Il Pagellone delle NBA Finals

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10 – Kevin Durant

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KD35 è stato in tutto e per tutto l’uomo in più degli Warriors in queste finali: spesso costretto a sbrogliare da solo la situazione in attacco, ha saputo inventare canestri dal nulla, o a mal parata dei falli subiti. Nell’unica partita in cui ha tirato male (gara 4, l’unica persa dagli Warriors, che ha chiuso con 9/22 dal campo), è andato in lunetta per ben 16 volte. Mai andato sotto i 31 punti segnati (sono 35.2 di media), ha tirato col 55.6% dal campo, il 47.4% da tre e il 92.7% dalla lunetta. Se ci aggiungiamo 8.4 rimbalzi, 5.4 assist, 1.6 stoppate e 1 recupero di media, il titolo di MVP risulta meritatissimo, e dovrebbe spazzar via qualunque briciola di polemica ancora rimasta sul tavolo riguardo al suo trasferimento da OKC a Golden State.

9 – LeBron James

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Tripla doppia di media in una serie finale, mai nessuno prima di lui c’era riuscito. Ancora una volta, LeBron James ha impresso il suo nome nella storia del gioco, ma ancora una volta (la quinta in otto partecipazioni alle Finals) ne è uscito sconfitto.
Si può disquisire all’infinito sulla qualità dei suoi compagni di squadra o dello staff tecnico dei Cavs, sulla sua capacità o meno di coinvolgere gli altri, pure di qualche pelo bianco che sta facendo capolino sulla barba… Ma LeBron James resta sempre uno dei giocatori più forti e dominanti al mondo, in questo momento. Onore allo sconfitto numero 1.

8 – Steve Kerr

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Prendiamo il coach di Golden State come esempio dello spirito della squadra: favoritissimi dai pronostici, arrivati a queste finali senza aver perso nemmeno una gara e con una sfilata di stelle da coprire mezzo All-Star game, gli Warriors si sono calati perfettamente nella sfida con concentrazione e dedizione, anche quando lo stesso coach Kerr si è dovuto assentare per i noti problemi alla schiena.
Le dimostrazioni di superiorità, che talvolta potevano sconfinare nell’arroganza, in queste finali hanno lasciato spazio a una difesa arcigna e un attacco molto più razionale che lezioso. Menzione d’onore per Andre Iguodala, attore nelle retrovie ma quasi sempre impeccabile, che in gara 5 si è anche tolto lo sfizio di infilare un fondamentale 20ello.

7 – Splash Brothers

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Ormai li diamo per scontati, ma 43.2 punti (con oltre il 40% da tre), 12.8 rimbalzi, 11.6 assist e 2.6 recuperi a partita in coppia non sono proprio da tutti. Oltre alle triple pazze e alle solite fiammate in attacco durante le quali sembra di guardare un videgioco, a fare la vera differenza sono stati i rimbalzi di Steph (8 di media, un’esagerazione per un piccoletto come lui) e la difesa di Klay (nella sola gara 1, chi lo ha avuto come difensore diretto ha tirato 1/12 dal campo).
Ennesimo esempio che c’è bisogno di sacrificarsi per il bene della squadra, e fare anche le piccole cose che non sempre vanno sul foglio delle statistiche.

6 – Kyrie Irving + Kevin Love

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Il voto alla coppia è il risultato della somma dei giudizi dei singoli.
Kyrie Irving ha chiuso la serie con 29.4 punti di media (mai sotto i 19) e il 41.9% da tre, nonostante lo 0/7 di gara 3.
Kevin love a 16 punti, 11.2 rimbalzi e il 38.7% da tre, compreso lo 0/3 di gara 5 (in cui ha segnato i primi punti a inizio del terzo periodo.
Fate voi chi potrebbe aver preso un voto sufficiente e chi no.

5 – Arbitri

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Sono state le ultime due gare ad abbassare il livello dell’arbitraggio, che fino a gara 3 si era dimostrato al livello del resto dello spettacolo. Soprattutto gara 4 ha visto svariati episodi in cui i grigi sono sembrati spaesati, sbagliando fischi tutto sommato facili; più di tutti, hanno stupito il doppio tecnico dato a Draymond Green (anche le statistiche ufficiali dell’NBA lo davano per espulso) ma poi misteriosamente scomparso, e il colpo proibito di Zaza Pachulia nelle parti basse di Iman Shumpert, non sanzionato neppure dopo la visione dell’instant replay.
Lungi da noi pensare che l’arbitraggio abbia influenzato i risultati o che alcuni errori siano stati commessi in malafede, solo in una finale NBA ci si aspettano più decisione e meno cantonate dalla terna arbitrale.

4 – Zaza Pachulia

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Ormai il nemico pubblico uno per i tifosi di 29 squadre su 30 della NBA. Dopo aver azzoppato (volontariamente o no) Kawhi Leonard e, di conseguenza, i San Antonio Spurs, gioca una serie al limite del regolamento e forse anche oltre. Alla fine porta a casa un anello che forse non avrebbe mai pensato di poter vincere, però le sue Finals non sono state entusiasmanti, nonostante abbia arginato bene chi sta due posizioni sotto di lui. Non ce ne voglia il georgiano, ma resta il fatto che a questo livello è un po’ un pesce fuor d’acqua.

3 – JR

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“Cavs in 7”.
Così JR Smith dopo gara 3. L’oracolo di Cleveland evidentemente non ci ha preso. Nonostante si sia risvegliato nelle ultime due sfide della serie, gioca delle Finals al limite dell’imbarazzante. Se i Cavs hanno perso è anche per colpa del suo mancato apporto. Poteva certamente risparmiarsi il tweet, e poi che il suo account sia stato hackerato o meno poco ce ne cale, fa parte del personaggio JR Smith… Prendere o lasciare.

2 – Tristan Thompson

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Uno spettacolo vergognoso. Nelle prime 3 gare è abulico, il lontano ricordo del giocatore tutto grinta e verticalità ammirato alle scorse Finals. Cattura 29 rimbalzi in tutta la serie, tira male, si fa limitare efficacemente da Pachulia, ed è tutto dire. Che la maledizione delle Kardashian abbia colpito ancora?
Restano 15 milioni di buoni motivi per esigere delle spiegazioni a riguardo.

1 – Deron Williams + Iman Shumpert

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Scommettiamo che vi starete chiedendo chi può aver fatto peggio di Thompson e Smith in queste Finals: semplice, il duo Deron Williams e Iman Shumpert. Ecocardiogramma piattissimo per il primo, mai in partita il secondo. D-Will pare non farcela più (purtroppo), Shumpert invece, dopo aver disputato dei buoni Playoffs e soprattutto delle buone Finals l’anno scorso, quest’anno semplicemente non scende in campo. Indecenti, deciderà il Re del loro futuro.

0 – Dahntay Jones

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Chiudiamo in bellezza con una chicca.
Danthay Jones protesta dalla panca in maniera veemente durante gara 4, nel trionfo dei Cavs. Risultato? Ennesimo fallo tecnico fischiatogli e multa che si somma alle altre prese durante i Playoffs. Totale da pagare? 9000 dollari. Stipendio per la stagione? 9127 dollari. A papà LeBron è toccato pagare per i primi 6000 dollari di multa, ma aveva detto che la cosa non si sarebbe ripetuta. Per gli ultimi 3000 ci pensano allora i tifosi dei Cavs, con una colletta che ha dell’incredibile.

 

  • di Marco Morandi & Elia Trevisan