Inside the Stats, i migliori numeri del primo mese di NBA

Dai talenti di casa Raptos ai bipolari Rockets, dalle triple doppie di Russ ai migliori rookie e le rinascite in nuove maglie

di Andrea Radi

“Chi c***o vorrebbe guardare un grafico durante una conversazione sul basket?” Questo il pensiero che Kevin Durant ha espresso lo scorso 15 Ottobre in un tweet. Se state leggendo questo articolo, è molto probabile che anche voi siate tra quelli che a questo genere di domanda alzerebbero fieri la mano e risponderebbero con un sonoro “IO”.
Le statistiche sono ormai parte integrante dello sport, in particolare quello USA, da questo punto di vista avanti anni luce rispetto al resto del mondo, e, volenti o nolenti, tutti dobbiamo puntare un occhio ai vari valori in termini numerici di giocatori e squadre in campo

RAPTORS, TITOLO E POI?

I Toronto Raptors hanno assolutamente scioccato il mondo cestistico lo scorso anno, quando contro ogni pronostico hanno superato Golden State in finale, trascinati da un sontuoso Kawhi Leonard, vincendo così il primo titolo della loro storia. Ora però in Canada Leonard non c’è più, e per essere competitivi, come lo status di campioni uscenti richiede, i Raptors dovranno puntare sui talenti “di casa”. Sembrano averlo capito più di tutti i beniamini dei tifosi canadesi Pascal Siakam e Fred VanVleet, che in questo inizio di stagione hanno innalzato il proprio rendimento in maniera inequivocabile. Dopo l’exploit degli scorsi Playoff, dove si è dimostrato un secondo violino perfetto alle spalle di Kawhi, Siakam ha inizato la stagione con la voglia di far bene davvero: dopo aver vinto il MIP la scorsa stagione, passando da 7,3 a 16,9 punti a partita, ad oggi il camerunense viaggia a 27,2 punti, 9,2 rimbalzi e 3,8 assist, massimi in carriera. Un notevole passo avanti in una sola stagione: che sia l’occasione buona per vedere il primo back-to-back della storia nel premo per il Most Improved Player?

Discorso simile anche per VanVleet, diventato ormai pedina fondamentale nello scacchiere dei Raptors. Molto più responsabilizzato dopo il finale di stagione dello scorso anno, l’ex Wichita State ha risposto presente, passando dagli 11 punti  e 4,8 assist dello scorso anno ai 17,1 e 7,6 di questa stagione.

“QUESTA E’ PAZZIA!” “PAZZIA? QUESTA E’ HOUSTON!”

Quaranta a quattro il quarto, in fila per se.. no, fermi, mi sono perso. No, non parliamo di Zecchino d’oro, ma dei numeri: 40-4 è il divario più ampio della storia Nba nel primo quarto, l’anno era il 1987 e la squadra erano i Lakers dello showtime (e chi sennò?) contro i Sacramento Kings. Perché ne parliamo? Perché gli Houston Rockets non sono riusciti ad eguagliare i Kings, ma ci sono andati vicino. Nella gara di domenica 3 Novembre all’America Airlines Arena, i Miami Heat hanno chiuso la prima frazione in vantaggio sul Barba, Russ e compagni 46-14; 32 punti di scarto, non male per iniziare la partita, terminata poi ovviamente con la vittoria degli Heat per 129-100.

Ma i Rockets, si sa, sono la squadra degli estremi, sia in positivo che in negativo: estrema run&gun, estrema shoot selection, da tre o nel pitturato, la media non esiste, correre, correre, correre, e a metà campo pick&roll, pick&roll, pick&roll. Sarà per questo che sono i protagonisti di un’altra folle partita di questo avvio di stagione: il 30 Ottobre a Washington, la sfida tra Rockets e Wizards è terminata 159-158, senza overtime, con 59 punti di Harden da una parte e 46 di Beal dall’altra. Sarà certamente un record, no? No, neanche vicino. I 317 punti segnati valgono infatti soltanto il 9° posto nella classifica all-time, guidata dai 370 di un Denver Nuggets-Detroit Pistons del Dicembre 1983, terminato, dopo 3 overtime, 186-184. Anche tra le partite terminate senza supplementari, la partita del 30 Ottobre si posiziona soltanto 3°, alle spalle ancora dei Nuggets (ci si divertiva parecchio a Denver in quegli anni), prima contro gli Warriors nel 1990 (162-158) e poi contro gli Spurs nel 1984 (163-155).

