Cento di queste stagioni: Stephon Marbury

nel giorno del suo compleanno ripercorriamo la vita di Marbury con particolare attenzione alla sua stagione in maglia Suns nel 2003

di Riccardo Vecchia

Per chi ha amato la NBA dei 00’s Stephon Marbury è stato sicuramente tra i personaggi che hanno contraddistinto questo periodo. Un talento davvero unico, probabilmente mai compreso fino in fondo anche a causa di un carattere difficile e spesso contraddittorio. Questo spiega il suo girovagare in tante diverse franchigie nelle quali ha saputo chiudere sempre con grandi numeri ma che non lo hanno mai visto godere del favore della critica. Marbury è stato un playmaker dal gioco da playground a cui, a discapito della sua fama, piaceva passare la palla. Grande realizzatore, nelle sue migliori stagioni è riuscito a chiudere intorno ai 20 punti di media con ben 8 assist a serata. Come detto un carattere non facile che si è perfino scontrato con una delle franchigie più bollenti del circus ovvero i New York Knicks.

Difficile scegliere la sua miglior stagione ma tra tutte opterei per quella disputata con i Phoenix Suns nel 2002-2003.

Quella è stata la sua seconda stagione a Phoenix dopo lo scambio che lo portò dai Nets proprio ai Suns in cambio di Jason Kidd. Il roster era giovane e  promettente con Marion e il rookie Stoudemire come pezzi pregiati di una squadra che vedeva in Penny Hardaway e nello stesso Marbury i principali fari di un gruppo che confidava molto sulla loro leadership.

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Una franchigia che aveva fame di vittorie dopo che negli ultimi anni i risultati dei Suns non erano stati particolarmente esaltanti. Infatti la squadra era partita molto bene con alcuni filotti di vittorie consecutive che lasciavano ben sperare tutti i tifosi; Marbury è stato il protagonista di questo grande inizio di stagione nel quale ha collezionato ben 4 doppie doppie nelle prime quattro partite giocate. Dopo un inizio abbastanza freddo al tiro, ma sempre compensato da un gran numero di assist, Starbury ha iniziato anche ad armare la mano collezionando prestazioni da oltre 30 punti, come i 43 punti segnati in faccia a Duncan e compagni. Nonostante i giovani, Phoenix aveva un equilibrio solido e i risultati continuavano ad arrivare con continuità. Davvero incredibile il mese di Dicembre per l’ex Nets che guidò con le sue prestazioni i Suns a vincere 11 delle 16 partite disputate in quel periodo.

La stagione di Marbury non è passato inosservata tanto che è stata premiata dalla chiamata per l’All Star Game di Atlanta, l’ultimo di Micheal Jordan.

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Del resto la giovane età di quel gruppo non ha permesso a Phoenix di proseguire questo ottimo rendimento per questo, dopo la pausa dell’All Star Game, è arrivata una flessione con alcune sconfitte consecutive. Marbury però è riuscito ad incrementare il proprio rendimento offensivo cercando di trascinare il gruppo oltre le difficoltà, chiudendo sempre vicino alla doppia doppia di media (19 punti, 9 assist). La squadra non aveva tirato i remi in barca anzi, nel finale di stagione è riuscita a strappare le vittorie che hanno permesso ai Suns, dopo anni bui, di tornare ai playoff.

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Marbury a fine stagione è stato inserito nell’NBA Third Team chiudendo con 20,2 punti e 8,9 assist di media a gara.

I Suns si sono qualificati con l’ottavo posto ad Ovest e così al primo turno hanno dovuto incontrare la testa di serie ovvero i San Antonio Spurs.

Sicuramente non un avversario semplice ma i Suns erano vogliosi di provare il miracolo. Gara 1 è stata davvero incredibile, con Phoenix che è riuscita a tenere testa a San Antonio fino alla fine; nel finale punto a punto Marbury ha trovato il buzzer beater che ha permesso ai Suns di vincere la partita in trasferta.

Galvanizzato da quel canestro Marbury in gara 2 ha dominato segnando ben 32 punti, 10 rimbalzi e 5 assist ma gli Spurs hanno chiuso con il successo. Infatti San Antonio ha preso fiducia portandosi sul 3-1; Phoenix non è riuscita a tenere testa ad un avversario che poteva contare su ampie rotazioni e maggiore esperienza cadendo sconfitta in gara 6.

I Suns e Marbury però sono usciti a testa alta per aver dato il massimo contro un avversario di assoluta qualità. Purtroppo l’esperienza di Starbury a Phoenix non è durata molto a lungo, infatti l’anno successivo è stato scambiato ai Knicks dove ha alternato grandissime prestazioni (soprattutto nel suo primo anno) a comportamenti inadeguati che non gli hanno mai permesso di rendere al 100%.

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I giocatori come Marbury si  amano o si odiano, hanno la capacità di farti saltare in piedi sul divano per qualche bella azione oppure riescono a innervosirti per un gioco testardo e solista. Sarebbe stato interessante vederle Marbury maggiormente protagonista, sopratutto nei playoff, se solo avesse avuto un altro carattere ma non è forse proprio questo che o rende così interessante e diverso dagli altri?

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