Inside the Stats. Graham sale, Conley scende, Carter nella storia

Inside the Stats. Graham sale, Conley scende, Carter nella storia

L’astro nascente degli Hornets è già un serio candidato per il MIP. Record di Harden nelle triple e di Doncic per le stats. Vince Carter raggiunge le 1500 giocate (e non ha intenzione di fermarsi)

di Andrea Radi

Siamo ancora a Dicembre, ma nella Lega sembra già esserci un serio candidato al MIP. Quella che sembrava destinata ad essere una delle peggiori squadre della storia recente della Nba, si sta dimostrando invece una più che dignitosa formazione: stiamo parlando ovviamente degli Charlotte Hornets e del loro diamante grezzo, Devonte Graham.
Scelto al secondo giro (alla 34) del Draft 2018 dagli Atlanta Hakws, girato poi agli Hornets in cambio di due scelte. Dopo un rookie year nella media, quest’anno la guardia di Raleigh (North Carolina) ha visto i propri numeri lievitare.
In primis, il minutaggio, che Graham è riuscito a guadagnarsi diventando un vero e proprio pilastro della formazione di coach Borrego. Dai 4.7 punti a partita dello scorso anno, la point-guard di Charlotte sta viaggiando quest’anno a 20 di media, con 7.6 assist (a fronte dei 2.6 della scorsa stagione) e 3.7 rimbalzi (1.4 nel 2018/19). Fiducia è la parola chiave: tutto ciò di cui il ragazzo aveva bisogno per esplodere. Più fiducia=migliori tiri: se lo scorso anno Graham viaggiava con il 34.3% dal campo e il 28.1% da tre, quest’anno le statistiche si sono allineate con quelle che il giocatore aveva fatto registrare durante il suo ultimo anno di college a Kansas, con il 41.5% dal campo e il 42.9% da tre. La competizione sarà ardua, ma per il premio di Most Improved Player Graham ha già presentato la sua forte candidatura.

Per un giocatore che sale nelle statistiche, ce ne sono altri che scendono. Gli Utah Jazz sono una delle mezze delusioni della stagione sinora. Non tanto nei risultati, occupano comunque la sesta posizione ad Ovest, ma da loro in tanti si aspettavano molto di più, visto anche il mercato estivo “faraonico”. Quella che doveva essere la punta di diamante dei Jazz, è senza dubbio il più deludente fino a questo momento: Mike Conley.
L’ex Grizzlies sta viaggiano ai minimi in carriera in percentuale dal campo (36.9%), % da 2 (36.5%, prima volta in carriera sotto il 40%), % ai tiri liberi (sotto l’80%, cosa che non succedeva da 8 anni), rubate (0,7 a partita, lo scorso anno 1.3). Nostalgia del Tennessee? Forse, perché sarebbe altrimenti inspiegabile la trasformazione da uomo franchigia a Memphis a point-guard di riserva (insidiato da Mudiay) a Salt Lake City.

Odi et amo: nel bene o nel male, James Harden è uno dei giocatori più chiacchierati della Lega. Il suo stile di gioco è all’estremo, isolamenti su isolamenti, sicuramente non il più bello da vedere, per ora però sembra essere efficace: 39.3 punti di media e 17 vittorie per i Rockets, a 2 sole partite di distanza dal secondo posto dei Clippers. “Facile fare 50 punti tirando 20 tiri liberi a sera” Questa è una delle più frequenti critiche dei detrattori, riguardo l’alto numero di liberi assegnato ad Harden (sempre bravo comunque a guadagnarli): in questi due mesi di stagione il Barba ne ha segnati 301 su 341 tentati (88.3%). Volete un paragone? La scorso anno, in tutta la stagione, Steph Curry è arrivato a 287, tentati.
Nelle ultime uscite però Harden sta dimostrando di non essere free-throws dipendente: nelle ultime 3 partite ne ha tirati solo 19, segnando comunque 49.3 punti di media.
Non solo liberi, ma anche triple: nella sfida contro Cleveland Harden ne ha mandate a segno 10, diventando il quarto giocatore di sempre ad avere all’attivo più di una gara con almeno 10 triple a segno. Gli altri membri di questo prestigioso club sono Curry, Klay Thompson e JR Smith.

Luka Doncic sta spaccando la Nba. Tutti si aspettavano un impatto immediato del talento sloveno, ma in pochi potevano immaginarsi che già al secondo anno avrebbe guidato i Mavs al terzo posto ad Ovest con medie come 30.4 punti, 9.9 rimbalzi e 9.3 assist a partita. I paragoni ovviamente non si sprecano, alcuni anche troppo azzardati, ma le statistiche, che raramente mentono, lasciano intravedere spiragli di grandezza. In questa stagione infatti, Luka ha superato Sua Maestà MJ per numero di partite consecutive con almeno 20 punti, 5 assist e 5 rimbalzi*. La prova da 26-6-9 di Doncic contro i Pelicans è stata infatti la 19esima consecutiva per il talento di Dallas, mentre Jordan si era fermato a 18.

*le stats tengono contro soltanto dei numeri fatti registrare dalla fusione di NBA e ABA (1976), non tenendo conto, ad esempio, di Oscar Robertson

Milestones: Vince Carter è diventato il 5° giocatore di sempre a raggiungere le 1500 partite giocate. Insieme a lui Stockton (1504), che Carter supererà a breve, Nowitzki (1522), Kareem Abdul-Jabbar (1560) e il quasi inarrivabile Robert Parish (1611).
Con le 4 palle rubate contro i Nuggets, Chris Paul è diventato l’8° giocatore all-time in questa speciale classifica, superando Olajuwon con 2163 rubate.
Parlando di Nuggets, proprio nella sfida contro i Portland Trailblazers, Nikola Jokic ha superato Carmelo Anthony nella classifica di assist della franchigia. Il serbo è attualmente 10° con 1731 assist.

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