THE BIG O… WE ARE COMING

Contro gli Wizards Russel Westbrook ha siglato una tripla doppia, non la prima della stagione: nella vittoria contro i Pelicans alla seconda uscita in maglia Rockets, i 28 punti, 10 rimbalzi e 13 assist sono valsi a Russ la 139esima tripla doppia in carriera con la quale ha superato Magic Johnson, scalando così in seconda posizione nella classifica all-time alle spalle di Oscar Robertson a quota 181, un traguardo non impossibile da raggiungere per Westrbook nei prossimi anni.

Più in piccolo, ma pur sempre da segnalare, Nikola Jokic, sicuramente il numero uno quando si parla di centri in tripla doppia: con i 23 punti, 14 rimbalzi e 12 assist nella vittoria dei suoi Nuggets contro i Suns, The Joker ha raggiunto la 29esima tripla doppia in carriera, superando così sua maestà Michal Jordan a quota 28.

NUOVE MAGLIE, VECCHIE (E NUOVE) STATS

Parliamo di debutti: è stata un’estate di free agency burrascosa, e tanti sono i volti nuovi nelle varie franchigie. Uno dei colpi più importanti è stato sicuramente il passaggio di Kyrie Irving ai Brooklyn Nets, e certamente l’ex Cleveland e Boston non si è fatto desiderare nelle prime uscite stagionali: con i 113 punti segnati nelle prime tre partite (37,6 di media) ha superato James Harden nella speciale classifica dei punti segnati nelle prime tre gare con una nuova maglia: il Barba infatti ne segnò “solo” 106 nel 2012 dopo il suo passaggio ai Rockets. Gli oltre 37 di media di Irving non bastano però per il primo posto, ancora saldamente nelle mani di Wilt Chamberlain, che nel 1965 segnò 120 punti in tre partite con la maglia di Phila.

Guardando più ai record “casalinghi”, il super avvio di stagione di Brandon Ingram non è passato inosservato neanche ai numeri: con i suoi 134 punti nelle prime 5 partite in maglia Pelicans, ha superato il record di franchigia di 120 detenuto da Jamal Mashburn.

Parlando di debuttanti, non si può prescindere da spendere una parole per i rookie: se il miglior candidato al ROY, dopo appena un mese, sembra essere la point-guard dei Grizzlies Ja Morant, che guida i rookie sia in punti segnati (17.8) che in assist (5.2), dal quale in realtà ci si aspettavano certi numeri, il freshman che sta scioccando la Lega è un altro: gioca a Miami, indossa il numero 25, e nessuno ha chiamato il suo nome la sera del Draft. Kendrick Nunn, esplosiva point-guard uscita da Oakland University dopo un passaggio ad Illinois, dopo essere andato undrafted ed aver trascorso una stagione ai Santa Cruz Warriors in G-Legue si è infatti guadagnato una chiamati ai piani alti da parte di Miami, e sta finalmente mostrando il suo valore: secondo per punti segnati (16.9) e quarto in assist (2,8) tra i rookie, ha fissato una nuova asticella per tutti gli undrafted: i suoi 112 punti nelle prime cinque partite in carriera (22,4 di media) sono il massimo di sempre per un giocatore non passato dal Draft.

IL CANTO DEL CIGNO? (SPERIAMO DI NO!)

Un’altro avvio di stagione sfortunato per Gordon Hayward, che nella sfida contro gli Spurs si è procurato una frattura alla mano sinistra che lo terrà per un po’ lontano dal parquet. E dire che l’ala dei Celtics aveva iniziato alla grande la stagione, siglando anche una statistica che da decenni non si vedeva in Nba: nella vittoria di Boston su Cleveland, Hayward ha infatti messo a segno 39 punti, conditi da 8 assist e 7 rimbalzi, con un perfetto 16/16 da due punti (1/ 4 da 3). Una prestazione simili è stata registrata dal solo Wilt Chamberlain nel lontano 1967, e nessuno ci era ancora riuscito dall’introduzione del tiro da tre punti: un record insolito se si prende in considerazione la strada che sta percorrendo il basket Nba negli ultimi anni, distaccandosi sempre di più dai tiri dalle media, stressando invece le conclusione dall’arco e nel pitturato.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy