper della vittoria sulla sirena e i Nets guidano ora la serie grazie anche alla doppia doppia (24+11) di Kidd. I Pacers però non subiscono il colpo e rispondono con una netta vittoria in gara-4, mai in discussione: stecca il prodotto di California (solo 10 punti con 4/15 al tiro) e steccano tutti i Nets. Si decide tutto alla “bella”, una partita incredibile in cui nessuno vorrebbe trovarsi di fronte Reggie Miller: il #31 prima manda la partita al supplementare e poi, alla fine dello stesso, pareggia di nuovo per mandare la contesa al secondo overtime, dove però i Nets scappano definitivamente. Nessuno vuole trovarsi di fronte il Killer, ma se hai dalla tua J-Kidd è un buon antidoto: l’attuale allenatore dei Bucks segna il suo career high nei Playoffs per punti (31), oltre a 8 rimbalzi e 7 assist, senza contare le giocate che non per forza finiscono nel tabellino, ma che alla fine decidono una partita e, in questo caso, anche una serie combattutissima. Basta dire che la bella era in parità nel punteggio a fine del secondo quarto, a fine del terzo, a fine del quarto e a fine del primo supplementare. È la prima volta dal 1984 che i Nets superano il primo turno Playoffs.

Nel secondo gli Charlotte Hornets hanno giusto un sussulto in gara-3 – nella quale Kidd giocò solo 28′ per infortunio – dove portano a casa il punto della bandiera, ma per il resto è un monologo dei Nets. Nell’equilibrata gara-1 J-Kidd chiude con 21+7+7, trascinando i suoi a forza di canestri pesantissimi negli ultimi 3′. Nella gara successiva Kidd stecca con 11 punti e 6 assist sbagliando 13 tiri, ma i Nets tirano fuori dal cilindro Lucious Harris che con 24 punti è una costante spina nel fianco per gli Hornets. Dopo la gara-3 vinta da Charlotte, Kidd torna con 15 punti di sutura sopra l’occhio destro, ma nonostante sbagli i primi sei tiri da 3, alla fine chiude con 24 punti, dei quali ben 13 negli ultimi otto minuti. Nel quinto appuntamento, i Nets sfruttano l’uscita prematura di falli di Baron Davis per accelerare proprio negli ultimi minuti: 23 punti, 7 rimbalzi, 13 assist e 5 rubate per il playmaker di New Jersey, che così chiude la serie e vola alle Finali di Conference per la prima volta da quando è entrata nella NBA nel 1976.

Dopo l’inedita serie con Charlotte, ecco un altro inedito, stavolta con i plurititolati Celtics guidati da un Pierce che nei quattro incontri stagionali contro NJ aveva segnato 37 punti di media: prime quattro sfide molto equilibrate, poi i Nets scappano e chiudono in sei gare. In gara-1 Pierce parte con 14 punti nel primo periodo, ma i problemi di falli lo hanno limitato nel prosieguo. Limitazioni che non ci sono state per un Kidd alla seconda tripla doppia in carriera nei Playoffs, la prima nella storia dei Nets. 18 punti, 13 rimbalzi e 11 assist bastano per guidare i suoi ad un successo tranquillo. Ma Boston è un osso duro e si prende gara-2: NJ tira con il 33% e i Celtics ne approfittano con 26+11 di Walker. Altra tripla doppia di Kidd – 23 punti, 16 rimbalzi e 10 assist – che da solo quasi recupera 14 punti di ritardo, ma poi Boston riesce a vincerla con un colpo di reni.

I biancoverdi bissano in casa propria, portandosi in vantaggio nella serie: sotto di 26 a metà gara e 74-53 a fine terzo quarto, i Celtics mettono in scena la più grande rimonta in un quarto periodo di una gara di Playoffs NBA. In 171 occasioni in cui una squadra era in vantaggio di 18+ punti al 36′, poi aveva vinto sempre la partita. Iniziato l’ultimo quarto con un 11-0, i C’s sono ancora sotto di 12 a metà dello stesso. 23+12 di Walker e 41 di Pierce decidono l’incontro, mentre non bastano 12 punti e 11 assist di Kidd.
Sarà però l’ultima vittoria di Boston perché NJ vince una gara fondamentale al Garden, all’epoca FleetCenter: grazie ai 22 di Kittles, suo career high nei Playoffs, e ai liberi segnati da Harris dopo gli errori madornali di Pierce, NJ si riporta in parità nella serie. 19 punti, 9 rimbalzi e 9 assist per la guida dei Nets.
Altri 21 di Kittles guidano i suoi al netto successo in gara-5, dopo aver toccato anche il +20 a metà ultimo quarto. Infermabile Kidd, che chiude a 18 punti, 12 rimbalzi e 7 assist.
Si torna a Boston, dove New Jersey chiude la serie grazie alla terza tripla doppia di Kidd che dà ai Nets per la prima volta il titolo di campioni della Eastern Conference, oltre al primo viaggio alle NBA Finals della loro storia. 15 punti, 13 rimbalzi e 13 assist per il #5, compresi i due liberi che in seguito alla tripla di Van Horn hanno messo in ghiaccio la vittoria, arrivata solo nell’ultimo minuto.

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Purtroppo le Finals sono un monologo gialloviola, troppo netto il divario tra le due formazioni. Tuttavia New Jersey si gioca le sue carte in almeno due occasioni, delle quattro giocate. Parte malissimo, sotto 42-19 dopo un quarto e mezzo, ma i Nets ritornano fino -4 nell’ultimo periodo. Kidd ancora su un livello pazzesco mette a referto una tripla doppia da 23 punti, 10 rimbalzi ed altrettanti assist: è la 26esima nella storia delle Finals, la prima da Barkley nel 1993.
In gara-2 Shaquille O’Neal rischia la tripla doppia con 40 punti e per i Nets non c’è niente da fare: per Kidd 17 punti (tutti nella ripresa, sui 40 di squadra), 9 rimbalzi e 7 assist.
Ci si sposta sulla costa est e Kobe Bryant domina con 36 punti, dei quale fanno parte due canestri pesantissimi nel finale contro un Jason Kidd ancora una volta stellare: 30 punti, 5 rimbalzi e 10 assist per lui, ma i Nets si arrendono 106-103.
I padroni di casa partono forte in gara-4, ma alla distanza esce di nuovo la corazzata gialloviola. Shaq è una macchina da guerra e a riguardo diventano famose le parole di Kidd: “You can pick your poison”, per spiegare che fermare O’Neal era impossibile, ma si poteva solo scegliere di che morte morire: se lo lasci fare schiaccia sopra tutti, mentre se tenti di fermarlo con i falli segna pure i liberi. Kenyon Martin chiude a 35+11, mentre il nostro si ferma a 13 punti e 12 assist, chiudendo una stagione fenomenale che probabilmente avrebbe potuto anche portargli il primo titolo NBA in bacheca, se i suoi Nets non si fossero schiantati contro una delle più forti squadre di sempre.

Il playmaker #5 a fine anno poté contare sulla selezione per l’All Star Game e per l’inserimento nel primo quintetto sia All-NBA, sia difensivo.
Ormai da quattro anni, subito dopo l’annuncio del suo ritiro, la sua maglia #5 è stata ritirata dagli attuali Nets, con sede a Brooklyn.
Ecco, il leitmotiv ritorna: forte ma sempre con qualcuno di più forte davanti. Alla fine, comunque, il vello d’oro per Giasone arriverà nove anni dopo, nella storica cavalcata dei Mavericks.
Buon compleanno Jason!

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