Cento di queste stagioni – Nikola Pekovic

Il Padrino Montenegrino

di Fabrizio Martini

The Godfather

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Nei colori della bandiera montenegrina spicca copiosamente il rosso intenso, che simboleggia il sangue versato dai montenegrini durante il periodo della dominazione Ottomana. Diventato prima libero ed infine indipendente dalla Serbia nel 2006, è terra di uomini fieri ed indomiti, con poca paura e pochi fronzoli: tutte caratteristiche incarnate da Nikola Pekovic sul parquet.

Pivot vecchio stampo europeo, fatto di finte e piedi perni, la sua peculiarità è stata quella di essere fondamentalmente un ballerino nel corpo di un Ciclope: più di centotrenta chili di peso distribuiti su 210 centimetri, con un gioco in post basso estremamente efficace.

Pochi sanno che Pekovic in Europa ha vinto tutto: affermatosi nelle giovanili del Partizan di Belgrado, ha vinto per tre volte il campionato serbo e per due la Lega Adriatica, prima di approdare al Panathinaikos di Obradovic nel 2008 (squadra discreta con Spanoulis, Diamantidis, Fotsis, Batiste, Perperoglou, etc.) e vincere tutto in Grecia ed in Europa da protagonista. Scelto al Draft dello stesso anno come 31° scelta dall’allora GM dei Timberwolves Kevin McHale, ha aspettato due stagioni prima di approdare oltreoceano.

Sbarcato abbastanza in sordina nell’estate del 2010, ma con contratto da rookie europeo (13 milioni di dollari in tre anni) e con ambizioni di vittoria pressochè nulle visto il deserto tecnico e manageriale dell’epoca nel Minnesota con il solo faro Kevin Love, ha potuto trovare spazio fin da subito, seppur con minutaggio ridotto e con notevoli problemi di falli che ne limitavano il gioco. Cacciato Coach Kurt Rambis, rimpiazzato da Rick Adelman, ed iniziando la sua stagione da Sophomore (nonché quella del lockout) non vedendo mai il campo “chiuso” da Darko Milicic e Brad Miller, ha l’occasione con l’infortunio del primo di ritagliarsi minuti, che risulteranno preziosissimi ai fini della sua carriera NBA: alla sua prima da titolare, segna 14 punti e prende 10 rimbalzi nella vittoria contro gli Spurs, in una escalation che lo vedrà a fine anno classificarsi al terzo posto nella classifica di giocatore più migliorato, dietro ai soli Ryan Anderson ed Ersan Ilyasova. I tifosi si innamorano di questo gigante dall’aria minacciosa tutto tecnica e muscoli, ed al Target Center risuona un jingle del “Padrino” di Francis Ford Coppola ad ogni suo canestro, ribattezzando presto il montenegrino come “The Godfather”.

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